La partita con il Cagliari è meritevole di attenzione particolare perché ha evidenziato, sia pure in finale di campionato, la grinta, il cuore e la voglia di combattere fino all’ultimo minuto di una squadra che, spesso e volentieri, si è mostrata  leziosa e con una grinta non sufficiente per l’obbiettivo salvezza.

Ebbene, con il Cagliari questa remora è stata superata. 
Certo la prestazione ha lasciato molto a desiderare, così come alcune trame di gioco che caratterizzano  il Lecce, e sono tornati nuovamente alla ribalta gli elementi negativi che hanno caratterizzato tutto il campionato in specie  la difesa, o meglio la fase difensiva; questa è assolutamente carente perché subire 56 reti in 33 partite significa essere perforati con una media di 1,70 a partita e questo ha reso sempre difficoltoso il poter rimontare dal momento che le 38 reti all’attivo rappresentano solo 1,15 di media. Ma il fatto strano è rappresentato dalla impenetrabilità mostrata contro la Juve o contro l’Udinese (forse è il colore bianconero che esalta la squadra) o delle ottime prestazioni difensive mostrate contro il Napoli, la Lazio, l’Inter a fronte di alcune sciagurate partite che hanno finito per compromettere quanto di buono fatto fino a quel momento. Ecco, il Cagliari appartiene a questa seconda specie di partita.
Nel primo tempo ho visto un Lecce che definisco “sciagurato” perché ha lasciato sempre l’iniziativa nelle mani (anzi nei piedi!) del Cagliari che non si è sforzato più di tanto per tenere il pallino del gioco. Nella ripresa si è visto qualche miglioramento coinciso con la presenza di Mesbha in avanti sostituito da Brivio dietro. Ma gli errori sono stati tanti anche se ad Acquafresca va dato il merito di aver saputo fare , in occasione dei gol, due ottime giocate, ma l’opportunità di trovarsi in condizione di assoluta libertà a fare le sue belle giocate, grida vendetta agli occhi del tifoso. Per fortuna che anche Rosati ci ha messo delle vistose pezze per rimediare a gol già fatti così come Ragatzu dovrà guardarsi il video per vedere come ha potuto sbagliare il gol del 4 a 2.
Poiché sto parlando del Cagliari, mi domando il Lecce dov’era? Semplicemente non c’era e se c’era, dormiva. Solo nel finale c’è stato un risveglio necessario per far valutare con un voto in pagella anche il portiere del Cagliari. Solo che questa volta il Lecce ha sfoderato l’arma segreta e letale: il cuore. Un cuore grosso, una voglia di non perdere, mai riscontrata in occasioni precedenti, che se ci fosse stata in qualche altra occasione non ci costringerebbe oggi a trepidare per la salvezza.
Dopo questa partita cosa si può dire? Il Lecce ha tutte le carte in regola per salvarsi; ha trovato per strada un’inopinata compagna d’avventura, la Sampdoria, che fa a spallate a guadagnarsi la retrocessione e sembra ci stia riuscendo, e che, installandosi al terzultimo posto, ha sgravato il Lecce dall’incombenza di risalire. Poiché in queste ultime cinque partite si sono aperti molti “biscottifici”, forse è il caso di sedersi al convivio senza strafare ma badando soltanto al sodo. Credo che con Genoa e Chievo i rapporti siano sempre stati improntati al buon vicinato perché, a questo punto, le partite saranno vere solo se ci sono motivazioni particolari. Questo si deduce da quanto detto dal presidente Preziosi che ha spiegato l’impegno massimo del Genoa contro il Brescia per ritorsione ad uno “sgarbo” fattogli da Jachini  nel 2005 con una denuncia di illecito che portò il Genoa in serie C.
A distanza di anni ci si vendica. Non credo che il Lecce abbia questo tipo di “nemici” e ritengo, quindi, che le partite con Genoa e Chievo possano essere affrontate con serenità ed attenzione e che le stesse potrebbero garantire al Lecce l’agognata permanenza. Ma, occhio, perché il Lecce è sempre capace di stupirci, spesso in negativo!

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