Il Comitato cittadino aveva già segnalato, al Comune di Lecce, l’ inapplicabilità del provvedimento di alienazione sulla scuola di Piazza Partigiani lo scorso dicembre con una serie di motivazioni che non sono state vagliate dalla stessa Amministrazione. La mancata risposta ha motivato il Comitato a procedere in un ricorso presso il Tribunale Amministrativo Regionale

Cinque i punti fondamentali che escluderebbero l’immobile dal triennale Piano delle Alienazioni sottoscritto dall’assessore al Bilancio Attilio Monosi lo scorso dicembre. Perché un bene sia considerato alienabile, infatti, deve esserne accertata la non strumentalizzazione all’esercizio delle proprie funzioni, mentre la scuola materna è in pieno esercizio delle proprie funzioni. Non c’è stato nessun parere tecnico, né quantificazione valoriale dell’immobile per cui c’è stata, secondo l’avvocato De Giorgi e l’ingegnere Flaminio, una scelta arbitraria. Non c’è stato alla base della decisione comunale, uno studio sull’intero territorio leccese per stabilirne gli immobili alienabili, violando il procedimento previsto per il Piano.

Il cambio di destinazione d’uso dell’immobile e le successive modifiche, violano una legge regionale per l’incremento volumetrico, vale a dire che bisogna accertarsi se in quella zona è possibile edificare oltre la misura esistente che il Comune, con il nuovo progetto ha sforato di oltre il 100%. Altra violazione con la chiusura della scuola materna a beneficio di un’area commerciale e parcheggi sotterranei, sarebbe legata agli standard urbanistici che prevedono la scuola materna distante non oltre 300 metri dalle abitazioni di cui essa è al servizio. In attesa del giudizio del Tar i cittadini di Piazza Partigiani costituitisi in Comitato, continuano a lottare per un bene di pubblico utilizzo e che rappresenta la storia del quartiere e delle generazioni che sono cresciute in quella scuola. Nell’ultimo incontro di ieri sera, il Comitato ha sottolineato l’inesistenza di strumentalizzazione politica per il polverone che i cittadini stanno sollevando, consci dei loro diritti.

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