Il girasole è una pianta annuale appartenente alla famiglia delle Asteracee con una grande infiorescenza a capolino ed il nome comune deriva dal fatto che il capolino ruota durante la giornata in direzione del sole, di cui ha bisogno per crescere bene, comportamento noto come eliotropismo.

La maggior parte dei capolini presenti in un campo di girasoli fioriti punta ad est, dove sorge il sole e boccioli di girasole non ancora maturi mostrano già questo eliotropismo; in giornate soleggiate seguono il percorso del sole nel cielo da est ad ovest, mentre di notte ed al crepuscolo tornano ad orientarsi verso est.
Il movimento è causato dalle cellule motrici del pulvino, un segmento flessibile dello stelo che si trova proprio sotto il bocciolo stesso. Lo stelo s’irrigidisce alla fine di questo stadio di maturazione e quando il girasole fiorisce lo stelo si blocca in direzione est ed è perciò che i girasoli fioriti non sono più eliotropici, anche se la maggior parte dei fiori puntano nella direzione in cui il sole sorge.
L’infiorescenza del fiore selvatico visibile ad esempio ai bordi delle strade non si volge al sole, ma in una direzione qualunque e le foglie continuano a mostrare un certo eliotropismo.
E’ un fiore unico per dimensioni, storia ed adattabilità, che riesce ad aggiungere fascino a qualsiasi ambiente e coltivato o reciso, il girasole ovvero il fiore del Dio Sole, è assolutamente il fiore dell’estate per eccellenza.
La corolla giallo ocra, segue sempre la direzione del sole e lo stelo forte e robusto, può superare anche i due metri di altezza. Un fiore vitale, che sprigiona forza e potenza, ma che si contraddistingue per la sua semplicità disarmante e per i suoi colori accesi, come il giallo paglierino, l’ocra, l’arancio, il rosso ed il bordeaux.
Esso ha origini antiche: nell’America settentrionale sono stati trovati suoi resti che risalgono a tremila anni prima di Cristo e gli Indiani d’America lo consideravano una pianta sacra perché permetteva all’uomo di farne molteplici usi.
In Perù dove è l’emblema del Dio Sole venne per la prima volta importato in Europa e fu apprezzato dal Re Luigi XIV, il Re Sole. Durante l’età vittoriana, in Gran Bretagna, venne disegnato su stoffe, inciso nel legno, forgiato nei metalli; Oscar Wilde volle il girasole come simbolo del movimento estetico da lui stesso fondato. In Italia, poeti come Eugenio Montale e Gabriele D’Annunzio lo hanno elogiato nei propri versi e nelle opere di Van Gogh la sua presenza è ricorrente.
In Perù, ed esattamente presso gli Incas i saggi lo utilizzavano di solito non solo nelle celebrazioni religiose ma anche per leggere l’universo, analizzando i semi disposti a spirale lungo tre cerchi concentrici, in senso antiorario come il moto del sole.
Da esso si ricavavano elementi preziosi per l’alimentazione: dai semi macinati si otteneva la farina, utile per fare il pane e minestre di vario tipo, i semi tostati e macinati, invece, erano ottimi per preparare una bevanda molto simile al caffè; mentre quando venivano spremuti davano un olio dalle elevate proprietà nutritive. Dai fusti e dalle foglie si ricavavano le fibre con cui tessere stuoie, abiti e corde; ed infine i petali venivano cucinati in un decotto ed usati come rimedio contro le febbri ed i disturbi dell’apparato respiratorio.
In Europa i girasoli giunsero nel XVI secolo, vennero usati maggiormente con scopo ornamentale e trascorsero degli anni prima di scoprirne le proprietà nutrizionali.
Nel linguaggio dei fiori, ancora oggi, il significato del girasole è legato a messaggi non rassicuranti, legati probabilmente alle origini “pagane”: inviarne in dono un mazzo significa falsità e che si sta vivendo un amore infelice, l’esatto contrario di ciò che rappresenta, ossia l’allegria e l’orgoglio.
La nascita del girasole è legata ad una leggenda del popolo Incas, che narra come il Dio Sole, quando gli uomini non sapevano coltivare né cacciare e si cibavano solo dei nemici uccisi in battaglia, decise d’inviare sulla terra due dei suoi figli, per portare la civiltà. Il figlio del Sole, Manco Capac, con la sua sorella-sposa, Mama Oello Huaco, intrapresero il viaggio portando con sé l’immagine del padre, rappresentata in un fiore, il girasole appunto, ed un cuneo d’oro, decidendo di stabilire la nuova dimora nel luogo dove il cuneo si fosse piantato nella terra senza sforzo. Trovarono il posto al centro di una fertile vallata in Perù, denominata poi Cuzco, “ombelico” in lingua Inca, diventata successivamente la capitale dell’Impero.

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