Cosa ti ha spinto a intraprendere questo lavoro?

Cosa mi ha spinto non lo so assolutamente.
L’unica cosa che so è che disegno e dipingo da quando ho memoria, mi era sufficiente un po’di carta e una penna o matita per immergermi per ore nel disegno.

Sicuramente ciò che ha favorito lo sviluppo di questo mio interesse risiede anche nella mia infanzia, i miei non mi hanno mai ostacolato anzi direi incoraggiato, in più ero soddisfatto dei miei lavori, soddisfazione che col tempo si riduceva sempre di più in durata, mi spiego: più producevo più avevo voglia di fare meglio, e spesso distruggevo quello che avevo fatto in precedenza.
Un altro fattore che ha suscitato in me la voglia di continuare a produrre è quello della unicità di quello che io facevo.
Mi piaceva e mi piace tutt’ora sapere che nemmeno io posso replicare o duplicare il mio operato.
Ogni singolo lavoro si basa proprio su questo sulla creazione di un oggetto irreplicabile, unico, unicità conferitagli anche dai suoi difetti.
I difetti, per me caratteristiche, rendono irriproducibile con qualsiasi mezzo esistente la duplicazione di un dipinto.
Forse questa è la spinta che ancora conservo in me, fare e creare qualcosa di unico, di mio.

Quali aspetti formali e contenutistici hanno influenzato il tuo percorso artistico?

Nell’arco della vita di una persona, tante sono le cose che ne influenzano il carattere i modi e gli stati d’animo; nel mio fare , fondamentali sono stati i miei studi, ma forse ancor prima le mie passioni.
Ho sempre amato il colore, e insieme al colore la materia, e quindi le infinite possibilità di combinare le caratteristiche fisiche ed estetiche che questi ti danno.
Prima di parlare delle mie fonti d’ispirazioni, sottolineo che per me la tecnica è un mezzo per esprimere al meglio se stessi, e che per padroneggiare la tecnica bisogna conoscerla ed usarla e non lasciarsi sopraffare da tutto ciò che comporta il suo utilizzo.
Oggi è ormai affermatissima la digital art, e spesso vedo che questo mezzo prevarica le intenzioni comunicativo/artistiche degli stessi artisti, snaturandoli e uniformandoli a categorie che considero Big box Media, la mia pittura è il prodotto di tecniche miste, utilizzo il collage, la classica stesura a pasta, per passare alla più antica e magica stesura del colore a velature; sottolineo che scelgo quali tecniche usare a seconda dell’effetto da ottenere e della sensazione che mi piace trasmettere.
La mia estetica, le forme e cromatismi sono un misto di risultati che vengono fuori mentre dipingo, frutto forse della mia passione sfrenata per il fumetto d’autore a partire da Moebius sino a Bilal, K. Williams o il famoso Dave Mc Kean, fortissima influenza hanno avuto su di me gli artisti della secessione viennese, Klimt, Shiele, Kocochka, e poi gli espressionisti tedeschi e Sautine sino ai macchiaioli di cui adoro i cromatismi e le varianti dei bianchi e delle luci, per non parlare del superiore Van Gogh e delle sue vertiginose pennellate. Non sto qui a dilungarmi sulla storia dell’arte, ma adoro quel periodo tra metà ‘800 e prima metà del Novecento, escludendo il cubismo.

Esiste nella tua pittura un filo conduttore, un denominatore comune?

Nella mia pittura credo ci sia un filo unico, un collegamento tra i vari periodi, di fondo, guardandomi in dietro vedo una continua evoluzione basata sulla ricerca introspettiva del mio essere e del mio vedere.
Noto che pongo sempre al centro dell’attenzione l’uomo in quanto essere a contatto con se stesso.

Quale punto di vista adotti nel rappresentare la realtà che ti circonda?

Provo a raccontare il rapporto che ognuno ha con se’; in passato ero molto più attratto da sentimenti legati a sofferenze e malinconie, non li ho abbandonati, ora la mia attenzione verte più su emozioni e stati d’animo del quotidiano, del vivere umano, mantenendo inalterata la messa a fuoco sul rapporto con se stessi.

Si può ancora parlare di originalità? Cos’è per te l’originalità?

Dipende da cosa si definisce “originalità”.
Si può essere originali pensando a qualcosa di mai fatto prima d’ora, ma poi si scopre che qualcuno a qualche centinaio di km l’ha fatta cento anni fa.
Credo nell’originalità, nell’originalità e nell’unicità di ogni essere umano che crea, dopo però si deve capire se questa originalità è di alto valore oppure no.

Come rappresenteresti l’Italia di oggi?

Sono italiano, non sono un patriottico fanatico, ma ragionato; riconosco nella costituzione uno dei momenti più alti della nostra nazione e credo in questo momento storico di proteste e contestazioni come un periodo di riaffermazione della nostra elevata civiltà.
Come la rappresenterei? Scusate la mancanza di fantasia: con una pietra enorme legata alla caviglia! Potete immaginare chi è la pietra!

E’possibile visionare le opere di questo straordinario artista ai seguenti link:

www.equilibriarte.org/antoniologic

www.antonioleo.it

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