Ogni donna che aspetta un bambino vive una profonda esperienza di cambiamento, il suo intero essere è completamente pervaso  e trasformato dalla gravidanza.
Tutto il suo mondo cambia sia internamente che esternamente.

Per lei inizia una nuova visione della vita determinata dall’esperienza che sta vivendo. Sente di entrare in un mondo speciale che a volte  appare magico, altre volte, spaventa.
Un tempo era facile condividere con altre donne desideri, aspettative e paure. Un tempo le donne facevano rete tra di loro, avevano modo e tempo per incontrarsi e raccontarsi, per scambiare consigli ed esperienze.
Oggi no, oggi le donne lavorano, studiano, fanno mille cose, hanno fretta e poco tempo per incontrarsi,  è andata sempre più scomparendo quella rete amico-parentale che fungeva da supporto nelle situazioni delicate. Molte giovani mamme hanno a che fare per la prima volta con un neonato quando diventano esse stesse delle mamme, non hanno modo di vedere altre donne, altre mamme accudire dei bambini.
Inoltre, la medicalizzazione della gravidanza e del parto, se da un lato ha portato sicurezza, dall’altro ha allontanato le donne dal proprio corpo, dall’istinto, dal sentire.
Le donne non hanno più fiducia nel loro corpo e nel fatto che il corpo di una donna sia fatto per concepire e di conseguenza portare avanti la gravidanza, partorire ed allattare.
Non sanno più godere dei miracoli del proprio corpo. Si sentono spaventate, inesperte, incapaci e spesso incontrare le altre, già mamme, aumenta le loro paure.
Si è molto affievolita, infatti, se non quasi scomparsa, anche quella sorta di solidarietà tra donne, quella complicità, quel senso di protezione che legava una donna all’altra, soprattutto le più anziane alle più giovani, quelle con più esperienza alle altre.
Oggi i racconti delle gravidanze, degli allattamenti, dell’accudimento dei piccoli, dei parti, sembrano film dell’orrore.
Forse, in parte, questo dipende dal fatto che, attualmente,  si viene spodestate dal protagonismo dell’esperienza di essere madri, e allora si sente il bisogno di atteggiarsi ad eroine almeno nei racconti, e di colorare il più possibile il racconto dei propri vissuti, o forse oramai attraversiamo così male le nostre esperienze di donne, non avendo più la possibilità di viverle con le nostre risorse e le nostre competenze, che non possiamo neanche più trasmetterle alle altre.
Da molti anni conduco dei CORSI DI ACCOMPAGNAMENTO ALLA NASCITA e noto che, ora, uno dei bisogni cui assolvono i corsi è proprio quello di ricreare “UN CERCHIO DI DONNE”. Donne che vivono e hanno voglia di condividere una delle cose più belle e importanti della loro vita, con altre donne.
I corsi sono un modo per creare una rete, un modo per avere la possibilità di condividere uno spazio, un luogo, un ritrovo in cui raccontarsi  e scoprire che le proprie paure, le proprie preoccupazioni sono le stesse delle altre.
E a questo proposito, ci sono due piccoli esempi che spesso amo raccontare perché rendono bene quella che è la mia idea di solidarietà.
Il  primo mi è stato riferito da un’insegnante di yoga indiana, la quale incontrando, un giorno,  un gruppo di mamme italiane in un corso dopo parto, disse: “Sono molto belli questi momenti di condivisione, però,  questa sera ho notato tanti occhi molto tristi. Negli occhi di queste donne si legge tanta solitudine.
In India ogni volta che una donna che partorisce è accudita dalle altre donne della famiglia, dalle vicine, dalle amiche che provvedono a tutti i bisogni della casa, specie se ci sono già altri figli. La puerpera si dedica solo all’allattamento e alla cura del neonato; e per tutto il periodo della quarantena viene  quotidianamente massaggiata dalle altre donne”
L’altro esempio riguarda le femmine di pipistrello, le quali, quando arriva per loro il periodo della maternità, creano tra loro una sorta di comunità. Scelgono una grotta sicura e accogliente e vanno a vivere tutte insieme restando unite fino a quando tutti i piccoli hanno bisogno di essere accuditi.
In questo modo sia le mamme in gestazione che quelle con i pipistrelli neonati, vivendo nello stesso luogo possono scambiarsi una sorta di mutuo aiuto. Infatti, la pipistrella che partorisce sa di poter contare sull’aiuto delle proprie compagne, mentre le mamme dei pipistrelli neonati possono tranquillamente uscire dalla grotta per procacciarsi il  cibo, affidando i propri piccoli alla sorveglianza delle altre.
Mi piace molto pensare i CORSI DI ACCOMPAGNAMENTO ALLA NASCITA possano in parte assolvere  a questo bisogno di rete e solidarietà.
Nella mia esperienza di conduttrice di corsi, condivisa con altri operatori, infatti, il percorso iniziato con le coppie che aspettano un bambino, spesso, non si è interrompe con la fine del corso, anzi, con molti si consolida nel tempo portando a scambio di opinioni, pareri, timori, consigli, pezzetti di vita, e ha fatto nascere l’idea di costituire un’associazione che potesse essere di aiuto e sostegno ad altre coppie di genitori.
Così abbiamo dato vita, oltre che a tanti bambini, anche all’associazione PROGETTO GENITORI, formata da da alcune ostetriche, da medici e da un’assistente sociale e da quei genitori attenti e sensibili che vogliono continuare ad impegnarsi ed informarsi riguardo i molteplici bisogni dell’infanzia, dalla salute, all’istruzione, alla socializzazione, in un lungo percorso che accompagni ogni coppia dai primissimi mesi di vita dei bambini in poi,
Punto di riferimento per i genitori stessi e per tutti coloro che hanno interesse a saperne di più è il sito dell’associazione www.salentogenitori.it

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