Il film-maker è una figura professionale  – anche un’attività amatoriale – apparsa in questi ultimi decenni in cui lo sviluppo tecnologico ha permesso la nascita di un cinema indipendente anche se povero

Corti e lungometraggi

Che differenza c’è tra cortometraggi e lungometraggi? Mi è stato chiesto l’altro giorno. E ho risposto banalmente: più o meno come tra un racconto e un romanzo. La domanda in seguito mi è servita per sviluppare una risposta che potesse mettere in luce ciò che è possibile fare più facilmente con un corto. Con un cortometraggio si può fare un film muto, voglio dire senza dialoghi. Io ci ho provato e ne ho fatti due, l’ultimo El tango es sueno muove i primi passi; il primo, Perdizione, è stato premiato in più festival ed è presente in alcuni siti internet italiani e stranieri. Probabile che tra i motivi che hanno convinto le giurie ci sia proprio questa  scelta precisa: esprimere la storia solo con le immagini.  Sarebbe improponibile  un lungometraggio senza nemmeno una battuta o una voce narrante.
Il corto permetterebbe dunque  di realizzare in pieno il linguaggio filmico? Bisognerebbe discutere sull’arte cinematografica, su che cosa è cinema, ma andrei oltre le intenzioni di questo breve scritto.
Se vogliamo gustare un film che racconti una storia soltanto con sequenze di immagini in movimento, e che affidi alla luce, alle inquadrature, al montaggio e al ritmo la possibilità di emozionare e far pensare, allora accostiamoci al cinema povero. A quei festival  oppure a quelle reti televisive che danno spazio e diffondono cortometraggi, e che sono l’alternativa alle sale cinematografiche. Può capitare più facilmente di vedere un film senza dialoghi. Oppure di esclamare, al termine della visione: Toh! era un film muto… Che significa che il film era ben fatto.
Sono pochi però i registi di corti che sfruttano questa possibilità e d’altra parte sono anche pochi gli argomenti che si prestano per la realizzazione di un film muto.
Con Perdizione  volevo realizzare un film sugli effetti che il tango argentino produce sulla personalità dei ballerini, quando diventa per esempio un’ idea fissa. Con il titolo “Perdizione” ho voluto giocare con i due differenti significati di questa parola, intesa comunemente in senso etico, ma che ha anche un significato materiale, semplice, come perdita  di oggetti, che possono essere dimenticati o rubati se le persone – come i due protagonisti del corto – sono distratti dalla loro mania e non si accorgono che…(www.arzanohumorciak.com/corti_2006 oppure cercare Perdition nella versione inglese  di questo sito: www.inkafilm.ru/view/?film ).
Molti che mi hanno scritto hanno dimostrato che avevano capito tutto, percepito il senso dei dettagli, il significato dei gesti e delle differenti espressioni dei protagonisti.
Ieri ho rivisto Film rosso di Kielcowski, lungometraggio, e adesso a pensarci mi sembra di aver visto un film quasi muto, nel senso che ricordo solo poche battute. C’era un dialogo, ma ridotto all’essenziale. Voglio dire che mi sono rimaste in testa più le inquadrature, la luce, l’intensità delle espressioni, i silenzi nei dialoghi che i dialoghi stessi.

Se si considera la lunghezza del film torna a pieno titolo il discorso sulla struttura, e ci si può richiamare a romanzi e racconti.
Queste sono le differenze in minuti: lungometraggi, cioè i film delle sale, un’ora e mezzo e oltre; medio metraggi, i telefilm, da mezz’ora a un’ora e un quarto; cortometraggi, dai 10 ai 20 minuti;  cortissimi,  massimo 5 minuti; oggi per via dei cellulari che si fanno strada nei festival si aggiunge la categoria dei supercorti, manciata di secondi.
Un lungometraggio, come un romanzo, ha una struttura, un certo numero di personaggi che producono eventi in relazione tra loro. La psicologia dei personaggi è approfondita per caratterizzarli, farne comprendere le motivazioni che li fanno agire, gli scopi che perseguono, quindi le loro scelte e i loro comportamenti. Intreccio, complessità di situazioni, personaggi significativi. Uno dei protagonisti di Film rosso è un giudice in pensione ( Jean-Louis Trintignant ). Coi ripensamenti sul suo operato, coi suoi drammi personali, con le manie del suo quotidiano non può essere che un giudice.
Per un lungometraggio occorrono capacità di analisi, di individuazione di comportamenti minimi e di piccoli fatti necessari a costruire una personalità. Capacità di elaborare una storia, svilupparla, creare collegamenti,  risolverla in modo convincente.
Per un cortometraggio invece occorre capacità di sintesi. L’idea che si vuole esprimere deve essere perseguita senza cedimenti, niente spazio a ciò che non serve al particolare scopo che si vuole raggiungere. Poche cose funzionali alla storia e al finale. Pochi, ma forti, gli elementi per disegnare i personaggi: rasentare anche l’iperbole purché appaia convincente.

Per avere un’idea completa delle differenze tra lunghi e corti forse è necessario individuare i differenti effetti che producono. Proprio dopo aver considerato le differenze nella elaborazione della storia non si può fare a meno dal prendere in esame la risposta del pubblico.
Certamente decenni di lungometraggi nelle sale cinematografiche, che hanno tenuto ancorati alla  sedia gli spettatori per cento minuti, hanno creato l’ abitudine alle  storie complesse, agli intrecci che intrappolano un certo numero di personaggi, ma è pure vero che lo spettatore vuole lasciarsi rapire da una storia che duri un certo tempo. Perché si ha bisogno di  evadere dal quotidiano e di creare una pausa significativa nella propria giornata. Una pausa appunto di un paio di ore almeno e non di venti minuti.
Comunque come ci sono lettori che traggono  maggior piacere dal leggere una storia breve, così può darsi che tra qualche anno una porzione di spettatori  sempre più ampia  avrà gusto per i corti. Specialmente se, come già accade in alcuni Paesi, si crea l’abitudine affiancando un corto  al lungometraggio proiettato nel cinema.