Maxi operazione antidroga questa mattina in Puglia. 200 militari del G.I.C.O. del Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Bari hanno arrestato 19 persone (nove italiani, nove albanesi e una polacca) con l’accusa di associazione per delinquere dedita al traffico internazionale di sostanze stupefacenti.Tre arrestati sono di San Donato, uno di Monteroni.

 

Altri sei albanesi sono tuttora ricercati, mentre altre 20 persone (17 italiani e tre albanesi) risultano indagate. A capo dell’organizzazione il pluripregiudicato Cosimo Zonno, 67 anni, di Toritto, considerato uno dei maggiori fornitori di sostanze stupefacenti della Puglia.

I nove italiani: Cosimo Zonno, 67 anni, detto “Fuje fuje”, Vincenzo Zonno, 25, e Leonardo Mastroserio, 36, detto “U’ gnur” (di Toritto); Roberto Dello Russo, detto “Il malandrino”, 30, di Terlizzi; Teodoro Rotolo, 57, di Acquaviva delle Fonti; Samuele Biondino, 34, Manca Dario Marco, 44, e Pietro Reale, 40, entrambi di San Donato di Lecce; Errico Erpete, 51, di Monteroni di Lecce.

I NOVE ALBANESI: i due fratelli AGA ADRIAN, 32 anni, detto “Arjan”, DRITAN, 33, detto “Tani”, ed il cugino di questi ultimi LUAN, 28, tutti e tre residenti in Trani ; LONI PALUKA, 29, residente in Altamura; ARTAN KARAJ, 36, residente in Altamura; YLLI DALIPAY, 40, residente in Peschici; GENTJAN HAMZARAJ, 33 anni, residente in Firenze; PETREF KONDAJ, 37, residente in Montevarchi (AR); EDUART PREMTAJ, 39, detto “Toli”, residente in San Donato di Lecce.
LA POLACCA: EWA JANUS, 48 anni, residente in Siena.

SONO STATI SOTTOPOSTI A SEQUESTRO PREVENTIVO BENI MOBILI E IMMOBILI RICONDUCIBILI A NOVE INDAGATI: due salumerie a Toritto, una macelleria a Grumo Appula, quote di una società di Bari, tre fondi rustici a Toritto e uno a Terlizzi, un appartamento a Bari, quattro fondi rustici e un fabbricato nel Salento, una ditta sul Gargano, due autovetture e due motocicli. Per un valore complessivo pari a circa tre milioni e 700 mila euro.

L’operazione è stata definita “The Butchers”, i macellai, proprio perché era la macelleria e le due salumerie della famiglia Zonno a costituire le basi operative dell’organizzazione criminale dedita allo traffico di ingenti quantitativi di sostanze stupefacenti.

Oltre 200 militari della Guardia di Finanza, questa mattina, con l’ausilio delle unità cinofile, hanno smantellato la pericolosa  associazione internazionale per delinquere finalizzata al traffico e allo spaccio di stupefacenti che aveva al suo vertice uno dei più noti esponenti della criminalità barese, il pluripregiudicato Cosimo Zonno, il quale aveva instaurato un sistema criminale piramidale per cui anche il figlio Vincenzo e il genero Leonardo Mastroserio riconoscevano a lui il ruolo di capo clan. Era la famiglia Zonno a rifornire di droga le più grandi piazze del Barese. A loro si rivolgevano per acquistare piccole o grandi partite di cocaina e marijuana sia i clan della zona, sia gli spacciatori: una sorta di combinata vendita all’ingrosso e al dettaglio. A loro volta gli Zonno si procuravano la droga, soprattutto, dalle cellule albanesi presenti sul nostro territorio, in modo particolare da quella di Trani e da quella di Altamura, ma anche da criminali locali. Agli inquirenti risultano contatti fra gli Zonno e ANGELA RAGGI, detta “Anna”, 43 anni, di Bari, volto noto alle Forze dell’Ordine.

La capillare inchiesta – iniziata nel 2006 e che si è valsa di metodi classici e tecnologici dell’investigazione, un aiuto fondamentale agli inquirenti è arrivato, comunque, dalle intercettazioni telefoniche ed ambientali – ha dimostrato che tutta la famiglia Zonno è coinvolta, a vario titolo e con diversi ruoli nell’organizzazione criminale, ramificata su tutto il territorio. Il boss “Fuje fuje” poteva contare – soprattutto a Toritto e Grumo, ma anche in altri Comuni limitrofi – di appoggi logistici e connivenze criminali che garantivano, in cambio di protezione o soldi, una sorta di sorveglianza continua in grado di segnalare la presenza sul territorio delle Forze dell’Ordine. Un controllo criminale su queste zone, veri e propri “feudi” della famiglia Zonno, che il boss aveva accresciuto facendo battezzare suo figlio Vincenzo al boss deceduto di Valenzano, Michelangelo Stramaglia.

Gli arresti questi mattina hanno non solo interessato l’intera regione (da Peschici a San Donato di Lecce, passando da Toritto, Terlizzi, Altamura, Acquaviva delle Fonti), ma anche alcune località del Centro- Nord Italia (Perugia, Siena, Arezzo, Firenze). Diversi i canali di approvvigionamento: quello albanese (dai porti di Durazzo e Saranda) che permetteva di far arrivare sulle coste salentine, a bordo di potenti motoscafi, ingenti quantitativi di marijuana; quelli spagnoli e olandesi per il rifornimento di cocaina.

Preoccupazione del clan Zonno era quella di trovare, nel corso degli anni, sempre nuovi e più redditizi canali di rifornimento delle sostanze stupefacenti, specie nel momento in cui alcuni di questi canali venivano smantellati dalle Forze dell’Ordine. I rapporti con i trafficanti albanesi sono quelli che il boss ha quasi sempre privilegiato. Fra questi sicuramente spicca quello con Arben Paluka, attualmente latitante e ricercato, volto noto alla Procura Antimafia e alla Guardia di Finanza di Bari. Solo cinque mesi fa il latitante albanese è stato colpito da un’altra ordinanza di custodia cautelare emessa sempre su richiesta della Dda nell’ambito dell’operazione “Shoku”, che il 26 ottobre scorso, smantellò una pericolosa organizzazione criminale albanese dedita al traffico internazionale di droga. Per gli inquirenti è indubbio che Arben Paluka è uno dei più grandi trafficanti di droga dall’Albania. Nell’inchiesta dell’ottobre scorso la Dda accertò anche i legami fra questo e il clan camorristico degli scissionisti di Secondigliano. Nella stessa inchiesta “Shoku” anche un altro boss albanese raggiunto questa mattina da un’altra ordinanza di custodia cautelare e finito in carcere: è Artan Karaj.

Un’organizzazione criminale, quella albanese, che aveva nel narcotrafficante Eduart Premtaj il suo principale referente nel Salento. Qui l’albanese, integratosi benissimo con il tessuto sociale del territorio, era considerato per le organizzazioni albanesi d’Oltre Adriatico un vero e proprio “basista”: era lui a ricevere dal Paese delle Aquile gli ingenti quantitativi di droga che venivano sbarcati sulle spiagge del Salento. Secondo gli inquirenti in questi anni Premtaj ha instaurato rapporti stabili anche con noti esponenti della malavita organizzata locale, in modo particolare affiliati alla Sacra Corona Unita: Errico Erpete e Fabrizio Russo, detto “Pizzichicchio”. Il narcotrafficante albanese, poi, poteva contare sull’appoggio logistico (in modo particolare alcuni depositi dove avveniva lo stoccaggio delle sostanze stupefacenti), su mezzi di trasporto e di vera e propria manovalanza che gli veniva offerta da pregiudicati leccesi Dario Marco Manca, Samuele Biondino e Pietro Reale. Erano questi ultimi tre che provvedevano a nascondere gli ingenti  carichi di droga che provenivano dall’Albania. I militari della Guardia di Finanza hanno trovato depositi nascosti sull’arenile compresi nel tratto costiero tra Frigole e San Cataldo. Da qui la droga veniva, poi, smistata in tutta la Puglia: venduta a grandi fornitori come la famiglia Zonno, ma venivano riforniti anche gli spacciatori albanesi presenti sul Gargano e nel Barese e su tutto il territorio nazionale.

Nel corso delle indagini, gli investigatori del GICO, coordinati dalla Dda di Bari, sono riusciti a sequestrare 1.150 chili di droga fra cocaina e marijuana. Se fossero stati messi sul mercato avrebbero fruttato alle organizzazioni criminali oltre sei milioni e mezzo di euro.

 



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