Qualche tempo fa, passeggiando con la macchina per le vie di Novoli, mi ritrovai davanti all’antico Convento dei Padri Passionisti. Fu un attimo. La strada era lì e non potevo permettermi alcuna distrazione perché altrimenti avrei rischiato di tamponare qualcuno.

Ma in quell’istante, il tempo di uno sguardo fuori dal finestrino sulla facciata della Chiesa e sul cortiletto, riscoprii alcuni frammenti di vita passata. Ricordi sbiaditi, ma che tuttavia, spesso, rimangono indelebili nella mente di ognuno di noi. Decisi allora di fermarmi, accostai, spensi il motore della macchina e mi avviai verso il Convento. In quella giornata, particolarmente movimentata, accettai volentieri l’idea di prendermi una breve pausa per fare un salto nel passato.
Nei pressi della cancellata l’aria che si respirava cominciò ad avere un sapore diverso. I miei occhi si fermarono a guardare le vetrate del vecchio asilo annesso alla Chiesa; là, dove più di vent’anni fa iniziai il mio percorso di formazione. Pensai alle tante corse lungo il corridoio insieme agli altri compagni, sentii le raccomandazioni di mio padre, quelle di comportarmi bene e di non mettere la testa fra le inferriate perché poteva essere pericoloso, durante le ore di ricreazione. La vita di un essere umano è fatta anche di luoghi cui si legano sensazioni irripetibili. Abitavo lì vicino ed il campanile del Convento era ben visibile dal terrazzo di casa. Nei tramonti primaverili osservavo in lontananza la sua forma e i tantissimi rondoni che saettavano intorno come se volessero assediarlo.
Con mio padre durante l’estate eravamo soliti uscire a tarda ora per fare una passeggiata e spesso ci dirigevamo al suo cospetto. Una notte scoprimmo che all’interno di una delle fenditure sulla straordinaria facciata in stile gotico, una coppia di barbagianni aveva nidificato. Al nostro puntuale arrivo i due rapaci facevano capolino e nella quiete notturna si udiva solo il loro verso acuto, spettrale. Di tanto in tanto uno di loro spiccava il volo per dirigersi a caccia nelle campagne vicine, sorvolando sui nostri sguardi e scomparendo nell’oscurità come un candido fantasma alato. Era davvero molto bello vedere i barbagianni nella loro abituale dimora. Si percepiva la vera essenza della nostra terra. Alcuni anni dopo, per motivi discutibili, forse legati al miglioramento dell’aspetto estetico del Convento, le fenditure furono tutte murate impedendo ai barbagianni di tornare. Nonostante questa assenza la magia del luogo resiste tutt’ora, regalandomi ogni tanto piacevoli fughe dalla realtà quotidiana.
Alcuni cenni storici sul Convento
Recatisi in missione nella comunità novolese, intorno all’anno 1876, i Padri Attanasio, Carlo e Francesco posero le basi per la costruzione di un rifugio che avrebbe dovuto accogliere alcuni membri della congregazione Passionista. Novoli, secondo l’allora arciprete Don Oronzo De Matteis, rappresentava uno scenario di tranquillità e solitudine idoneo per ritirarsi regolarmente in preghiera. Egli, convinto di istituire la presenza di almeno due Padri in paese, decise di preparare un’istanza al Padre generale della congregazione. Quest’ultimo concordava sul fatto che Novoli sarebbe stato un terreno “fertile” per l’edificazione di un convento e accettò di buon grado l’idea dell’arciprete. Così l’8 dicembre del 1887, su un terreno donato dai germani Mazzotta, venne posata la prima pietra sotto la benedizione di Padre Anselmo, religioso Passionista. Diversi anni dopo, precisamente il 12 agosto del 1906, il Vescovo di Lecce Monsignor Gennaro Trama consacrò l’imponente Chiesa. I lavori si ultimarono con la realizzazione di un campanile (ottobre 1909), all’interno del quale venne collocata una campana di ben 400 Kg. che ancora oggi risuona accanto ad una più piccola esistente sin dalla costruzione del Convento. Nel 1968 la Chiesa ospitò le reliquie del fondatore, San Paolo della Croce.

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