Bene la linea del Governo sulla Libia: il premier Berlusconi confermi l’attenzione allo sforzo diplomatico. Lo affermano 55 parlamentari del Pdl in una nota, primo firmatario il sottosegretario all’Interno, Alfredo Mantovano.

”La complessita’ di quanto accade in Libia da qualche settimana – spiegano i parlamentari – avrebbe dovuto far prevalere una ragionevole opzione diplomatica, accompagnata da un concreto intervento umanitario, promosso da tutti gli Stati europei. E’ quello che, da solo e senza incertezze, ha fatto il Governo italiano allorche’ ha allestito un campo di accoglienza al confine con la Tunisia e allorche’ ha inviato aiuti materiali a Bengasi: con cio’ l’Italia si e’ preso carico, nei fatti e non a parole, della sopravvivenza e della dignita’ di tanti esseri umani”. ”La risoluzione 1973 del Consiglio di sicurezza dell’Onu – proseguono gli esponenti del Pdl – ha segnato un approccio differente, al quale l’Italia e’ tenuta a dare esecuzione, pur se, in un’ottica di sostegno alle popolazioni civili, permangono perplessita’ sulla chiara identificazione degli obiettivi della missione militare, sui tempi e sui modi per perseguirli, sulla individuazione dell’unita’ di comando, sul rispetto dei limiti contenuti nella risoluzione medesima, sulle fughe in avanti di qualche partner troppo zelante”. ”L’approvazione in sede parlamentare da parte dei sottoscritti della linea del Governo – sottolineano i 55 – e’ frutto del sincero apprezzamento per il lavoro che l’Esecutivo sta svolgendo nella gestione della crisi nell’intera regione del Nord-Africa, e al tempo stesso dell’avvenuta ricezione nella risoluzione della maggioranza di larga parte delle preoccupazioni da noi espresse. Per questo – aggiungono – alla luce del voto parlamentare, confidiamo che, come piu’ volte e’ accaduto in un passato recente e meno recente, il nostro presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, e con lui il Governo, confermi l’attenzione allo sforzo diplomatico, e a punti per noi ineludibili, come l’eguale attenzione alla tutela dei diritti nell’intera area mediorientale, oggi calpestati, con costi umani pesanti, in Yemen, nel Barhein, in Siria, con particolare riferimento alla tutela delle comunita’ cristiane sopravviventi in tali Paesi, e il pericolo di deteriorare i rapporti col mondo arabo e con le comunita’ musulmane a seguito della missione”



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