Zero punti in due partite casalinghe sono un dato che, amarezza a parte, dovrebbe sollecitare qualche riflessione anche perchè le rivali, sia pure lentamente, fanno passi in avanti. La partita.

Il Bologna, quantitativamente, non fa molto, ma fa ciò che più conta; cioè il gol che vale tre punti. Il Lecce si muove tantissimo, mette spesso alle corde i petroniani, ma non realizza la cosa più importante, cioè il gol. Ecco un pò di cronaca:
8°- Angolo da sinistra, Viviano esce a farfalle, rimedia Portanova sulla linea : è il primo consistente segnale dei buoni propositi dei giallorossi che però vanno a corrente alternata anche perchè in campo c’è anche il Bologna per niente intenzionato a stare a guardare. Vives distribuisce bene la palla trovando spesso i puntuali inserimenti di Tomovic sulla fascia; Olivera galoppa alla sua maniera anche se prevalentemente per linee orizzontali; Corvia si offre agli scambi brevi anche se deve ancora scaldare i piedi; dietro c’è poco da lavorare. Sembra che tutto proceda per il meglio. E Di Vaio, lo spauracchio, che fa? Vivacchia galleggiando sulla trequarti, svaria a destra e a sinistra in attesa di qualche palla giocabile resa ingiocabile dalla stretta marcatura cui lo sottopongono i controllori di turno.
Mutarelli, al 32°, innesca Di Vaio stoppato in area,la palla staziona lì dove quel peperino di Ramirez pesca l’angolo lontano;carambola sul palo e palla in rete: il Lecce è sotto! Provvidenziale Fabiano al 42° quando non abbocca ad una finta di Di Vaio c he volava lanciatissimo verso Rosati; il Lecce spinge, deve recuperare, ma deve tenere gli occhi aperti sulle ripartenze dei rossoblù; provvidenziale la traversa che respinge la saetta di Corvia; provvidenziale Rosati quando chiude su Ramirez presentatosi in area senza accompagnamento. Nei cinque minuti finali del primo tempo si concentrano le situazioni più clamorose. Sulla bomba di Corvia, rimbalzata sotto la traversa, pesa un macigno enorme: palla oltre la linea o al di qua? Le moviole chiariranno che la palla non supera interamente la linea come richiesto dalla regola.
Il Lecce rientra in campo furibondo nel senso che innesta il turbo sul motore della aggressività e della pressione, cosa che alimenta qualche cartellino giallo. Vives non è l’unico leone in campo e tuttavia il Bologna regge senza che Viviano venga impegnato severamente. Mesbah per Brivio e Chevanton per Jeda sono le mosse attuate da De Canio per sgretolare la difesa bolognese, ma il Bologna vacilla senza tuttavia crollare. L’assalto dei giallorossi non concede tregua; magari è condito con una spruzzata di imprecisione, ma infarcito di veemenza poco lucida.
Al minuto 27 Mesbah guadagna un calcio di punizione sulla riga corta d’area; batte Olivera, nasce la mischia con palla in rete, ma l’arbitro annulla cogliendo Vives a gamba tesa contro il volto di Viviano. Viviano è costretto ad abbandonare il campo lasciando la guardia dei pali a Lupatelli. La partita di Chevanton dura soltanto pochi minuti perchè Di Canio, resosi conto della inutilità dell’uruguaiano, lo sostituisce con Piatti e lo zittisce al primo accenno di polemica.
L’assalto prosegue, il Bologna non supera più la linea mediana, però Lupatelli si impegna quasi esclusivamente nelle rimesse da fondo campo. Stess o spartito nei cinque minuti di recupero, ma anche stesso risultato.
Al termine della partita i commenti dei tifosi sono abbastanza variegati; sentite questa:
Un buontempone, mica tanto burlone, forse per sdrammatizzare suggerisce di aumentare il numero dei santi protettori del Lecce : “ad Oronzo, Giusto e Fortunato occorrerebbe affiancare anche san Caracciolo e San Giaccherini a causa di ciò che, a beneficio del Lecce, hanno fatto nelle partite che li riguardavano” Per capirla meglio, il buontempone ha chiarito che andrebbero santificati per ciò che NON HANNO FATTO: sbagliare un calcio di rigore al 90° e divorare voracemente un paio di gol che sembravano già fatt

 

NESSUN COMMENTO

LASCIA UN COMMENTO

1 × cinque =