Ultimo appuntamento con la mostra Carlo Cego, questo è il mio paese. Terminerà domani, domenica 27 marzo 2011, presso la chiesa di San Francesco della Scarpa a Lecce,  l’evento che ha visto protagoniste le tele di Carlo Cego, pittore di origini venete, milanese d’adozione, che dal 1980 fino alla sua

scomparsa, ha vissuto a lungo a Otranto e, alla cui luce e umanità, si è profondamente legato.
La mostra è stata la seconda tappa di un percorso espositivo, partito nel mese di settembre da Otranto, promosso e organizzato dall’Assessorato alla Cultura della Provincia di Lecce e dal Museo Provinciale Sigismondo Castromediano. Si tratta di un’ampia retrospettiva, curata da Michele Afferri storico dell’arte, Marinilde Giannandrea storica dell’arte e giornalista e Paola Iacucci, architetto e moglie dell’artista.
Il catalogo dell’esposizione è stato curato da Michele Afferri e Marinilde Giannandrea con i contributi critici di Antonio Cassiano, Direttore del Museo Provinciale Sigismondo Castromediano, Francesco Moschini, Docente di Storia dell’Architettura e di Storia dell’Arte presso il Politecnico di Bari, membro dell’Accademia Nazionale di San Luca e Marina Pizzarelli, critica e storica dell’arte. Nel volume è presente una ricca serie di testimonianze di personalità e amici che si sono legati a Carlo Cego durante i suoi lunghi soggiorni salentini e una serie di fotografie realizzate da Caterina Gerardi.

CARLO CEGO
1939-2003

Carlo Cego nasce a Valdagno (Vicenza) il 10 luglio 1939.
Tra il 1947 e il 1966 vive a Roma dove, nel 1962, si diploma in Pittura con Franco Gentilini all’Accademia di Belle Arti e frequenta assiduamente la libreria-galleria Al Ferro di Cavallo luogo d’incontro di artisti, poeti e scrittori.
Tra il 1966 e il 1968 è a Genova dove lavora come scenografo nella fase inaugurale dello spazio sperimentale del Teatro Stabile e nel 1968 Gastone Novelli lo chiama come suo assistente alla cattedra presso il Liceo Artistico di Brera e a Milano rimane fino alla sua scomparsa.
Profondamente e coerentemente legato alla generazione di pittori che hanno creato e continuato la linea astratta della pittura italiana, Cego non ha mai partecipato a gruppi o movimenti ma ha lavorato dentro una linea di ricerca pittorica legata a una dimensione poetica e luministica. Il corpo della sua opera può essere letto all’interno di un «alfabeto e di una sintassi suscettibile d’infinite variazioni» nelle quali il vero soggetto e la ricerca della luce che entra nelle campiture cromatiche e nella densità della materia pittorica.
A partire dal 1980 trascorre lunghi periodi a Otranto, dove dipinge in una piccola casa-atelier conquistato dalla luce meridiana e dalla umanità del Salento e dove partecipa al gruppo di intellettuali e di artisti che in quegli anni soggiornano nella città salentina (Vittorio Matino, Vanni e Alina Scheiwiller, Carlo Berté, Sergio Sermidi, Franco Vaccari, Guido Ballo, Ugo La Pietra, Dadamaino, Umberto Riva, Luisa Castiglioni, Pietro Coletta, Antonio Trotta), protagonisti di una ricca fase di vivacità culturale.
In questi anni la sua pittura, improntata fino a quel momento a un geometrismo lirico, abbandona la forma costruita e sviluppa un linguaggio minimale fatto di linee colorate e ampi spazi bianchi che richiamano le Compenetrazioni iridescenti di Giacomo Balla.
Nel decennio successivo si assiste all’esplosione di un’utopia del colore che si connette con il senso lirico della superficie e con la dimensione reattiva del supporto nelle infinite variazioni cromatiche della materia pittorica. Le opere più recenti sono grandi tele, quasi monocrome, con andamenti per lo più orizzontali che stabiliscono una relazione fra colore e luce e sembrano sospendere i colori nello spazio della tela.
I quadri di Carlo Cego, affermano ancora oggi la dimensione poetica dell’astrazione italiana, «ritrovando valore vivo della pittura come materia assoluta».
Carlo Cego si è spento a Milano il 17 settembre 2003 e ha voluto essere sepolto a Otranto. Sulla sua tomba si legge: Gli piaceva dipingere.
Nella primavera del 2008 la Galleria Civica d’arte contemporanea di Spoleto gli ha dedicato un’importante mostra antologica.

NESSUN COMMENTO

LASCIA UN COMMENTO

due + quattordici =