Nella giornata in cui crollano tutte le grandi, sorride solo il Milan, che mantiene saldamente la testa della classifica aumentando il vantaggio dal Napoli da tre a sei punti.  Perché mentre i rossoneri vincono e convincono contro la Sampdoria

(3-0, in gol Seedorf, Cassano e Robinho), dimostrando ancora una volta di essere una squadra vincente anche senza Ibrahimovic e Pato (uscito per infortunio al 40’ del primo tempo; per lui stiramento ai flessori della coscia destra che lo terrà lontano dal campo dalle due alle tre settimane), le inseguitrici non solo non tengono il passo, ma crollano.
Il Napoli perde in casa contro l’Udinese, orfana di Sanchez e Di Natale(la coppia ha segnato 38 gol sui 59 totali), mica gli ultimi arrivati; ciononostante la compagine friulana, come al solito perfettamente disposta in campo da Guidolin, ha giocato come se niente fosse e in sei minuti ha portato il punteggio sullo 0-2, con un giocatore del futuro (?) ed uno del passato partenopeo, ovvero Inler e Denis. Si parla di probabile futuro in azzurro per il centrocampista svizzero non solo perché il Napoli ha più volte manifestato un forte interesse nei suoi confronti, ma anche perché dopo il gol (bellissimo) lo stesso Inler non ha esultato. Tornando alla partita, gli uomini di Mazzarri hanno provato una reazione d’orgoglio con ripetute e costanti azioni offensive, ma Handanovic ha blindato la porta (parando anche un rigore a Cavani) fino al 95’, quando si è arreso a Mascara. 2-1 il finale.
Cade anche l’Inter, sconfitta a Parma per 2-0 da due ex juventini, Giovinco ed Amauri; la squadra è in totale confusione, in attacco Milito non è neanche l’ombra di quello dell’anno scorso mentre in difesa i problemi continuano e sembrano non avere soluzione, almeno finchè Leonardo sarà ancora in panchina. Pur correndo il rischio di essere ripetitivi non si può non sottolineare l’impreparazione a livello tattico dell’allenatore brasiliano, che sarà sicuramente un grandissimo motivatore ed una persona eccezionale, ma non ha assolutamente la preparazione necessaria per allenare, almeno in Italia (patria dei tatticismi). Tra le grandi vince ( Milan a parte) solo la Lazio, che in Sicilia schianta il Catania per 4-1 grazie ad un super Zarate, uomo assist e goleador con una magnifica punizione. Purtroppo un exploit come questo è arrivato solo a fine stagione, perché se l’argentino avesse giocato così almeno la metà delle partite da lui disputate la Lazio occuperebbe sicuramente una posizione di classifica migliore (non che il quarto posto vada male…).
Male invece la Roma, caduta in casa per mano del Palermo; 2-3 il finale, con i giallorossi portatisi avanti grazie ad un rigore di Totti, ma poi raggiunti da Pinilla (sempre dagli undici metri) e da Hernandez, a segno con una doppietta. Il gol al 92’ di Vucinic è servito solo per l’onore; il montenegrino però, se fosse stato più freddo sotto porta, avrebbe potuto consegnare alla sua squadra almeno un punto, visto che nella ripresa si è divorato un gol semplicissimo a porta vuota. Continuano quindi le difficoltà di Montella in casa, dove in quattro partite ha raccolto altrettanti punti (due sconfitte, un pareggio e la vittoria nel derby).
Abbandona i sogni di Champions la Juventus, che pareggia a Firenze per 0-0 in una gara che, come è facilmente intuibile dal risultato finale, non è stata il massimo dal punto di vista spettacolare.
Nelle zone basse della classifica bene il Chievo, che ipoteca la salvezza con il successo casalingo contro il Bologna (2-0), e il Cesena, che vince contro il Bari per 1-0 (la certezza matematica della Serie B, per i pugliesi, potrebbe arrivare già nella prossima settimana). Buon risultato anche per il Lecce, che pareggia contro il Cagliari per 3-3 dopo esser stato sotto per 3-1. Male il Brescia, che perde senza scusanti a Genova per 3-0.

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