Vignetta Massimo DonateoIl film-maker è una figura professionale  – anche un’attività amatoriale – apparsa in questi ultimi decenni in cui lo sviluppo tecnologico ha permesso la nascita di un cinema indipendente anche se povero

I movimenti di macchina

“Sistema di proiezione di immagini in movimento”,  si legge sul dizionario alla voce “cinema”. Stiamo parlando della caratteristica fondamentale, propria del cinema. Perché l’idea di “proiettare immagini” è  rubata alla fotografia, la differenza sta soltanto nel mezzo usato, il “proiettore”, mentre il “movimento” è l’invenzione. Con la quale nasce il cinema. Un parto durato quasi un secolo, dal 1825 al 1895. Soprattutto in Francia. Idee nuove applicate a macchine già in uso; macchine del tutto nuove; inventori all’opera, qualcuno (importante!) con la voglia di stupire, di dare spettacolo.
Ancora una precisazione. Le immagini in movimento dentro l’inquadratura, al posto della immagine fissa, sono la prima invenzione che ha fatto nascere il cinema. Questa invenzione è tecnologica, sono appunto le macchine per riprendere le immagini in movimento, cioè l’invenzione durata un secolo. Ma verso la fine di questo secolo ci sono state altre invenzioni della “durata” di un’idea, o poco più, relative cioè all’uso della macchina da presa: quando la macchina da presa è stata spostata per riprendere diversi punti di vista; quando la macchina è stata utilizzata facendola muovere su un carrello; quando la macchina è stata provvista di un perno che permetteva di ruotarla su se stessa.  Oltre al movimento dell’immagine nell’inquadratura, si aggiungeva il movimento di macchina, che rendeva fluida la sequenza filmica.
Con il carrello e con la ripresa panoramica il film può controllare tutto lo spazio attorno alla macchina da presa. Se si aggiunge un dolly, sarebbe una piccola gru che si monta sul carrello, e si combinano i movimenti della macchina su se stessa ( panoramica), del carrello e del dolly, abbiamo un numero assai ampio di soluzioni per descrivere la scena. Panoramiche orizzontali, verticali, diagonali, senza o con carrello in avanti, indietro, laterale, aereo.
I movimenti di macchina hanno una forza espressiva perché sembra proprio che cerchino qualcosa che non si vede ancora, che deve essere visto per comprendere dove accade quello che sta accadendo, perché accade, quali sono gli altri elementi  che condizionano gli eventi e i personaggi che vediamo. Con la panoramica si ha un “percorrere  lo spazio”; con il carrello, che segue l’evento, si ha un “fluire del tempo”. Spazio e tempo:  conquiste  del linguaggio filmico per cui il linguaggio stesso è definito e compiuto.
Pensiamo ai film western, alla macchina posta sul carrello in ferrovia che riprende la cavalcata dei banditi che inseguono una diligenza con dentro gente terrorizzata. Oltre alla sparatoria, accade qualcosa di più importante che ci avvince e ci fa stare in ansia, che ha a che fare col “tempo”, e cioè l’avvicinamento dei primi alla carrozza, lento, inesorabile. Questo è il “movimento a seguire” o di accompagnamento; è un movimento semplice, la cui forza espressiva dipende in gran parte da ciò che si riprende, e comunque dà all’immagine dinamicità e senso del tempo che fluisce.
Il carrello inoltre, proprio perché ha il potere di allontanarsi o accostarsi agli oggetti e ai soggetti, svolge una funzione estremamente importante, quella di passare dalla descrizione all’introspezione. Si descrive la scena con un carrello in panoramica, poi la macchina individua il personaggio: dunque il personaggio è in un ambiente precisato e descritto. Il carrello si avvicina per farcelo conoscere meglio; si avvicina fino al primo piano e capiamo che sta guardando qualcosa:  una vetrina con cose da mangiare. Lo sguardo è inequivocabile. Questo è il “movimento con distanze variabili”, diffuso tra i registi soprattutto nel dopoguerra. Si  arrivò al movimento variabile perché permetteva di seguire il personaggio, così come egli si muove nell’ambiente di una stanza per esempio, e il movimento divenne anche prolungato: si definì in questo modo una sequenza senza interruzioni. Fu inventato il piano sequenza ( ne abbiamo accennato in articoli precedenti ), che risultava come una contrapposizione al montaggio. Infatti come abbiamo già detto è diventato possibile fare un film  con una sola ripresa (fatte salve le ovvie difficoltà ). Orson Welles, Alfred Hitchcock, Michelangelo Antonioni, Ingmar Bergman, Jean-Luc Godard, per citarne alcuni, hanno adottato l’uso di questo piano sequenza, potremmo dire “ per stare più vicini al personaggio”.
Ed ecco di nuovo la tecnologia: si può fare a meno del carrello nel piano sequenza montando la macchina su un sistema che permette di evitare le oscillazioni del braccio e della spalla dell’operatore. La steadycam. Con la macchina in spalla si può seguire il personaggio  in spazi angusti, in movimenti stretti  e liberi. Il carrello resta per le altre situazioni e gli altri movimenti.
Intanto il nuovo uso del movimento di macchina ha permesso di superare il passaggio per “stacco” da un piano all’altro, o da un personaggio all’altro. Si evita il salto brusco, a meno che non abbia una forte giustificazione, per esempio il personaggio in primo piano di colpo si accorge di un oggetto particolare, ed ecco per “stacco” si inquadra l’oggetto. Ma se si deve passare dal primo piano di un personaggio a quello di un altro personaggio, allora è meglio muovere la macchina  dall’uno all’altro, senza stacchi. Insomma sempre più si tende alla continuità del movimento che rende la narrazione più scorrevole, che mette in risalto i “problemi” dei personaggi, dunque l’aspetto psicologico.

 

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