Un intervento di Antonio Maniglio (Pd): La Regione non può più sostenere con propri fondi il funzionamento dei Consorzi di bonifica. E questo è un punto di non ritorno.

Né ci interessa la querelle sui commissari da dimissionare. Sono stati nominati dalla giunta, a conferma che in questi anni il governo ha avuto tutti gli strumenti per fornire indirizzi ed esercitare un controllo nella gestione; compete ad essa revocare il rapporto fiduciario secondo quanto previsto dalla legge.

La vera domanda da porsi è un’altra: perché si è giunti a questa situazione, accumulando ritardi e non riuscendo a riformare i consorzi?

Il presidente Vendola addebita ogni responsabilità alla politica. Siamo d’accordo, a condizione che si aggiunga una postilla: è colpa della politica che conserva i carrozzoni del passato, che non ha il coraggio di innovare e di cambiare, che invece di riforme radicali sforna minestre riscaldate.

Ecco, anche per i consorzi si sarebbe dovuta scegliere da tempo la strada seguita per le energie alternative, per le internalizzazioni, per l’acqua pubblica: innovare nel merito e sfidare le resistenze al cambiamento.

Non pensiamo, naturalmente, a scorciatoie demagogiche e populistiche. Guardiamo a modelli sperimentati altrove (Marche soprattutto, ma anche Sardegna) che rispettando le norme nazionali (d.l. 152/2006) hanno affidato alle Province la tutela e il risanamento del suolo e dell’assetto idrogeologico, nonché la messa in sicurezza delle situazioni a rischio; mentre ai consorzi è stata affidata la gestione degli acquedotti rurali e dell’acqua per usi irrigui.

Prendiamo atto che in Puglia, dove i consorzi hanno dato prove di inefficienze colossali, si continua sulla vecchia strada.

Ci pare opportuno, infine, sottolineare due ultimi punti.

E’ un po’ stravagante affermare che la sospensione delle cartelle esattoriali (nel 2003) e il blocco del tributo 630 (agosto 2005) siano stati un errore. Forse ci si è dimenticati delle grandi manifestazioni e giustissime proteste popolari contro i consorzi che per anni hanno tartassato gli utenti senza dare loro alcun servizio; o delle sentenze di tribunali amministrativo che avevano annullavano piani di contribuenza.
Forse dovremmo essere un po’ più generosi con noi stessi e con battaglie di giustizia che tra l’altro, nel 2005, ci hanno consentito di battere la destra.

La grave situazione debitoria infine –ecco l’altro punto- non può essere scaricata sugli utenti.
Condividiamo pertanto l’allarme delle associazioni agricole e ci auguriamo che nel dibattito consiliare si possano trovare soluzioni che, per la loro gradualità, consentano di non appesantire ulteriormente la già grave situazione del mondo agricolo pugliese.

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