Sono 18 Milioni in tutta Italia, 41.000 nella sola Provincia di Lecce: sono i “nuovi poveri”, persone che vivono al limite della sopravvivenza. A “Fatti e opinioni” esperti consulenti regionali sul welfare pugliese, l’assessore alle politiche sociali della Provincia di Lecce Filomena D’Antini e l’onorevole Teresa

Bellanova si chiedono come uscirne

Un taglio senza precedenti, una sottrazione di risorse che proprio non si riesce a spiegare quella operata sulle politiche sociali dal 2008 al 2013. Si parla di una riduzione del 75% del Fondo nazionale per le politiche sociali. In termini numerici da 2 miliardi e mezzo di euro nel 2008 si passa a 271 milioni nel 2011, il denaro sufficiente alla realizzazione della S. s 275. Tagliare sulle politiche sociali significa vanificare gli investimenti posti in essere attraverso la programmazione sociale per ambiti negli ultimi anni, significa togliere respiro alle famiglie bisognose, donne sole con figli minori, anziani, disabili. Il Fondo per la non autosufficienza, poi, è stato totalmente azzerato. Comuni e Regioni si chiedono come faranno a dare le risposte ai cittadini che sempre più numerosi bussano alle porte delle amministrazioni per chiedere aiuto. 
È colpa della crisi economica globale o di precise scelte del Governo nazionale? È questo il quesito di fondo che alimentava la discussione di ieri nella trasmissione di Mondoradio.
Sicuramente gli effetti della crisi economica si fanno sentire con maggiore intensità nel Meridione e questo è un dato ormai acquisito, ma che fossero così tanti e così diverse le povertà nella nostra Regione proprio non lo si immaginava. Al banco delle opere di carità non ci sono i soliti volti disperati degli immigrati, ci sono persone che fino a poco tempo fa erano benestanti, che però hanno perso il lavoro, anche a causa della crisi del Tac che ha duramente colpito il Salento, che non hanno potuto pagare il mutuo della casa, che a causa di un divorzio o di un lutto sono scivolati via via verso il disagio; sono l’ormai “vecchio” ceto medio. Il mutuo, oggi, come ricordava Serenella Pascali, consulente per la programmazione sociale regionale, serve non più a finanziare beni durevoli (casa, auto, elettrodomestici, arredamento, etc…) ma per far fronte alle spese quotidiane. Claudio Natale, che ha monitorato i Piani di zona in Puglia per l’area povertà ha presentato alcuni dati sulle misure di contrasto alle povertà: 132 milioni di euro (il 12% della spesa sui servizi sociali) solo per questa voce, 17 milioni per la sola Provincia di Lecce, di cui il 62% sono contributi economici diretti, di tipo monetario, insomma. Ciò che servirebbe, invece, sono borse lavoro, tirocini formativi, che pure la Provincia, come fa sapere l’assessore D’Antini ha adottato, programmando 5 milioni di euro per l’inclusione socio-lavorativa e il microcredito. Per uscire dalla spirale che porta alla povertà bisognerebbe, insomma, superare la logica assistenzialistica e preferire la responsabilizzazione delle persone, il loro accompagnamento verso l’uscita dalla situazione di svantaggio. Ma i piani di zona riusciranno a superare l’impatto negativo dei tagli operati sul Fondo nazionale delle politiche sociali? È questa la domanda che Luigi Russo ha rivolto alla politica, all’onorevole Bellanova per la sinistra come all’Assessore D’Antini per la destra. Secondo la prima il Governo costruisce un modello di società in cui chi è in difficoltà non troverà nessuna risposta, giacché si dice che non si metteranno le mani nelle tasche degli italiani ma costringe i Comuni a farlo, se vogliono rispondere ai bisogni dei “loro” cittadini. La seconda, invece, molto più ottimista, spera che la collaborazione tra Enti, istituzionali e caritatevoli possa superare il drastico taglio. Forse l’ottimismo è dettato dal fatto che l’ambito di Lecce, come ricorda la Dott.ssa Pascali, può contare su un salvadanaio di 4 milioni di euro, accumulato “grazie” alla cattiva gestione della programmazione del suo Ambito nella scorsa triennalità.
Ma torniamo alla questione che ci siamo posti all’inizio: si poteva tagliare da qualche altra parte? “certamente – si affretta a dichiarare Serenella Pascali – si tratta di precise scelte politiche che preferiscono correre agli armamenti e continuare una lotta che produce solo morte, anziché curarsi dei bisogni dei cittadini”. Fatti e opinioni, poi, ha fatto sentire in diretta la voce della sofferenza, di una famiglia costretta a vivere (in 5 persone) con una pensione di invalidità di 250 euro e di un cassintegrato Adelchi che non smette di lottare perché i suoi diritti non vengano cancellati e non si piega, come molti suoi colleghi, al ricatto del lavoro nero; persone con un’estrema dignità, nonostante l’altrettanto estrema povertà. Ma la trasmissione si è conclusa con una buona notizia: il 5 Marzo sarà la giornata alimentare promossa dal “Banco delle opere di carità”. Don Lucio Ciardo, il presidente del Banco, ha spiegato in cosa consiste: 4000 volontari raccoglieranno generi alimentari non deperibili all’uscita dei maggiori (e minori) supermercati del Salento che saranno poi distribuiti alla gente grazie ai 324 Enti caritatevoli (mense per i poveri, case di accoglienza, centri di recupero, comunità, caritas parrocchiali, gruppi di volontariato vincenziano). Il volontariato, ancora una volta, supplisce e lo fa egregiamente, alle carenze della politica.

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