A Manduria è caos tra nuovi arrivi e “fuggitivi”.  L’accoglienza del Salento è proverbiale ma sono in molti a chiedersi il ruolo delle Regioni del Nord e dell’Unione  Europea. A Fatti e opinioni, Martedì 5 Aprile alle 17 se ne parla insieme alla politica e ai mediatori culturali

C’è un dovere della politica in queste ore: chiarire il discrimine tra accoglienza e sicurezza pubblica, tra immigrati clandestini e rifugiati. Non coglierlo porterebbe ad inutili equivoci, al dilagare del “populismo” e della logica dell’accoglienza si, ma non in casa propria.
Nelle ultime ore la situazione a Manduria è fuori controllo, si “danno i numeri” dell’emergenza e poi si smentiscono; ad oggi le persone presenti nelle tendopoli attrezzate dal Ministero dell’Interno dovrebbero essere 1602, contro le 2300 del giorno prima, a causa del continuo esodo degli “internati”: soltanto ieri ne sono scappati 700, complici le reti di recinzione in cattivo stato e una vigilanza distratta.
Berlusconi ci teneva a svuotare Lampedusa e i lampedusiani sono stati accontentati, ma i pugliesi, loro no, possono accogliere e accogliere, in fondo è terra che, nel non lontano 1991 ospitò ben 20.000 albanesi. Intanto saltano le teste, con le dimissioni del sottosegretario dell’Interno Alfredo Mantovano e il Sindaco di Manduria (Pdl) Tommasino, che inermi hanno assistito ad arrivi che sistematicamente superavano il numero degli annunci governativi. Sempre e solo numeri. Ma l’emergenza tunisina ha voci e volti, quelli di migliaia di persone che gridano: “liberté, liberté”, che dormono all’aperto per protesta, che vogliono scappare perché la Puglia non è per loro “lamerica”, parafrasando il noto film di Gianni Amelio, ma è un inferno. E i gironi di questo inferno non si chiamano solo Puglia, ma Basilicata, Campania, Sicilia e Sardegna, non Lombardia, Piemonte e Veneto, lì ci sono i paradisi (quelli fiscali, forse). A Fatti e opinioni ci chiederemo come mai, oggi, si assiste ad una diffusione tanto evidente del senso della paura nei confronti dell’altro, e perfino del razzismo; parleremo di questa emergenza, cercando di dare informazioni ai radioascoltatori, insieme alla politica e ai mediatori culturali, su quello che succede, cosa faranno Governo, Regioni e Unione Europea, impegnati a vario titolo nel difficile momento attraversato dai popoli nordafricani.

 

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