“Quando la legalità non si concilia con l’umanità si rischia di andare verso la barbarie”. Lo ha detto il presidente della Giunta regionale, Nichi Vendola, nella informativa che ha reso al Consiglio regionale  in merito agli ultimi sviluppi di una delle inchieste che hanno investito la sanità pugliese, su richiesta dell’opposizione.

Dopo aver sottolineato di non essersi mai sottratto al confronto, il presidente dell’esecutivo ha richiamato la ordinanza del GIP in cui non viene contestata l’aggravante associativa per fatti di mafia.  “Si tratta solo di fatti specifici – ha detto – che individuano responsabilità personali”. Non solo, ma l’inchiesta sta tendendo ad un ridimensionamento rispetto a quanto è apparso all’inizio, considerati la revoca degli arresti domiciliari all’ex Direttore generale dell’ASL LE, la decadenza della richiesta di interdizione per il primario di oculistica dell’ospedale di Terlizzi e, in ultimo, l’altra revoca  dei domiciliari al componente della scorta dello stesso Presidente della Giunta regionale.
Vendola ha sottolineato come il malcostume sia strutturato e come si sia consolidata, nel corso del tempo,  un’attitudine lottizzatoria da parte dei governi regionali cui la legislazione demanda il compito di definire il management delle aziende sanitarie. Il presidente ha rivendicato il merito di non essersi mai piegato alla logica dello spoil system e ha citato come esempio la conferma alla guida dell’Ares dell’ex direttore generale dell’Ares, Mario Morlacco, una persona di alto profilo tecnico, per la quale fu anche criticato da una parte della sua maggioranza. Per quanto riguarda l’ex assessore alle politiche della salute, Alberto Tedesco, Vendola ha ammesso la sottovalutazione nel 2005 del problema legato ai conflitti di interesse che lo riguardavano, tenendo conto, tuttavia, che si trattava di un amministratore capace e che era uscito “indenne dagli anni di tangentopoli”.
In mancanza di una legislazione nazionale adeguata per quel che riguarda i criteri di selezione del management sanitario, “ci siamo imposti un processo inedito di formazione e selezione del manager, i cui frutti si vedranno tra un mese circa, quando saranno nominati i nuovi direttori generali adeguatamente formati”. Il presidente ha precisato di essere stato iscritto nel registro degli indagati per tre volte, due ad iniziativa del Tribunale di Bari per concussione e uno di quello di Roma per diffamazione. Tutti e tre i procedimenti si sono chiusi con l’archiviazione.
Vendola ha concluso invitando l’opposizione a collaborare nell’individuare la radice dei problemi affaristico-corruttivi che affliggono la Puglia e le misure da adottare per neutralizzarli efficacemente, mettendo da parte le polemiche sterili. “Cerchiamo la virtù – ha detto con la sua consueta vena liristica -. Come la dobbiamo cercare? Lavorando insieme per cambiare: solo così si evitano le barbarie. Diversamente l’effetto sulle istituzioni sarà deflagrante”.

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