“Domenica, coloriamo la piazza di giallo e di verde” uno slogan insolito ma che rende l’idea dell’obiettivo apolitico e apartitico che il coordinamento salentino “Fermiamo il nucleare” si è posto. Niente bandiere, né striscioni di appartenenza, né simboli associativi, nessun colore di riferimento, solo il giallo come il sole e come i simboli del nucleare e il verde come la natura per dire stop al pericolo incombente delle centrali nucleari in Italia.

Lo hanno spiegato stamattina in conferenza stampa alcuni rappresentanti del coordinamento che fa capo a tante associazioni, gruppi musicali e comitati spontanei di cittadini.

L’idea della catena umana, dopo l’iniziativa di Stoccarda, in Germania, che ha visto coinvolte 60mila persone, servirà anche a sensibilizzare l’opinione pubblica al referendum del 12 e 13 giugno prossimo, appuntamento che ha poca visibilità sui media nazionali e i cui contenuti non si portano a conoscenza della popolazione. L’incidente di Fukuschima, in Giappone, ha dato ancora una volta la dimensione degli effetti catastrofici delle centrali nucleari. Per non parlare dei costi relativi, sia al funzionamento a regime delle centrali che allo smaltimento delle scorie.
L’incidente in Giappone è stato determinante per la realizzazione della manifestazione spontanea, pensata già l’anno scorso quando si raccoglievano le firme di opposizione all’installazione degli impianti; oggi il pericolo si è amplificato. Inoltre, dopo Fukuschima, potrebbero cambiare i siti di destinazione italiani, orientandoli proprio nel Salento, unico territorio d’Italia fuori dalla griglia sismica del Paese.

Il nucleare non rende l’Italia indipendente dall’estero, non possedendo questa miniere di uranio il quale, tra l’altro, non è una fonte inesauribile come il sole e il vento per le rinnovabili. La Comunità europea ha imposto i parametri, 20/20/20 entro il 2020. Ossia 20per cento di riduzione di Co2, 20per cento di risparmio energetico e 20per cento di energia rinnovabile, obiettivi che con il nucleare verrebbero meno con il rischio di pesanti sanzioni. Per tutte queste ragioni e per la tutela e la salvaguardia dell’ambiente e delle generazioni future, domenica 17 aprile alle 11:30, tutti in Piazza S. Oronzo per formare, anche a Lecce, la catena umana contro il nucleare.

CONDIVIDI