La nostra Costituzione, entrata in vigore il 1° gennaio 1948, stabiliva all’art.12: “La bandiera della Repubblica è il Tricolore italiano: verde, bianco e rosso, a tre bande verticali di eguali dimensioni”.

L’inserimento in Costituzione di tali disposizione fu ritenuto opportuno da tutti in sede di Assemblea Costituente. Fu solo sollevata la questione se nel mezzo della banda centrale bianca dovesse porsi successivamente uno stemma. L’Onorevole Meucci Ruini, Presidente della Commissione che aveva redatto il progetto costituzionale, affermò: “La Commissione si pronuncia intanto pel tricolore puro e schietto, semplice e nudo, quale fu alle origini e lo invocò e lo baciò, cinquant’anni fa, il Carducci: e così deve essere la bandiera dell’Italia repubblicana”.
Infatti nel primo centenario del Tricolore, il 7gennaio 1897, fu commemorato proprio con un discorso a Reggio Emilia del grande poeta Giosuè Carducci, il quale si rivolse alla Bandiera con queste parole: “Sii benedetta! Benedetta nell’immacolata origine, benedetta nella via di prove e di sventure per cui immacolata ancora procedesti, benedetta nella battaglia e nella vittoria, ora e sempre nei secoli!”. Ed aggiunse: “quei colori parlarono alle anime generose e gentili, con le ispirazioni e gli effetti delle virtù onde la patria sta e si angusta: il bianco, la fede serena alle idee che fanno divina l’anima nella costanza dei savi; il verde, la perpetua rifioritura della speranza a frutto di bene della gioventù dei poeti; il rosso, la passione ed il sangue dei martiri e degli eroi!”.
Rinnoviamo vivamente questi sentimenti e queste espressioni del grande poeta, nei 150 anni dell’Unità d’Italia, sperando che mai niente turbi il rispetto e l’amore del nostro popolo per la sua bandiera nazionale tricolore!
Ed ora una piccola curiosità: si narra che una particolare tenerezza, segno della loro immensa bontà d’animo, i Veneti abbiano per i colombi e piccioni. Ebbene, in quegli anni di vigilia italiana, fiorì una varietà di quei graziosi pennuti, una “specialità” da far venire le traveggole ad un ornitologo ignaro di fauna politica.
Un giorno a Udine era un affollarsi di gente al mercato. Esiste un luogo più tranquillo? Perché, signori poliziotti austriaci, girate tra i banchi della frutta e verdura, del pollame, con quei ceffi ringrugniti? Temete forse che ravanelli rossi e bianchi adagiati sopra un verde strato di prezzemolo possano suscitare nella mente dei compratori il ricordo dello storico vessillo tricolore?
D’un tratto, alti clamori li fanno trasalire; tutti i nasi sono rivolti in aria, tutte le mani tese… che c’è? Forse è apparso in cielo un pallone aerostatico? Maledetti palloni! Si levarono a Milano durante le Cinque Giornate. Erano globi tricolori, e sventolavano queste scritte: Viva l’Italia! Viva Pio Nono.
Ci mancherebbe che ora a Udine si ripetesse lo scherzetto… Non sono globi, sono due piccioni. Né aquile e né condor, signori poliziotti, temete forse che piombino addosso e vi rapiscano come il grifagno uccello di Giove rapì Ganimede?
Hanno il petto bianco, un’ala rossa e l’altra verde, insomma sono di una strana, insolita razza, sono “tricolori”!. Chi li ha lanciati in volo? La speranza di tutti i cuori.
Per prendere i due piccioni quei poliziotti sudarono… due camicie, e sapete quante ore ci vollero prima che i due… “patrioti volanti” si rassegnarono a farsi catturare? “Tre ore”. Precisamente un’ora per colore. Beffa d’orario (a sorpresa) nella beffa del volo.