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Sabato 19 marzo alle 16:30, nella giornata conclusiva del Festival della Cultura, si è tenuta la presentazione di una raccolta di poesie di amore dal titolo “Io e te. E mentre il mondo va al domani io penso al nostro ieri”, di Onjr, (edito da Sunflower).

L’evento, presentato da Pompea Vergaro, che ha conversato con l’autore, si è svolto seguendo un excursus poetico che ha portato a decantare poesie più o meno conosciute di poeti del calibro di Cesare Viviani, Wislawa Szymborska, John Keats, Alda Merini e Gibran.
Un percorso avente lo scopo di sottolineare la natura della poesia: indefinita, leggera, colorata, così antica da essere nata insieme all’uomo, secondo Viviani; materialmente inutile, ma così importante da rappresentare un appiglio di salvezza per la Szymborska. Potrebbe forse nascondersi un poeta in ogni uomo, ma solo pochi riescono a rispondere in modo così melodico e incantevole, così fluttuante e delizioso all’urgenza comunicativa, tanto da fare con il loro silenzio “ben più rumore di una dorata cupola di stelle”, come ci ricorda Alda Merini. Un’inutilità indispensabile quella della poesia, soprattutto nel momento in cui si mescola al sentimento che domina l’uomo: l’amore.

La raccolta poetica di Onjr ci racconta di un amore sognato, di un amore forte e passionale, di un amore desiderato, agognato, di un amore alle volte raggiunto, ma non completamente, di un amore non corrisposto, e anche di un amore finito, dietro il quale si nasconde l’ombra indomabile dell’ostinazione.

Un linguaggio semplice ma suggestivo quello che si trova nelle poesie che rappresentano la fase euforica dell’amore, quella dell’innamoramento: nel cuore c’è solo la speranza che arrivi l’ora di poter vivere di quel sentimento. Segue la fase del trionfo, il momento in cui, nonostante dietro l’angolo vi sia la paura di perdere tutto ciò che si è tanto desiderato, la natura brulica di fiumi e ruscelli e si pensa di vivere “su una stella”. “Il vero amore”, dice Onjr, “è per sempre”, ma sicuramente non lo è la felicità, poiché spesso la paura dell’abbandono si materializza e non lascia vie d’uscita. È questa la terza fase della raccolta poetica di Onjr, la felicità lascia spazio alla sofferenza, al cupo dolore, alla solitudine.

Un continuo balenarsi di stati d’animo, in cui chiunque, anche il lettore più razionale, si riconoscerà e ritroverà alcune delle sue emozioni e sensazioni, attuali o forse passate, ancora vive, o ormai quasi dimenticate. Un inno all’amore, in ogni sua sfaccettatura, racchiusa dietro a parole “senza orpelli”, come ribadito dalla giornalista, Pompea Vergaro.

 

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