Il Ministro per i Rapporti con le Regioni e la Coesione Territoriale, Raffaele Fitto ha presentato ieri” Il Piano Nazionale per il Sud” presso la sede della Camera di Commercio di Lecce. E proprio la coesione è stata posta al centro dell’attenzione dei presenti, elemento secondo il Ministro Fitto, responsabile della lenta crescita economica del Meridione.

Alla presenza di rappresentanti di settore dell’imprenditoria e delle attività produttive, oltre che dei rappresentanti istituzionali locali, il presidente della Camera di Commercio Alfredo Prete ha introdotto l’incontro moderato dal giornalista Marcello Favale. Il Piano nazionale per il Sud, forte dei fondi Fas e delle risorse economiche UE  si articolerà in 8 priorità strategiche: infrastrutture, istruzione, innovazione, sicurezza e legalità, certezza dei diritti e regole, pubblica amministrazione, sistema finanziario e Banca del Mezzogiorno, sostegno alle imprese. Alla base del Piano, ha spiegato Fitto, c’è una nuova impostazione  di concentrazione delle risorse per settori e per numero di interventi,  seguendo i nuovi orientamenti che la Commissione europea sta definendo per il rilancio della politica regionale di coesione. Innanzitutto occorre dotare il Mezzogiorno di quelle infrastrutture strategiche di cui si parla da anni senza che mai si compia un passo decisivo puntando sull’alta capacità di tre linee ferroviarie cioè la Napoli- Bari-Lecce-Taranto, la Salerno- Reggio Calabria e la Catania – Palermo. “Questi risultati potranno essere raggiunti con una precisa tabella di marcia che dia certezza ai cittadini e segni il definitivo abbandono della tradizione di opere iniziate e mai finite, perché non abbiamo in questo momento il problema della quantità delle risorse ma della qualità dell’impiego delle risorse”. In sostanza non si è in grado di spenderle secondo il Ministro Fitto, sottolineando che non punta il dito su nessuno per non scatenare la polemica del rimbalzo di responsabilità ma i dati attestano che ci sono ancora 80 milioni di euro di risorse Fas e Comunitarie della scorsa programmazione da spendere entro la fine del 2011. Chiaramente la corsa all’impiego delle risorse in così poco tempo pena la perdita dei fondi, andrà a discapito della qualità dell’impiego delle stesse, venendo meno secondo il Ministro all’obiettivo finale di sostegno alla crescita delle piccole e medie imprese del Meridione.

Tra le priorità indicate dal mondo dell’imprenditoria locale, il presidente della Camera di Commercio Alfredo Prete ha più volte ribadito l’importanza delle infrastrutture, dalle viarie alle ferroviarie ma anche portuali e aeroportuali. Pienamente d’accordo il Ministro Fitto, ha tuttavia manifestato la volontà di avviare una ricognizione su tutte le 8 Regioni meridionali beneficiarie del Piano, fino ad oggi carenti di un progetto preciso di impiego delle stesse. Il Cipe (Comitato per la programmazione economica) provvederà a fissare con propria delibera principi e criteri per l’utilizzazione e la concentrazione delle risorse, nazionali e comunitarie, della programmazione 2007-2013. Saranno previsti meccanismi di salvaguardia delle risorse comunitarie a rischio di disimpegno. La delibera consentirà quindi di attivare per ciascuna Regione il processo di revisione di tutta la programmazione (FAS e comunitaria) funzionale alla concentrazione delle risorse. L’idea di puntare una fetta importante delle risorse su pochi interventi, prima di tutto infrastrutturali, può consentire il superamento del principale problema delle politiche pubbliche fin qui seguite, e cioè l’annullamento del sistema antieconomico e clientelare degli interventi sul territorio.

Le richieste delle attività locali sul “fare presto e bene”non può trovare una risposta immediata per il Ministro Fitto, tuttavia in un contesto di crisi globale, un paese come l’Italia che mantiene ferma la pressione fiscale , ha già raggiunto un ottimo risultato. Per il Mezzogiorno, al di là degli aiuti provenienti da fuori, il Ministro ha ribadito più volte la necessità di fare sistema tra forze politiche e tessuto economico tralasciando le “rivalità” sui diversi orientamenti che riducono il potere di programmazione e sviluppo.

 

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