Il Salento è un territorio formidabile, scrigno d’arte e di cultura, crocevia di popoli.  Pensando ai monumenti più significativi del nostro territorio la prima immagine che abbiamo è sicuramente quella dell’opulento barocco leccese, dalle sfarzose e scenografiche piazze alle elaboratissime chiese e basiliche.

Il secondo pensiero, non certo meno importante, lo meriterebbero le strutture architettoniche militari.

I castelli, le antiche mura, le torri. La costa salentina ad esempio è interamente costellata da strutture d’avvistamento, che svettano sulle alture austere ed imponenti o si adagiano sornione lungo le penisole a ridosso del mare.

La catena difensiva lungo la costa è stata voluta dall’imperatore Carlo V nel XVI secolo, per segnalare ed arginare le scorrerie dei pirati Saraceni.  Con l’ascesa dell’Impero Ottomano infatti, il Salento era diventato il primo baluardo d’Italia a combattere la minaccia turca ad est. Tale sistema di torri costiere permetteva quindi di avvistare con buon preavviso le navi pirata e le flotte ottomane e segnalarlo rapidamente per tutta la costa, accendendo dei fuochi sul tetto delle strutture. Ogni torre era infatti posizionata strategicamente in modo da rimanere in vista con le due altre sorelle a nord e a sud.

La torre di Santa Caterina in marina di Nardò è uno splendido esempio di come tale patrimonio culturale possa essere non solo amato poco e poco conosciuto dai cittadini, ma assolutamente dimenticato e lasciato nel più totale degrado.

Di pianta quadrata con scala a tre archi annessa, la derelitta torre aragonese versa nel più totale stato di abbandono assieme al bosco in cui è situata.  Non è però ancora allo stato di rudere, anzi è potenzialmente ancora un’ottima struttura se solo la manutenzione ordinaria comprensiva di restauro venisse svolta.

Indagando presso l’ufficio del catasto comunale di Nardò ho scoperto che la struttura ed il bosco stesso sono proprietà privata degli eredi Giulio. Tali “proprietari” non si vedono in zona da tempo immemore, e non paiono essersi mai preoccupati del monumento che loro stessi dovrebbero salvare dal tempo, lasciandolo invece sotto un velo dimenticato di incuria e declino.

La torre è assolutamente pericolante nella parte esterna. Dai beccatelli e dai cornicioni cadono spesso conci di tufo, così come dalle caditoie e dalla scala in pietra. La situazione oltre ad essere triste sul piano storico artistico e di salvaguardia del patrimonio culturale è anche pericolosa per i turisti ed i residenti che transitano nel grande bosco, zona di passaggio di bagnanti in periodo estivo poichè assolutamente accessibile dalla marina.

Mi chiedo come sia possibile che un simile bene possa ancora essere privato e non sia mai stata fatta una segnalazione. Non sono riuscito ancora a capire inoltre se la Torre di Santa Caterina sia riconosciuta come bene storico architettonico e quindi in teoria sottoposta a vincolo. La Soprintendenza Archeologica di Taranto non ha per adesso risposto alla segnalazione inviata.

Avranno troppo lavoro? Vedremo. Sta di fatto che sono pagati esattamente per questo.

Questa segnalazione è infatti atta a denunciare una triste realtà tipicamente italiana, per far si che il riconoscimento della torre sia messo in pratica dalla Soprintendenza e che quest’ultima possa magari agire con una dichiarazione di interesse culturale del bene immobile ed un giustissimo quanto possibile esproprio come previsto dal Codice dei Beni Culturali e dall’articolo 42 della Costituzione Italiana.

La legge lo prevede. Perché allora chiudere non uno, ma tutti e due gli occhi, calpestando la propria memoria storica e le radici della nostra terra?

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