VANGELO (Mt 7,21-27)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Non chiunque mi dice: “Signore, Signore”, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli.

In quel giorno molti mi diranno: Signore, Signore, non abbiamo forse profetato nel tuo nome? E nel tuo nome non abbiamo forse scacciato demòni? E nel tuo nome non abbiamo forse compiuto molti prodigi? Ma allora io dichiarerò loro: “Non vi ho mai conosciuti. Allontanatevi da me, voi che operate l’iniquità!”.
Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, sarà simile a un uomo saggio, che ha costruito la sua casa sulla roccia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ma essa non cadde, perché era fondata sulla roccia.
Chiunque ascolta queste mie parole e non le mette in pratica, sarà simile a un uomo stolto, che ha costruito la sua casa sulla sabbia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa cadde e la sua rovina fu grande».

OMELIA:

Nel 1966 ( sì lo so: secoli fa), alle elementari avevo un maestro esigente, arcigno e severo. Ci dava bacchettate sulle mani ( oggi i genitori lo denuncerebbero, invece allora, pensate un po’ lo approvavano) e ci metteva in castigo dietro la lavagna.
Era restio a farci complimenti e ci caricava di compiti per il giorno dopo, compiti che poi controllava scrupolosamente ed inesorabilmente. Ricordo le ore pesantissime passate a fare infinite sequenze di lettere dell’alfabeto e poi i famosi “pensierini” che altro non erano se non le nostre prime espressioni in lingua tricolore. Calo un velo pietoso su quello che accadeva per altre materie.
Tutto veniva controllato e valutato dal suo sguardo implacabile su cui raramente si disegnava un sorriso di apprezzamento che ti appagava ed in cui spesso leggevamo solo inappellabili sentenze di condanna.
Se ho imparato a scrivere in Italiano corretto lo devo a lui e sempre a lui devo la correlazione sforzo/risultato e impegno/successo oggi sconosciuta ai più.
Federico ( questo è il suo nome) mi ha insegnato che bravi non si nasce ma ci si diventa e che se vuoi una cosa te la devi guadagnare col sudore della fronte. E questo vale per tutto: in famiglia, in affari, nello studio e anche in amore.
Lui ( ma poi ne sono venuti tanti altri in uniforme scout, in divisa militare ed in abito religioso) mi ha dato i valori necessari a costruire la mia persona, le cose che a tutt’oggi fondano la mia persona. Questi capitali morali e sociali ( direbbe il Professor Belardinelli altro grande docente di sociologia che ho avuto) fondano la persona ed il gruppo di persone. Sono semi che, se ben piantati si sviluppano nel futuro.
Sono le fondamenta di quella casa che di fronte alle intemperie della vita non crollerà. Perché una casa così è costruita sulla roccia.
Ci saranno fallimenti, delusioni, malattie, amarezze ed ingiustizie. Ma la casa della nostra personalità non crollerà.
I valori di Federico ( che quando anni dopo mi ha rivisto in divisa da ufficiale ha pianto di commozione) sono i valori del Vangelo. Tutte queste persone, a modo loro mi hanno insegnato ciò che gli apostoli di Cristo hanno compendiato nel Vangelo. Io all’epoca non lo sapevo perché non ero particolarmente credente e praticante e tutto questo l’ho scoperto e verificato dopo nella vita.
Adesso per molti che mi contesteranno ci saranno forse alcuni diranno che ho ragione. Chi tra i due ha torto? Distinguo ( bisogna vedere: riposta tipica Domenicana). E adesso mi spiego.
Vedete, il Vangelo non è come il calcio ( come giustamente Federico mi fece notare). Uno può essere obeso, paralitico, cardiopatico, storpio e sapere perfettamente come si gioca una partita e perché. Un mio grande amico e compagno di liceo forse non aveva molta dimestichezza col Greco ed il Latino ma sapeva a memoria tutte le formazioni delle squadre di calcio dal 1960 al 1980 (anno della nostra maturità). Perché il calcio è così: puoi sapere come si gioca e capirci senza praticarlo.
Il Vangelo no. Devi sapere come funziona e lo devi praticare. Perché solo così la tua personalità sarà costruita sulla roccia.
Allora, alla domanda chi ha torto e chi ha ragione, io vi dico: “Dipende da chi lo mette in pratica!”. Non ha senso andare a Messa, dire “Che bello, che bello!!!” (riferendosi alle letture o all’omelia del sacerdote). Questo lo puoi fare per il calcio, non per il Vangelo: per il calcio puoi tranquillamente dire “Che bella partita che hanno giocato” e non averla giocata neanche per un minuto. Per il Vangelo, invece, non puoi dire a Dio “ Che Santo che è quello!! Che santità, che carità” senza sentirti dire “ E Tu perché non fai lo stesso?”.
Per carità, siamo liberi di non scendere in campo e di fare quel che più ci aggrada ma penso che la cosa peggiore sia sentirsi dire un giorno “ Guarda, non so che dirti, non so come valutarti. Hai sempre giocato a modo tuo o per conto tuo.” Od ancora, quel che peggio “ Tu non hai mai giocato la partita della vita. Sei sempre stato in panchina”. Queste risposte saranno date a chi non ha costruito la sua casa sulla roccia.
Per averla, non bisogna disdegnare la medicina amara del cambiamento,la fatica della coerenza, il peso dell’impegno, lo sforzo della testimonianza. Una personalità costruita così resiste ad ogni crisi.
Voi direte: “Ma di maestri così non ce ne sono più!”. Prima di tutto non generalizzate perché le generalizzazioni sono sempre false. In secundis, a proposito di Maestro, quello Divino, cioè Gesù, dove lo mettiamo? Lui è sempre ad un Padre Nostro di distanza.
Se non sei roccia, ti ci fa diventare. Se lo vuoi. E lo devi chiedere con la preghiera.
Un grazie a Federico, il vecchio reduce di guerra che ( a me e a tanti altri) ha insegnato il senso del dovere e la lealtà. Le sue lacrime di gioia sono state uno dei più bei regali che ho ricevuto, quasi quanto lo stupore della suora che mi insegnava catechismo quando mi ha rivisto vestito da frate Domenicano. Non credeva mica che fossi Io.
Ricordandosi di me discolo, dispettoso polemico, riottoso, disobbediente e perennemente ritardatario ( insomma una vera peste), portandosi la mano alla bocca disse sconvolta tremando: “Davvero Dio può tutto!!!”
Ebbene sì. Può tutto: basta lasciarlo fare, però.
Buona Domenica.

NESSUN COMMENTO

LASCIA UN COMMENTO

sedici − sedici =