foto Andrea StellaLe previsioni dei giorni scorsi sono divenute certezze, quasi a dover completare un puzzle studiato a tavolino. La sequenza del Piano generale del Governo centrale è elementare: i migranti delle coste africane giungono a Lampedusa, piccola isola italiana

nel Mediterraneo, vengono trasmigrati in Puglia, a Manduria, da dove scappano alla volta del nord Italia e poi verso la Mitteleuropa.

 

E mentre il fenomeno cresce, l’opinione pubblica e quella politica si spacca tra l’accoglienza e il rimpatrio e la popolazione civile si trasforma in squadre di interventisti a caccia dei fuggiaschi. Il dibattito incalza, si grida all’emergenza pur trattandosi di un fenomeno ingigantito dai riflettori ma che non si spegne con essi. C’è da chiedersi se dall’alto della politica internazionale non era prevedibile la migrazione di massa conseguente agli scontri del territorio libico. Così illustri politici e opinionisti occupano i maggiori spazi giornalistici nazionali e locali chiedendosi se è giusto il termine “clandestino” piuttosto che “immigrato” o “profugo”. Chiamiamoli “migranti” e per la legge matematica della proprietà invariantiva il risultato non cambia: 3000 anime stivate nella tendopoli di Manduria con “licenza di fuga”.

Si allontanano da soli o in piccoli gruppi, c’è chi trova un varco o scavalca un cancello, ma sono tanti ad allontanarsi dalla tendopoli. Alcuni sono stati trovati nei comuni vicini, ma la direzione è decisamente a Nord e in Francia, anche per una questione di lingua trattandosi in prevalenza di tunisini, ma c’è anche chi spera di raggiungere la Germania o il Belgio. Si calcola ormai che già alcune centinaia di migranti abbiano lasciato il campo in questi giorni. La situazione nel resto d’Italia è di totale disinteresse. Ieri è arrivato lo stop delle regioni alla dislocazione delle tendopoli per alloggiare i migranti clandestini. A tal proposito è intervenuto il Quirinale: Napolitano ha assicurato a Maroni il sostegno per appoggiare in sede europea le richieste dell’Italia mentre la telefonata tra il premier Silvio Berlusconi e il presidente della Commissione Ue sembra abbia prodotto un accordo. «L’emergenza immigrazione è un problema che riguarda tutta l’Europa e, come tale, deve essere affrontato e risolto a livello europeo» avrebbero concordato i due leader di governo. Ma il problema più urgente è come gestire i 22mila clandestini giunti in Italia dall’inizio dell’anno, come ha detto il ministro dell’Interno in Parlamento.

In realtà diverse regioni propongono di ricorrere ai permessi di soggiorno temporanei, previsti dall’articolo 20 del testo unico sull’immigrazione, per consentire ai tunisini di ricongiungersi con i familiari che possono trovare nei paesi dell’area Schengen.
Ieri a palazzo Chigi c’è stata la prima riunione della “cabina di regia” costituita per affrontare l’emergenza. Al tavolo con il premier il sottosegretario Gianni Letta, i ministri Roberto Maroni, Ignazio La Russa e Raffaele Fitto, il presidente della Conferenza delle Regioni, Vasco Errani, con altri governatori ed esponenti di Upi ed Anci. Berlusconi e Maroni hanno esposto la strategia del Governo: stabilizzare la quota di migranti grazie al blocco delle partenze che si spera di ottenere lunedì prossimo a Tunisi nell’incontro con il premier Caid Essebsi. Poi, distribuire tra tutte le regioni, escluso l’Abruzzo, i 22mila già arrivati, svuotando Lampedusa, per sistemarli in tendopoli in attesa di essere rimpatriati.

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