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Nella sonnacchiosa prematura ora pomeridiana dedicata al caffè, Riccardo Scamarcio, ospite del XII Festival del Cinema Europeo, ha incontrato la stampa per raccontare dei suoi progetti futuri e sottoporsi a qualche domanda.

Volto noto e amato del nuovo cinema italiano, ha subìto, per lungo tempo, l’ingrato riflesso di una notorietà che delle sue indubbie qualità estetiche ha fatto penalità, cedendo al qualunquismo del giudizio affrettato e saputo.
Ha invece ampiamente dimostrato, il bello e direi ad onore bravo, Riccardo Scamarcio di aver percorso una strada in ascesa, segnata dalla passione verace di voler fare l’attore “da grande”, dando vita, assieme a molti suoi più o meno coetanei, a quel ricambio generazionale del parterre di attori italiani affermati.
Una classe tutta nuova, slegata dalle esigenze di promozione del film in uscita, non più costretta a identificarsi con i personaggi interpretati, che segue vie alternative con sperimentazioni e ruoli meta-cinematografici.
E difatti, lo stesso Scamarcio, si diletterà anche nel ruolo di produttore per il prossimo film diretto dalla sua compagna e collega Valeria Golino, e lavora a due cortometraggi con questa nuova veste cinematografica con cui ci si può confrontare in modi differenti.
Impegnato a sperimentare un cinema libero dalle logiche di mercato, per produrre film a basso costo che possano essere messi in piedi con più facilità, in un momento storico difficile per il settore vista la sorte toccata ai fondi statali destinati allo spettacolo, Scamarcio si trova in concorso a Cannes con un lungometraggio  tedesco per la regia di Maiween Le Besco, regista sperimentale tedesca che dirige, in maniera assai originale, se stessa e Riccardo in una storia d’amore drammatica, in francese: tre macchine da presa che lavorano contemporaneamente e tanta improvvisazione instradata da un canovaccio.
Esperienza teatrale conclusa all’insegna del grande successo di pubblico e critica anche “Giulietta e Romeo”, tratta dalla celeberrima opera shakespeariana, che Scamarcio definisce un sogno nel cassetto avveratosi, per la varietà e universalità dei temi del grande autore cinquecentesco, padre di una cospicua ed esemplare fetta di drammaturgia, attualissimo ancora oggi, e per quella magia del palco: come stare sulla corda senza rete sotto, abbandonare se stessi e l’idea che si ha di sé per consegnarsi allo spettatore.
Ufficialmente lanciato in anteprima il prossimo progetto dell’attore: un film sulla scuola, diretto da Giuseppe Piccioni, la storia di un supplente di italiano che insegna per la prima volta. Tema caro a Scamarcio, quello della scuola, sia per i suoi esordi con la fortunata serie “Compagni di Scuola” e per essere notoriamente stato uno studente poco incline alla disciplina.
Il film in rassegna per il Festival del Cinema Europeo è “L’uomo nero” di Sergio Rubini, spaccato di un’Italia ormai scomparsa, di una generazione che nella mediocrità della semplice passione coltivava la musica o l’arte o il cinema, specie estinta perché vessata dai professorini che si fregiavano d’essere detentori della vera cultura.
Riccardo Scamarcio è simpatico, cordiale e affabile, molto diverso da quello che suggerisce la sua espressione un po’ imbronciata e i suoi occhiali dalle lenti scure, è un attore che mostra di avere passione, quella autentica che rende deboli perché mette in gioco la parte più vulnerabile, l’anima. E la mette in gioco ogni volta, in ogni scena, in ogni espressione da prestare alla macchina da presa o allo sguardo altrui.

 

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