“Quando mai avrò un po’ di pace in questa casa?” – urlò Bianca, sbattendo la porta della camera da letto.
“Quando avrai imparato che non esisti solo tu con le tue esigenze. Se non ti spiace, ci sono anch’io! E mi hai scelto tu, perciò è inutile che bofonchi” – rispose un po’ alterato, ma più calmo, Eramo.

“Fai pure lo spiritoso, ma hai ragione, ti ho scelto io. E mi sono lasciata incantare dai tuoi modi, dai tuoi sguardi  … e dire che sembravi …” – ribatté lei, non riuscendo a terminare la frase, perché colta da un pianto dirompente.
A lui dispiacque sentirla piangere, essere la causa delle sue lacrime, ma, mentre provava dispiacere per lei, dall’altro sapeva che, prima o poi, sarebbe andata a finire così, ed era la vigilia delle Palme.
Qualcuno aveva assistito a tutta la scena, uno spettatore inosservato che, quatto quatto, si era appostato dietro al vetro della finestra e, senza fare il minimo rumore, aveva commentato tra sé: “Qui, devo proprio intervenire io”.
Eramo cominciava a sentire caldo dopo quello che era accaduto, per cui pensò di aprire un po’ la finestra, ed ecco che, subito, l’osservatore non visto ne approfittò per fare il suo ingresso nella stanza.
“Toh! E tu che ci fai qui piccolino? La tua casa è lì fuori, non qui” – gli disse lui.
Quegli, per tutta risposta, continuò a svolazzargli intorno e a fargli fare le giravolte, per seguirlo con lo sguardo, finché gli girò la testa e dovette sedersi.
A quel punto, l’uccellino si posò sul suo dito e cominciò a fissarlo dritto dritto negli occhi.
“Sai? Se non sapessi che è follia, penserei che tu ce l’abbia con me e che voglia dirmi qualcosa”.
“Che succede? Oltre ad essere stato cattivo con me ti metti anche a parlare da solo?” – intervenne Bianca, che aveva interrotto momentaneamente l’isolamento, ma solo per bere un bicchiere d’acqua.
Poi, osservando meglio, vide il piccolo ospite: “E tu? Che ci fai qui?”.
Il volatile non emise neanche un suono, ma, per tutta risposta, sollevò l’ala destra e prese nel becco due piccoli semi. Ne posò uno nel palmo della mano di Eramo e l’altro, svolazzando, in quello di Bianca, indi, prese la via d’uscita e volò a casa sua.
“Che strano!” – pensò lui – “Chissà cosa vuol dire!”.
“Mah!” – borbottò lei e, non avvedendosene, credendo di avere una pillola in mano, con un gesto meccanico, la ingoiò con l’acqua.
“Oh no! Che cosa ho fatto? E adesso?”.
Lui non se ne accorse affatto, assorto com’era, ma non solo per l’uccellino, meditava su quanto era accaduto poc’anzi.
Lei, senza aspettare che lui se ne accorgesse, spaventata, chiamò il medico, che le disse di non preoccuparsi, non sarebbe successo nulla.
Il medico, però, non sapeva che quei due semi erano speciali.
Lui, non sapendo bene cosa farne, uscì di casa e piantò il suo in un giardinetto, nel quale gli piaceva passeggiare. Quasi settimanalmente, ci andava e gli piaceva respirarne l’aria rilassante e catturarne gli attimi e i fotogrammi più intensi.
Lei, invece, contenta di avere ancora un fidanzato e di farlo, apparentemente, sentire bene, in sintonia con lei, pur sapendo di volergli bene, ma che il suo non poteva definirsi amore, pensò solo di andare a riposare e di dimenticare tutto, passerotto compreso.
Invece, qui ebbe inizio la vera storia.
Eramo, dopo aver piantato il seme, andò a procurarsi dell’acqua con cui innaffiarlo e nutrirlo, in fondo era un dono, perché sprecarlo?
Lei, chiuse gli occhi e si addormentò e iniziò a sognare.
Nel sogno, si ritrovò in un locale. Era uscita con Eramo e vedeva se stessa che gli posava la testa contro la sua e si facevano scattare una foto, mentre, in fondo, intravedeva il passerotto che la fissava, senza parlarle. Quello sguardo, però, la turbava.
“Non temere!” – le disse tutto a un tratto – “Voglio solo che scavi dentro te stessa e che mi dica se sei stata e se sei sincera”.
Essendo un sogno, non si meravigliò che questi parlasse, ma gli chiese: “Che vuoi dire? Cosa vuoi da me?”.
“La verità! Te la sei presa con lui, perché non ha assecondato un tuo capriccio, come, invece, in passato lo hai sospinto a fare, inducendolo a credere che fossero suoi pensieri spontanei per te, che stesse vivendo una sintonia profonda, una magica condivisione e veduta delle cose … ed ora ti chiedi <<perché non hai pace?>>”.
Eramo, intanto, si era seduto vicino al laghetto, dopo aver dato l’acqua al dono di quell’uccellino.
“Certo che è strano” – pensò – “Chissà perché ci ha regalato quei semi. Un vero passerotto si sarebbe spaventato e sarebbe scappato, invece lui voleva che mi sedessi. Mi piacerebbe rivederlo!”.
In quell’attimo, si girò a riguardare il dono ricevuto e rimase ancora più sbalordito, c’era già il primo germoglio. Era una pianta d’ulivo.
“Eh già! Che carino! Noi abbiamo litigato e lui ci ha donato i semi della pianta che simboleggia la pace. Tuttavia, è strano che sia cresciuto così velocemente!”.
Intanto, il sogno di Bianca proseguiva.
“Ricordi?” – le rammentava il passerotto – “Quella sera ti sei vestita a mo’ di bambina, con la frangia, il cerchietto nei capelli e ti sei divertita a comportarti teneramente, come hai fatto anche nei giorni passati, ravvisando in lui debolezza, tenerezza, facendoti chiamare <<bella, piccolina>>, ma … puoi dire, in tutta franchezza, di essere stata sincera con lui? Hai voluto che facesse qualcosa per te, l’ha fatta, ed ora? Sei felice? Fingi di esserlo con lui, e lo sai, gli fai credere che vada tutto bene, e poi? Non hai pace, non avete pace! Vi manca la sincerità, vi state usando per dei reciproci bisogni, ma così non si costruisce la pace.”.
“E secondo te che cosa dovrei fare? Ho questa persona che ha questo interesse per me, perché dovrei gettarlo via?”.
“Non ti ho mai detto di farlo, ma puoi non illuderlo, essere sincera e costruire una bella amicizia. Così, invece, per come stanno le cose, durerà un po’ e poi vi renderete conto di esservi usati, vi sarete privati della libertà e della sincerità, del dialogo vero. È su queste cose, sul rispetto, che si costruisce la pace.
Domani sarà la domenica delle Palme e tu vuoi trascorrerla così? Come la giornata di oggi?”.
“No, gli darò la mia palma, gli auguri e sarà tutto a posto, vedrai!”.
“Ne sei sicura? Se dovessi essere sincera con te stessa, potresti realmente dire che è così? Non è quello lo spirito di quel simbolo.”.
“No, lo so che non è così, ma che importa?”.
“Allora vieni con me”.
“Dove mi porti?”.
“In un posto che ti sorprenderà”.
Eramo, intanto, era ancora intento a fissare la pianta. Cresceva a vista d’occhio, era la cosa più bella che avesse mai visto. Una pianta forte, viva, vigorosa, troppo bella persino da vedere e che gli dava un profondo senso di serenità e di gioia, quella serenità e quella gioia che lui aveva lungamente cercato e che credeva di aver trovato in Bianca, ed ora, invece, ritrovava tutto quello che aveva sempre desiderato in quel dono che gli era stato fatto.
“Che strano! È come se, per la prima volta in vita mia, fossi felice per davvero, come se avessi tanta pace e domani sarà proprio la festa della pace, dell’amore, le palme … mi sembra persino troppo bello per essere vero! Non mi importa neanche più di quello che è successo, sono sereno!” – rifletteva contento, serafico.
“Ne sono lieto! Era proprio ciò che volevo!” – gli disse a quel punto il passerotto, presentandoglisi all’improvviso, vicino alla pianta, mentre Bianca li osservava, ma non poteva essere vista.
“Ma allora … tu parli! Lo sapevo io che dovevi essere speciale!”.
“Speciale come chi ti ha mandato quel dono?” – gli domandò.
“Tu? Sei stato tu a darmelo”.
“Si, ma da parte di una persona che tu hai trattato un po’ male e che ora, per essere stata sincera con te, non può più starti accanto, perché tu hai deciso che lei era il tuo ostacolo. Quel seme è il suo dono per te e puoi comprendere da solo cosa simboleggi e cosa sia quella pianta: quello che avresti potuto avere con lei, quello che lei voleva donarti.”.
“Ma … fra noi è finita da un pezzo, ora ho Bianca, ho la mia vita, è qui che voglio stare”.
“Ne sei veramente convinto? Tu, dentro di te, sai qual è la verità e sai di aver fatto del male a più di una persona e di aver preferito la compagnia di gente interessata e poco sincera, dai dubbi valori. Persone che ti hanno fatto illudere di aver raggiunto quello che volevi, di aver riavuto la tua vita, di vivere davvero, di avere una vita piena e matura, soddisfacente … ma, puoi dire che sia vero?”.
“Non ti capisco!”.
“Perché non vuoi! Allora facciamo una cosa! Prendi una foglia della pianta e avvicinala al cuore”.
“No, se le strappassi una foglia le farei del male. Lei è bella così com’è, non voglio che soffra”.
“Lo vedi? È la stessa cosa che ha pensato lei quando ti ha lasciato andare per realizzare i tuoi progetti ed ha accettato quelle colpe che tu le hai ingiustamente imputato, per non farti stare male, chiedendoti anche scusa per cose che non aveva fatto, ma di cui tu l’hai accusata, ferendola veramente”.
“Ma lei aveva sbagliato con me, avevamo litigato, e poi siamo troppo diversi, è stato anni fa, è durato poco …”.
“Non è vero, non è vero, non è vero, non è vero e, ancora, non è vero. E tu lo sai! Sai che è dipeso tutto da altro, il suo unico torto è di averti voluto realmente bene, di un amore vero, e di essere stata sincera con te, di aver espresso liberamente quello che sentiva, di aver colto le tue ferite, di averti mostrato che potevi realmente costruire qualcosa con lei, con la sincerità, col dialogo che tu le hai negato, con le tue bugie.
Tutto quello che ti ha proposto, hai finito per farlo con altri, quello che lei ti diceva lo hai dichiarato tuo, ma ad altre e ad altri, e lei l’hai messa in un angolo, acconsentendo a che quegli altri che frequentavi la ferissero a loro volta. Guarda quante foglie le hai strappato! È come se fossi voluto fuggire dalla felicità, convincendoti delle cose che le hai detto, per renderti tutto più facile, perché sapevi che lei era quella che non avresti più lasciato, con cui avresti costruito una vita vera. Vera e forte come quella pianta, vera come il dolore e l’insicurezza che lei ha percepito in te. Solo che non ne ha approfittato. Ha cercato di farli emergere e di comprenderti per aiutarti, per esserti accanto anche nei momenti difficili e, superato il dolore, essere felici insieme. Voleva regalarti la pace del cuore e la felicità.
E tu? Da ultimo che hai fatto? Le hai distrutto anche i più bei ricordi, piegandoti al volere di una persona che sai di non amare realmente, ma che ti vorrai convincere ancora più fortemente di amare per fare dispetto a lei, per opporti a lei. Ma opporti di che cosa se lei è sincera? Il dispetto lo fai unicamente a te. Bianca ti induce a fare cose nelle quali tu sai benissimo di non credere, ma te le fa passare per tue, con quelli che tu, con chi ti ha donato quella pianta, hai definito <<queruli miagolii>>.
“Adesso basta! Smettila! È un momento difficile e non mi va di parlarne”.
“E ti sei mai chiesto perché è sempre un momento difficile?”.
In quel momento, Bianca divenne visibile. Provenendo dal sogno, stringeva tra le mani la palma che gli avrebbe voluto dare il giorno successivo.
Si avvicinò e gli porse il suo dono tra le mani, che, in quel medesimo istante, divenne nero e si incenerì.
La pianta, per contro, divenne in un attimo un giovane arbusto, dai ramoscelli forti e rigogliosi e gli donava gioia solo a vederlo.
Il passerotto le volò vicino e un raggio di sole la illuminò e lui capì che, quello che gli aveva detto il passerotto, era vero e che quella lei che aveva lasciato, aveva rispettato il suo volere, quello di stargli lontano, ma che i suoi auguri e che il suo essere erano veri, erano quelli che gli donavano, realmente, la pace del cuore.
Buone palme a tutti voi!

Fine
Ogni riferimento a fatti, persone, situazioni, è puramente casuale e frutto dell’inventiva del narratore

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