– Ma che? – e prontamente si alzano due mani e si mostra uno sguardo interdetto. Così lo straniero imita l’italiano nelle sue movenze.

Gli stereotipi sull’italiano all’estero sono tanti a cominciare dai più banali tre aggettivi che gli vengono affibiati alla prima conoscenza: pizza, spaghetti e caffè, i quali non stupiscono considerando l’arte culinaria conosciuta in tutto il mondo. Ma se si prova a scendere nei dettagli della cucina e a spiegare che ci sono tantissimi altri piatti squisiti e che da regione a regione esistono infinite specialità differenti, lo straniero rimane in silenzio o ribatte: – La pasta! – , continuando a scuotere le mani. Per spagnoli, brasiliani, portoghesi, polacchi e chi ne ha più ne metta, legati all’immagine comune dell’italiano, la pasta è uno dei piatti più veloci e facili da fare, lo si fa quando si hanno solo cinque minuti e anche loro potrebbero provarne la facilità di esecuzione. Al che è meglio tacere: l’amore dei condimenti è tutto nostro e finché non si mette piede in Italia non si può capire l’impegno e l’invenzione delle nostre salse, altro che ketchup o mayonese di cui i non esperti stranieri fanno uso. Pasta a parte, si continua con italiano uguale “mafia”. L’argomento è delicato e chi non è abituato con il contatto estero potrebbe anche risentirsene. – Ok, hai ragione – senza stare troppo a spiegare che il problema più comune, specie al sud Italia, non è tanto la mafia che non tocca il singolo turista impaurito, quanto più la piccola criminalità da strada, cosa tipica da Taranto vecchio, e non da Lecce (considerando il sud Italia) per esempio. Ma poi c’è anche “italiano” uguale “truffatore” e se la mente corre alla furbizia o all’ingegno per evadere le regole, allora per pur piccola che sia la truffa, forse un tantino di verità sussiste. Tanto per fare un esempio, gli inglesi rispettano le code in ordine e silenzio, siano esse chilometriche o meno; l’italiano non sopporta stare in fila per cui o lascia perdere o cerca di arrivare in fondo con milleuno modi. L’italiano “grida, gesticola, è sempre in ritardo, è l’ultimo ad alzarsi da tavola”. Lo si può capire solo vivendo in un altro stato a questo punto. Ed è assolutamente vero: la nostra cultura è prepotente, si esprime in un’esplosione (di gioia o di rabbia); nella metropolitana sono gli italiani e gli spagnoli i più rumorosi generalmente, così come gli ultimi ad arrivare in un ristorante (specie se considerati gli orari della cena inglesi) e gli ultimi a lasciare il posto a tavola. E il ritardo come spiegarlo? L’italiano è comodo, cammina poco e usa tantissimo l’automobile per cui, non essendo abituato ai trasporti pubblici (esempio tipico di Londra) non ne valuta bene gli orari, o forse è semplicemente sintomatico di una società più rilassata e dei tempi tipicamente italiani (sarà la voglia di godersi il sole, che invece all’estero non c’è, forse il passo veloce è dettato dalla pioggia?). Tante le scusanti, ma in effetti, alcune generalizzazioni dipingono perfettamente l’italiano medio.
L’ultimo, ma non per ordine di importanza, è: – Ah, italiano, Berlusconi e “bunga bunga” – e lì ci si irrita veramente. Se il Bel Paese è associato agli orrori del Governo Italiano che ci rappresenta, quali parole trovare per scusarsi e, soprattutto, come non dar ragione allo straniero?

loading...

NESSUN COMMENTO

LASCIA UN COMMENTO

13 + 12 =