In un precedente articolo ho già parlato di zia Clementina, la zia della mia bisnonna, che all’età di sette anni fu promessa in sposa ad un uomo molto più grande di lei. Giunta in età da marito, per ciò che all’epoca si intendeva come tale, quando mancavano ancora due mesi esatti

al compimento del suo sedicesimo anno di età, convolò a nozze col promesso sposo, il 10 agosto 1863, e simultaneamente si trovò costretta a seguire il marito a Foggia, città dove questi risiedeva. Il matrimonio sembra che fu felice, allietato da un alto numero di figli e figlie. Nonostante la notevole distanza, per l’epoca, fra Foggia e Lecce, zia Clementina si recava comunque molto spesso nella città natia, per andare trovare i genitori o per villeggiatura, portando con se i figli che, nel frattempo, crescevano. Fra questi c’era una ragazza di nome Adele, molto educata e di buone maniere, così come doveva essere una fanciulla per bene a quei tempi. Il suo probabile avvenire sarebbe stato, sicuramente, quello comune a tante donne del suo ceto: diventare moglie di un ricco possidente terriero o di un ufficiale, sfornandogli un numero imprecisato di eredi. Ma il destino aveva in serbo qualcosa di diverso per lei, un qualcosa che nessuno in famiglia si sarebbe mai aspettato …
Durante una delle tante visite a Lecce, nella casa dei nonni materni, una mattina di estate Adele si vestì di tutto punto e, recatasi nelle scuderie del palazzo, chiese al cocchiere di attaccare i cavalli alla carrozza perché aveva intenzione di fare una passeggiata in città. Il buon uomo, ligio al suo dovere e pronto ad assecondare i desideri dei suoi signori, provvide subito a fare quanto gli era stato ordinato e, dopo pochi minuti, ecco Adele in carrozza per le vie di Lecce. Ad un tratto la ragazza chiese al cocchiere di accompagnarla al convento delle monache Benedettine di clausura, poiché desiderava parlare con la priora. Nulla di starno per l’uomo, ormai abituato ad assecondare ogni desiderio di signori, signore e signorini. Giunti nel piazzale antistante il convento, Adele scese dalla vettura e, rivoltasi al cocchiere, lo pregò di portare i suoi più cari saluti alla madre, al padre, ai nonni ed a tutti i fratelli, sorelle, zii e cugini, dal momento che non li avrebbe mai più rivisti. Detto questo, girò i tacchi in direzione del convento e ne varcò il portone, dando addio per sempre alle frivolezze della vita mondana. Al pover’uomo non restò altro da fare se non l’ingrato compito di ritornare a casa e riferire l’accaduto. Nessuno in famiglia ha mai saputo il movente di tale decisione, un amore contrastato, forse? Oppure una promessa di matrimonio non gradita? O, magari, si trattò di una vera genuina vocazione istantanea? Il segreto di tale scelta riposa nella tomba di Adele, insieme al suo corpo.

Cosimo Enrico Marseglia

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