Quella sera, nessuno pronunciò più una parola.
Dopo la frase velata di Andrea, la nonna emise un grosso sbadiglio, lui si ritirò nella sua stanza e Laura rimase sola, nella sala da pranzo, ancora stordita.
Tuttavia, per lei il mistero era ancora più eccitante di quello che era appena accaduto, così, scosse un attimo la testa, prese la macchina fotografica

tra le mani, fece qualche scatto per immortalare il suo viso in quel momento e il posto dove tutto era avvenuto, e tornò indietro, alla foto precedente, quella della roccia.
Prese ad osservarla molto attentamente, per vedere se ci fosse qualche particolare che, magari, per la fretta, era sfuggito.
In effetti, a furia di osservarla, qualcosa notò: che si era stancata e che c’era un puntino, nelle vicinanze del terreno.
Pensando di esserselo immaginato per la stanchezza e per lo stomaco troppo pieno, spense la macchina fotografica e si apprestò ad andare nella camera che le avevano dato, incrociando, nelle vicinanze del bagno Andrea. Lui rimase fermo sull’uscio della sua porta, prima di entrare nella stanza, guardandola. Lei fissò il suo sguardo, col volto verso di lui, mentre ancora camminava.
Giunta a destinazione, chiuse la porta e anche lui rientrò nella sua stanza.
La nonna gongolava: “Finalmente avrò l’elisir di giovinezza! Tornerò giovane e bella e Tom non potrà resistermi! Però, poi non sarò troppo giovane per lui? Bah, ci penserò domani!” – e così dicendo tra sé, si addormentò.
La notte scese sui boschi. Ciò che prima era variopinto, cambiò la sua veste nelle tonalità del blu folto e scuro, illuminato da una pallida luna.
Laura, pur essendo stanca, non riusciva a dormire. Quel puntino era diventato un pallino, il suo pallino! Perciò, ancora in pigiama, indossò le scarpe e il giubbotto e, zitta zitta, quatta quatta, uscì, senza farsi sentire da nessuno.
La strada, di notte, era senz’altro più dura e difficile, da trovare e da affrontare, soprattutto non essendo una profonda conoscitrice del posto. Si orientò grazie al muschio e alle stelle, e ad una piccolissima torcia, che portava sempre con lei nel giubbotto.
Trascorse un po’ di tempo prima che potesse ritrovare la roccia e, una volta giunta lì, chinatasi per osservarla, si addormentò.
Fu svegliata il giorno dopo, da un tiepido raggio di sole e da Andrea, chino vicino a lei, nel tentativo di destarla dal sonno ristoratore.
Appena iniziò ad aprire gli occhi, lui la rimbrottò dolcemente, dicendole: “E brava la nostra piccola esploratrice! Ti diverti a fare gli scherzi! Lo sai quanto ci siamo spaventati non vedendoti più? Poi, qui, non è mai consigliabile lasciare la porta aperta, senza mandate, o girare da soli per i boschi di notte! E se ti fosse successo qualcosa? Potevi chiamarmi almeno, ti avrei accompagnata! Io conosco questi posti come le mie tasche!”.
“Oh, bene!” – rispose lei stiracchiandosi – “Allora saprai dirmi se c’è o no un puntino in questa foto e che cos’è?”.
“Ma … mi hai ascoltato almeno? Razza di incosciente!”.
“Si, si! C’eri tu con tua nonna. Non volevo svegliare nessuno e non riuscivo a dormire, pensando a questo particolare che avevo notato. Che te ne pare? Potrebbe essere una fessura?”.
“Umph!” – sbuffò lui, guardando la foto – “È solo un po’ di terriccio smosso, sotto la roccia e … si, sulla foto sembra un puntino! Pessima fotografa!”.
“Ehi!” – protestò lei – “E poi, se sono una pessima fotografa, come fai a dire che è terriccio? Smosso per di più!”.
“Forse perché ci sei sopra? Ti sei addormentata sul tuo pensiero!”.
“Oh … già … è vero! Non ci badavo neanche più. Devo essere ancora stordita!”.
“Ovviamente, se passi una notte all’addiaccio! Prendi, bevi questo!”.
“Cos’è?”.
“Non lo so, forse … caffè? Sai, nei boschi succede che qualcuno venga a portartelo! È solo che ho provato ad immaginare dove potessi essere andata e, conoscendoti, ho pensato che fossi qui, sperando di trovarti e ti ho portato la colazione e dei vestiti asciutti”.
“Gentile! Lo apprezzo! Aspetta! Sei entrato nella mia camera?”.
“No, sono passato dal muro! Certo che sono entrato, non sei venuta a colazione! Quella, poi, era la mia stanza prima”.
“Interessante!”
“Davvero?” – anche se non sapeva se lo stesse prendendo in giro o meno.
“Non tu, qui! Guarda!” – indicandogli il terriccio smosso.
“Perché? Cosa c’è?”.
“Un piccolo ramoscello! Certo, ho capito!”.
“È un indizio?”.
“No, la soluzione! Andiamo da tua nonna, dai!” – balzando in piedi, ancora sporca di terra, correndo verso casa.
“Però! Veramente forte quel caffè!” – correndole, dopo un istante, dietro.
“Signora nonna, signora nonna!” – gridando, euforica, mentre balzava in casa.
“Tu, brutta discolaccia! Meno male che sei qui! Ci hai fatto spaventare! Ma che ti è saltato in testa? Sparire così! Vergognati! E poi mi chiamo Matilde, non signora nonna”.
“Ho risolto il mistero!” – rispose lei entusiasta.
“Amore della nonna! Vieni qui che ti preparo tante cose buone!”.
“E io?” – domandò Andrea, stanco di correrle dietro.
“E tu sei sempre in ritardo nipote mio! Datti una mossa!”.
“Ma tu guarda queste …” – bisbigliò innervosito lui.
Dopo una bella doccia e una sostanziosa colazione, Laura spiegò finalmente la soluzione del mistero ad entrambi.
“Semplicemente, anni di ricerche non hanno mai dato frutto, perché …”.
“Perché non c’era niente da scoprire?” – interruppe Andrea.
“Non cominciare, falla parlare!” – lo rimbrottò la nonna.
“In un certo senso, ha ragione! La verità l’avete sempre avuta sotto gli occhi. Nel terriccio smosso, altro non c’era che un ramoscello d’ulivo”.
“E l’ampolla?”.
“I contenitori usati prima per raccogliere l’olio, gli orciuoli, le anfore, in questo caso, un’ampollina, perché usato come cosmetico. Come lei saprà meglio di me, l’olio d’oliva è un ottimo idratante della pelle, distende le rughe, rinforza le unghie, lenisce gli infiammi e persino le ferite se caldo, da qui il disegno del fuoco. Alcuni curavano così le ferite dei cavalieri! Cura persino le gastriti se bevuto a digiuno, a temperatura ambiente, la mattina. Ne basta un cucchiaino”.
“E la vecchia e la giovane?” – domandò con voce tremolante la vecchina.
“Il risultato che si può ottenere utilizzandolo sempre. Si passa da una pelle aggrinzita e rugosa, ad una liscia e distesa. Rimpolpa anche i tessuti cutanei”.
“Tutto qui? E adesso? Come faccio?”
“Come tutto qui? In realtà, chi ha lasciato quel messaggio, ha donato agli altri il sapere antico. Ci ha tenuto a trasmettere delle stille di saggezza, quelle cose che tutti noi, per correre dietro alla cosmesi moderna dimentichiamo, ma che sono davvero efficaci. La stessa cosmesi le utilizza, trattandole diversamente, in una maniera più ricca e pratica per noi, ma il cui principio esiste in natura. Il sapere non dovrebbe mai essere perso, deve essere tramandato, come ha fatto questa persona. Chi lo sa? Magari sarà stata una nonnina a sua volta”.
“Tu non ti sei impegnata, non hai cercato bene. Non può essere!”.
“Guarda che lei è bravissima, un po’ sulle nuvole, ma molto brava” – intervenne Andrea.
“Però! Grazie!” – rispose lei compiaciuta.
“E io come faccio con Tom?” – domandò lei delusa.
“Si fa che ci facciamo belle e organizziamo una bella uscita a quattro!”.
“E mi aiuterai tu?”.
“Certo!”.
“Come … a quattro?” – ribatté, sbigottito Andrea.
“Ha ragione! Allora, sotto sotto, ti piace mio nipote, eh!?”.
“Chi lo sa? Mistero!”.

Fine
Ogni riferimento a fatti, persone, situazioni, è puramente casuale e frutto dell’inventiva del narratore