“Il decreto legislativo sulle promozione delle energie rinnovabili ci obbliga ad alcune riflessioni e soprattutto ad una domanda: qual è la politica energetica dell’Italia?
Un Paese dovrebbe avere infatti un programma di medio e lungo periodo sulla politica energetica.

La Germania programma investimenti sulle rinnovabili dal 2020 al 2050. L’Italia invece che fa? Un provvedimento che vale fino al 31 maggio e annuncia per giugno un nuovo decreto della durata di un anno.
L’effetto è disinvestire sulle rinnovabili, mentre d’altro canto non si produce niente di concreto neanche sul fronte del nucleare, peraltro rifiutato dalla stragrande maggioranza delle Regioni italiane. Non si capisce in definitiva quale sia la politica energetica del governo. Se questo decreto infatti può avere un senso per i grandi impianti su suolo agricolo, dei quali noi stessi avevamo suggerito la riduzione, appare privo di significato per i capannoni, per le zone industriali e per i tetti.
Oggi la dipendenza dalle fonti straniere per l’Italia è dell’85%. L’orientamento del decreto sembra essere proprio quello di continuare ad investire sulla dipendenza dagli stranieri, peraltro anche nell’instabilità politica di quei territori.
In un Paese, come il nostro, nel quale l’aumento della benzina è straordinario è impensabile non investire nelle uniche risorse di cui disponiamo in abbondanza, cioè il sole e il vento. Nello schema di decreto però questo non c’è.
Ci aspettavamo almeno che fossero finanziate le rinnovabili sui tetti. Invece il governo si accorge solo adesso che gli incentivi per le zone agricole erano troppo alti, ma rischia con il suo provvedimento di penalizzare anche gli impianti sui tetti che sono un beneficio per i consumatori e per gli imprenditori perché annullano i costi della bolletta. Tutto ciò senza contare che in Puglia ormai si sta investendo sulla produzione di pale eoliche e sulla ricerca per le rinnovabili. Tutti investimenti inutili se non si interverrà per tempo con degli opportuni aggiustamenti a quanto previsto dal decreto”.

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