Una nota del consigliere regionale PD, Antonio Maniglio, vicepresidente del Consiglio:“L’iniziativa della magistratura sul ‘caso Tecnova’ supplisce all’assenza delle istituzioni e della politica che, con grande ritardo, sta affrontando l’altra faccia delle energie alternative: lo sfruttamento dei lavoratori e, su un altro versante, l’elusione delle norme in materia di impatto ambientale.

E’ necessario, al punto cui si è arrivati, una rapida mappatura degli impianti già autorizzati e, nell’attesa di capire la potenza complessiva autorizzata, procedere ad una temporanea moratoria.
L’altro punto non attiene alle scelte politiche ma alla grave violazione di diritti umani.
La riduzione in schiavitù delle persone è un reato vergognoso. E bene hanno fatto i magistrati, che ogni giorno la destra delegittima, ad agire con rapidità per colpire con nettezza i presunti responsabili.
Ma spetta alle istituzioni aprire gli occhi e impedire nuovi abusi da parte di imprenditori senza scrupoli e faccendieri che fanno scempio del nostro territorio e dei diritti dei lavoratori.
E’ davvero impossibile per i comuni che rilasciano le autorizzazioni, spostare gli occhi dalle royalties, e controllare che sul proprio territorio non ci sia caporalato, lavoro nero e sfruttamento? E raccordarsi con ispettorato del lavoro e Inps?
Servono norme più rigorose che scoraggino ulteriori illegalità.
Per questo è quanto mai urgente la modifica e integrazione della legge regionale 28/2006 (‘Disciplina in materia di contrasto al lavoro non regolare’) prevedendo, oltre alla revoca dei finanziamenti eventualmente concessi, anche quella delle autorizzazioni sia regionali che comunali.
Solo un impegno corale di istituzioni, politica, associazioni e società civile può impedire, con un’azione di controllo democratico, il ripetersi di episodi vergognosi che gettano ombre pesanti sulla nostra splendida terra”

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