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E’ stata inaugurata Domenica 13 Marzo 2011 presso la Fondazione Palmieri la mostra dedicata ai lavori di Alberto Gennari, giovane e indiscusso talento dell’ illustrazione italiana, nato a Lecce nel 1968.

Nota è la collaborazione tra Alberto Gennari e il Museo dell’Ambiente dove, in qualità di tecnico museale, Gennari si occupa della realizzazione di allestimenti e illustrazioni destinate spesso alle più importanti riviste di divulgazione scientifica del paese.
Il catalogo della precedente mostra “Colori e forme della natura tra preistoria e presente” offre alcune tra le più spettacolari raffigurazioni e ricostruzioni di ambienti preistorici mai realizzate: la critica ha definito in maniera entusiasta lo stile di Alberto Gennari “iperrealismo critico”.
Convive in Gennari il sapiente utilizzo della tecnica finemente diluito alla volontà di spingere il fruitore della sua arte a soffermarsi sui dettagli e cogliere il connubio perfetto e profondo tra arte e scienza che regala la sua opera.
Avido lettore di Doyle e del suo Mondo Perduto non ho potuto fare a meno di restare a bocca aperta davanti ad alcune ricostruzioni di animali preistorici esposti durante la precedente mostra, sorprendente è il dettaglio di queste illustrazioni. Richiede grande immaginazione e competenza il lavoro di Gennari.
La Fondazione che già aveva avuto modo di organizzare nell’Ottobre del 2010 l’esposizione di alcune opere di Gennari dedicate al mondo della preistoria, ospita per la seconda volta alcuni lavori dell’artista salentino.

In questa seconda esposizione dal titolo: “La magia del segno e del colore, nell’arte dell’illustrazione” l’attenzione si sposta sulla produzione che va dal 1986 al 2010 e che comprende tavole originali, illustrazioni per libri, disegni per cartoon e vignette satiriche.
Colpisce subito la grande versatilità dell’autore: sia che si tratti di una tavola a fumetti, un’illustrazione o un semplice schizzo preparatorio è chiaro che ci si trova innanzi ad un artista di altissimo livello. Nonostante Alberto abbia da tempo abbandonato il mondo dei comics, dedicando la pressoché totalità del suo  tempo alla divulgazione scientifica è evidente il filo conduttore che si dirama attraverso il suo intero percorso artistico: iperrealismo, competenza straordinaria nell’ utilizzo delle diverse tecniche, tratto elegante, riconoscibile.
E’possibile visionare la mostra dedicata a Gennari fino al 20 Marzo, tutti i giorni, dalle ore 10-12 / 17-20. L’ingresso è gratuito.

Abbiamo scambiato qualche parola con Albero Gennari ponendogli qualche domanda utile a conoscere meglio il suo lavoro:

Raccontaci i tuoi inizi: come e quando hai capito di voler fare davvero questo lavoro?

In realtà non c’è stato un vero e proprio momento in cui ho deciso di disegnare fumetti. E’ stata una naturale evoluzione di un percorso. Ho iniziato molto presto a disegnare, e in questo è stato molto importante l’esempio che avevo in casa: mia madre, Clara,  pittrice ed insegnante di educazione artistica, e mio padre Marcello, scultore, un “poeta” della scultura in pietra leccese. A questo si è unita la mia innata curiosità verso il mondo naturale ed il  bisogno di rappresentarlo graficamente. Inventavo delle scene, delle storie, interi mondi. Mi faceva sentire libero.

Quali sono i modelli cui si è ispirato Alberto Gennari sin dal primo momento in cui ha poggiato, su un foglio bianco, la punta di una matita?

Dato il mio interesse per la rappresentazione della realtà, mi piacevano molto gli artisti realisti ed iperrealisti. Dalla nostra tradizione artistica del passato, un genio su tutti: Caravaggio. Tra i maestri moderni, ci sono sia illustratori scientifici (John Gurche) che artisti prestati al fumetto (perchè artisti sono, secondo me, e con la “A” maiuscola): Frazetta, VIlla, Segrelles, Castellini, Bolland, Huges. Anzi, penso che ormai, se vogliamo trovare veri artisti, che conoscano l’anatomia, che padroneggino le regole dell’inquadratura e del colore, dobbiamo cercarli proprio tra i grandi maestri del fumetto. Uno dei giovani artisti che mi ha molto impressionato, è stato il bonelliano Andrea Venturi, con il suo incredibile “L’uomo che visse due volte” della serie “Dylan Dog”: ricordo che guardavo e riguardavo le sue splendide tavole, ipnotizzato dalla “forza” di quelle prospettive e di quell’ inchiostratura

Quanto è stata importante l’esperienza lavorativa presso la Bonelli per la tua carriera?

Bonelli è un traguardo, per chiunque disegni fumetti in italia. E’ una casa editrice che ti fa sentire parte di una grande squadra, quasi di un’elite. Basti pensare ai nomi che disegnano o che hanno disegnato per Bonelli…c’è tutto il meglio del meglio, da Toppi a Magnus, contando anche dei “fuoriclasse” stranieri. Ma la cosa bella è che c’è comunque un grande rispetto, tanto per i grandi quanto per i “piccoli” (ed in questi ultimi mi considero io), che trovano sempre spazi per svolgere al meglio il proprio lavoro. Purtroppo è stato anche l’ultimo editore di fumetti per cui ho lavorato, perché poi sospesi la mia attività di fumettista per dedicarmi all’illustrazione scientifica…che è tutt’ora la mia attività.

Se dovessi scegliere un solo campo in cui ti applichi, o in cui ancora non ti sei applicato, per dedicartici per il resto della tua carriera, quale indicheresti?

Dal momento che non riesco ad immaginarmi in altre vesti se non quelle di illustratore , penso che non ci sia un lavoro creativo che sia “per sempre”… O, proprio la creatività, viene ad esaurirsi. La cosa migliore è mettersi sempre in gioco, non fossilizzarsi mai. Dopo nove anni di fumetti, ho cambiato settore e sono diventato disegnatore di soggetti scientifico-naturali: mi piace, mi sento un paleontologo mancato… Ma ogni tanto un libro da illustrare, o una breve storia a fumetti, sarebbe salutare per dare sempre entusiasmo fresco al proprio lavoro.


Quale consiglio puoi dare a un ragazzo che vuole intraprendere una carriera da fumettista o nel mondo dell’illustrazione?

Dipende da dove è nato. Purtroppo, devo dire che qui al Sud (io sono leccese e vivo a Lecce) non ci sono case editrici importanti come Bonelli o Mondadori, ma non c’è neppure un mercato editoriale vivo come al Nord e più ancora in Francia o Inghilterra o Spagna. La “mecca” per questa attività, in Italia, era ed è ancora Milano. Bisogna avere il coraggio di mollare gli ormeggi e partire. Oppure (e questa è la scelta che ho fatto io) accettare di restare qui e lottare, affidando a internet i propri contatti di lavoro. Qui ci sono dei piccoli editori in crescita: la cosa mi fa molto piacere, perché testimonia che qui in Puglia, e nel Salento in particolare, ci stiamo svegliando. Più editori ci sono, meglio è. Certo, non si fanno i soldoni, gli stessi editori ti chiedono di sacrificarti, e la distribuzione delle pubblicazioni non è molto ampia e capillare…Ma la nostra terra ha bisogno di un pò di sacrifici, penso che ognuno di noi dovrebbe investire un po’ di più per far crescere la qualità del lavoro, proprio qui, nelle nostre zone: sono stanco di sentirmi sempre dire che siamo arretrati, che non abbiamo niente, che campiamo di assistenzialismo statale. Abbiamo i talenti, abbiamo le energie, ci manca solo la fiducia (e la voglia) di investire nel nostro futuro. Comunque, il consiglio pratico che posso dare é: creare una buona selezione di lavori, fare delle tavole di prova cartacee ed andare nelle fiere editoriali (Bologna, Lucca, ecc.): spesso il contatto personale, e l’esame di elaborati originali su carta, vale di più che una mail con degli allegati, o un CD dato di sfuggita, o un link del proprio sito web. Internet bisogna usarlo poi per tenere i contatti, o in tutti quei casi in cui spostarsi sia impossibile.


A cosa stai lavorando attualmente?

Sono al lavoro su pubblicazioni scientifiche (atlanti di meduse e di altre specie animali e vegetali marine), per l’Università del Salento e per enti scientifici esteri; e, di fondo, c’è il mio lavoro di allestimento di un museo di storia naturale, interno all’università del Salento (il “Museo dell’Ambiente”, presso “Ecotekne”) dove realizzo dipinti con faune e flore preistoriche, sculture e modelli in scala di animali antichi, e collaboro al restauro di fossili, all’allestimento di diorami, ed alla realizzazione di calchi di reperti.
Ho finito alcuni mesi fa di illustrare due libri per Manni Editore (ecco, appunto, i “piccoli” editori locali…): “Phantomas” e “I predoni del deserto”, con testi rispettivamente di Giuseppe Fiori e di Ermanno Detti. E poi… c’è in “cottura” un mio libro, testi e disegni miei, che se Dio vuole, potrebbe uscire nei prossimi mesi. Sempre per un “piccolo” editore salentino. E altri progetti, più in là da venire.

L’intera redazione di Corriere Salentino ti ringrazia per il tempo concessoci.

 

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