E’ arrivato puntuale all’appuntamento organizzato in suo onore il sottosegretario all’Interno Alfredo Mantovano, atteso dai simpatizzanti e dalla stampa all’ingresso dell’Hotel President a Lecce. Ma è stato subito “allontanato” da una telefonata del Ministro Maroni i cui contenuti non sono stati svelati tranne che nel sottolineare il momento di costante stato di emergenza

Non voleva essere una manifestazione politica quella di ieri sera, ma un  incontro “per far sentire l’affettuosa vicinanza di chi lo stima e ne riconosce la statura e la dignità dell’uomo” si leggeva nella nota informativa. Sala gremita e manifestazioni di affetto nel corso dell’incontro previsto per il Mantovano dimissionario in seguito alle vicende sui flussi migratori che hanno interessato la Puglia in questi giorni, si è invece trasformato in un momento di acclamazione per come ha condotto il problema migrazione e per il ritiro delle dimissioni. “E’ stato un atto dovuto dimettermi, per tener fede ad un impegno, per una questione d’onore” ha dichiarato Mantovano durante il discorso alla platea, “ma è stato altrettanto doveroso revocarle quando sono venute meno le ragioni per cui mi ero dimesso”.

Non sono mancati i toni critici e le note polemiche per chi lo ha accusato di populismo, per chi considera il Pdl in subordine alla Lega, per la mancanza di sostegno in tutta la vicenda. Chiari i riferimenti al collega e conterraneo Ministro Fitto, titolare della delega alle regioni e poco partecipe all’emergenza. Le dimostrazioni di solidarietà per le dimissioni non hanno avuto colore politico, mentre l’intera vicenda che si è rivelata un grosso problema per il Paese, secondo Mantovano è stata da più parti strumentalizzata La “trafila politico-istituzionale” di Mantovano è stata seguita dal sindaco di Manduria Paolo Tommasino che, forte della protezione ricevuta dal sottosegratario ha inteso seguirne le gesta. Presente anche lui alla manifestazione, ha raccontato con entusiasmo le telefonate di scuse per il disagio subito ricevute da Berlusconi e Maroni e il sostegno di Mantovano nella battaglia a tutela della sua comunità.

Le vicende. Tutto ha avuto inizio con l’allarme per gli oltre 20mila migranti sbarcati sulle coste italiane dall’inizio dell’anno; sito più gettonato in quanto geograficamente favorevole per l’approdo delle carrette del mare, Lampedusa. Quando la piccola isola si è congestionata, dal Governo si è provveduto allo smistamento alla volta di regioni meridionali, in campi militari dismessi. A Manduria, in provincia di Taranto, si stava attrezzando un campo per ospitare 4mila migranti ma l’intervento di protesta del sindaco Paolo Tommasino prima e Alfredo Mantovano dopo, hanno sedato gli animi della popolazione preoccupata per l’insontenibilità della situazione. Mentre al Governo si cercava di contenere l’emergenza al sud, il nord Italia se ne lavava le mani al grido di Umberto Bossi “fora de ball”. Atteggiamento che ha infastidito Alfredo Mantovano come ha lui stesso dichiarato, nonostante la sua simpatia per la Lega che considera la migliore delle organizzazioni politiche vigenti in Italia.

L’arrivo di altri migranti a Manduria trasbordati da Lampedusa hanno concluso quella che Mantovano ha soprannominato “La settimana di passione”. Le promesse che lui stesso aveva fatto alla popolazione di Manduria e Oria venivano meno, non restava che dimettersi. “Ho desistito alla mia posizione dimissionaria solo per l’impegno preso in seguito dal presidente del Consiglio Berlusconi e dal Ministro dell’Interno Maroni” ha commentato il sottosegretario. Impegno basato su 3 punti fondamentali: il permesso di soggiorno provvisorio per i migranti che possono circolare in tutta l’area Schengen (libera circolazione nei paesi europei aderenti al patto), la ripartizione dei migranti oltre il sud Italia, il contenimento dei centri con relativa riduzione delle tendopoli.

A risultato ottenuto, Mantovano si dice soddisfatto per aver “puntato i piedi”, atteggiamento indispensabile su questioni concrete.  La stima che il sottosegretario notoriamente nutre per la Lega, ha spiegato, è dovuta anche alla capacità di coesione, “non è il partito di Bossi il male del meridione ma le spaccature interne, ha ribadito. Al termine dell’incontro, il sottosegretario ha sottolineato l’importanza per il sud di non perdere l’opportunità del federalismo.