Secondo quanto dichiarato dal Governo ci sono da cantierizzare investimenti per 8 miliardi di euro entro la fine dell’anno, ma in concreto siamo ancora alle dichiarazioni di intenti. Il famoso Piano per il Sud, al momento, continua quindi ad essere un bel titolo per un capitolo, purtroppo, ancora in bianco.

Principi generali, logiche di fondo, obiettivi di massima, ma ad oggi, quando mancano soltanto otto mesi alla scadenza indicata, non sappiamo nulla su quali risorse verranno investite, quando e per fare cosa. Con queste premesse il dibattito sui progetti per rilanciare il Mezzogiorno d’Italia rischia di restare nella pura, ma sterile, accademia.
Si parla tanto di infrastrutture, bene, si facciano. Il “piccolo particolare” è che non ci è dato però ancora di sapere con certezza quali infrastrutture si potranno realizzare, quando e, nel dettaglio, con quali soldi le imprese ed i lavoratori potranno cominciare a lavorarci. Neanche su quell’opera che, a giudicare dalle dichiarazioni di qualcuno, sembrerebbe addirittura già essere prossima all’inaugurazione, la SS275, si è ancora a conoscenza del parere del Ministero competente.
Ma ammettiamo anche l’ipotesi, attualmente per assurdo, che questi lavori partissero domani, cosa si ha in programma di fare affinché queste infrastrutture vengano utilizzate per portare investimenti sul territorio? In altre parole, cosa si sta facendo, in concreto, per rendere attrattivo il Sud ed il Salento per i piani degli imprenditori, locali, nazionali o esteri? Al momento l’unica certezza è la scomparsa delle Zone Franche Urbane per il Sud, che davvero avrebbero potuto rilanciare l’economia di zone svantaggiate sul territorio meridionale, mentre le proposte del Governo, al contrario, dirottano la fiscalità di vantaggio sulle città settentrionali, come Milano.
Nulla, inoltre, è ancora dato di sapere sul ruolo che avranno, in questo Piano, i settori tradizionalmente trainanti della nostra economia: agricoltura, turismo ed artigianato. Così come non si sa nulla rispetto alla piccola e media impresa, attualmente in grave difficoltà a causa della crisi congiunturale, che invece, se ben sostenuti, potrebbero rappresentare il motore trainante della ripresa economica, del Mezzogiorno ed in generale dell’intera Italia.
Per non parlare di un aspetto ancor più rilevante dal punto di vista strategico. Oltre a respingere i clandestini/profughi/ “anime in pena” che in questo periodo solcano il mare, cosa pensa di fare il Governo, sul piano dei rapporti internazionali, per mettere economicamente a frutto la nostra posizione centrale nel Mediterraneo?
Ci piacerebbe che il Governo, oramai impegnato da diversi mesi in questa perenne sponsorizzazione del Piano, provasse a fornire concretamente almeno qualcuna di queste risposte. I lavoratori, gli imprenditori ed il territorio tutto, certamente ringrazierebbero. Ma, purtroppo, siamo ancora alla fase delle chiacchiere in assoluta libertà. Oggi, quindi, quando mancano soltanto otto mesi di speranza, le concrete aspettative del Mezzogiorno d’Italia restano ancora tristemente inevase, mentre il Parlamento continua ad essere sequestrato dagli avvocati del Premier.

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