Purtroppo non è raro riscontrare sui muri e sui soffitti delle proprie abitazioni o anche sulla pavimentazione di casa macchie di umidità dovute ad infiltrazioni d’acqua. Da un punto di vista prettamente giuridico non si pone alcun problema quando la causa dei danni alle pareti

della propria abitazione è imputabile a propri comportamenti di cattiva manutenzione: in tal caso, senza scomodare la legge, è la stessa saggezza popolare a dirci che “chi è causa del suo male pianga se stesso!”. I problemi sorgono negli altri casi.

Così, quando la causa delle infiltrazioni nella propria abitazione proviene dalle parti comuni di un condominio spetta al condominio stesso provvedere alla riparazione; se, invece, si tratta di immobile costruito da meno di 10 anni, va verificata l’eventualità che vi siano responsabilità dell’impresa costruttrice per vizi di costruzione in modo da potersi, in tal caso, rivalere su quest’ultima; se, ancora, i danni sono causati da perdite o guasti di tubi di proprietà esclusiva del vicino di casa, sarà lui a doverci risarcire il danno corrispondendo, oltre alle somme relative alle opere necessarie per interrompere le infiltrazioni pregiudizievoli, anche quelle che occorreranno a noi per eseguire i lavori di ripristino dei nostri  ambienti e per riparare o ricomprare gli arredi, le suppellettili e i rivestimenti che dovessero essere stati danneggiati.

In tutti questi casi è bene mandare una raccomandata con ricevuta di ritorno al soggetto ritenuto responsabile, con la quale si denunceranno i danni da infiltrazione che si sono verificati nella propria abitazione e si richiederà la loro eliminazione entro un termine (generalmente di 7-10 giorni dal ricevimento della raccomandata) prospettando, in mancanza, il ricorso alle vie legali. Se entro massimo 2 settimane dal ricevimento della raccomandata il vicino di casa non si fa vivo per risolvere il problema di infiltrazioni da lui causato, è opportuno procedere senza attendere oltre, anche di fronte a promesse di futuri interventi che, rivelandosi quasi sempre vane, servono solo a far passare tempo, con la conseguenza che poi ci si potrebbe anche sentir dire che la situazione dei luoghi è cambiata, che è colpa di un uso scriteriato dell’immobile ecc. ecc. Per queste ragioni, meglio fare “fotografare” subito la situazione in via ufficiale.

La convinzione che le cause durino anni non deve mai disincentivare dall’attivarsi per far valere i propri diritti. Ciò in linea di principio vale sempre ma, nel caso di specie, a maggior ragione, perché esiste un sistema che consente al danneggiato di sbrigarsi subito, chiedendo la consulenza di un tecnico del tribunale, valida a tutti gli effetti, sulla base delle cui risultanze conciliare la lite, con enorme risparmio dei tempi del processo e senza l’inconveniente di dover attendere l’instaurazione di un giudizio ordinario (e, soprattutto, i mesi – se non gli anni! – necessari, nel processo ordinario, per arrivare alla nomina di un consulente che valuti e quantifichi, per conto del Giudice,  i danni in questione).

Più precisamente, il danneggiato, attraverso questo sistema, può chiedere al Tribunale che venga immediatamente nominato un tecnico (solitamente un geometra o un ingegnere civile). Il tecnico nominato, dopo aver effettuato un sopralluogo, farà, entro poco tempo, una propria relazione che servirà ad accertare in modo ufficiale la presenza dei problemi all’interno dell’appartamento, le loro cause e, soprattutto, l’ammontare del danno da risarcire. Sulla base del resoconto del tecnico nominato dal Tribunale e dell’importo da lui quantificato le parti in lite potranno addivenire ad un accordo, il che è la soluzione più ragionevole per tutti, in quanto il danneggiato può arrivare a risolvere i suoi problemi di infiltrazioni d’acqua ed umidità in tempi rapidi ed il soggetto al quale è imputabile la causa dei problemi di infiltrazioni e di umidità eviterà di dovergli rimborsare anche le ingenti spese di un giudizio civile che lo vedrà di sicuro soccombente. Naturalmente, in caso di mancato accordo, al danneggiato non resterà che procedere giudizialmente instaurando una normale causa (ma comunque senza più bisogno che venga nominato in essa un consulente del giudice per l’accertamento dei danni e della loro origine, poiché tale accertamento sarà stato già compiuto in precedenza).

avv. GIOVANNA PIERA PEDONE – Lecce, via Birago n. 53
E-Mail: avvocati.chiricopedone@yahoo.it

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