Intervento del Presidente del Gruppo Udc, Salvatore Negro, in occasione della cerimonia celebrativa per i 150 anni dell’Unità d’Italia,

“Festeggiare il 150° anniversario dell’Italia unita ci riempie di soddisfazione e gioia. Ma mai come in questo momento avvertiamo i rischi

di comportamenti che minacciano i valori che sono alla base dell’unità del nostro Paese. Movimenti secessionisti e accesi localismi minano l’identità e la cultura di un popolo che hanno radici assai più profonde nel tempo”. “Non possiamo permettere e non possiamo rassegnarci all’idea di un’Italia divisa in due, economicamente, politicamente e geograficamente. Non possiamo rassegnarci all’idea di un Sud considerato ancora come un peso per le regioni del Nord, un Sud parassita e non in grado di invertire la rotta.Abbiamo energie umane e risorse inespresse che ci invitano a sperare nell’esatto contrario. Abbandonarsi alla rassegnazione vuol dire consegnare il nostro Paese alla politica della separazione inaugurata e auspicata da partiti come la Lega, i cui unici interessi sono quelli economici di una piccola classe imprenditoriale del Nord”.

“Abbiamo dovuto assistere a forti resistenze politiche nella stessa maggioranza di Governo riguardo alla festa nazionale del 17 marzo e accettare i festeggiamenti della battaglia di Legnano del 29 maggio.E’ questo il sintomo di un Governo debole, sempre più ostaggio di una forza politica che poco ha a cuore le sorti dell’intero Paese. Un fatto che non è solo “folklore” come qualcuno vuol far credere, ma contiene in sé il germe della separazione. Lo dimostra anche quell’idea di federalismo che così come pensato servirà solo ad allargare il divario tra le regioni del Nord e quelle del Sud”. “Con questo federalismo municipale si è persa l’occasione per mettere in atto una buona riforma federalista, che è ancora possibile. La nostra sensazione, confortata da autorevoli pareri di economisti ed Istituti di statistica e ricerca, è che la riforma di marca leghista servirà solo a creare Comuni di seria A (quelli del Nord) e Comuni di serie B (quelli del Sud). Ad oggi non esistono tributi con base imponibile stabile e distribuita in modo tendenzialmente uniforme su tutto il territorio nazionale richiamati dalla legge delega per evitare che la flessibilità fiscale si traduca in un’eccessiva differenza di imposizione tra le varie Regioni.

L’IPRES, Istituto pugliese di ricerche economiche e Sociali, ha evidenziato che, con riferimento all’Irap, oltre la metà del gettito delle Regioni a Statuto Ordinario (circa il 51%) è concentrato in sole tre regioni e che il gettito dell’addizionale regionale all’IRPEF si concentra al Nord per il 62,8%, al Sud per il 18,9% ed al Centro per il 18,3 per cento”. “A tutto questo devono opporsi tutte le forze politiche responsabili del nostro Paese. Le celebrazioni del 17 marzo non sono la carta dorata di un involucro vuoto, ma devono racchiudere il senso della nostra storia e la consapevolezza della identità di un popolo”.

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