Un supermercato, a volte, può trasformarsi in un grande teatro. Figuriamoci un ipermercato! O un grandissimo centro commerciale, con tanto di scale mobili, piani, espositori, magazzini. Immaginato? Bene, perché è proprio qui che ci troviamo!

Luana voleva fare una bella sorpresa al suo fidanzato, Giovanni.
Gira di qua, gira di là, non le venne in mente niente di originale.
“L’unica cosa che mi ronza per la testa, è nascondermi in un grandissimo uovo di Pasqua, ma se lo facessi realizzare da una pasticceria, costerebbe troppo. Chissà se il direttore del centro commerciale può venirmi incontro in qualche modo!” – pensava tra sé la ragazza, mentre ammirava le coloratissime confezioni di dolci pasquali.
“Scusi?!” – domandò ad un magazziniere – “Saprebbe indicarmi l’ufficio del direttore? Avrei bisogno di parlargli!”.
“Certamente signorina, ma non so se la faranno salire. Deve proseguire di qui, girare a sinistra e poi salire su per quella porta, se il vigilante la farà passare!”.
“Io ci provo! Grazie mille!”.
Detto, fatto! Le indicazioni furono precise, esattissime, così come la resistenza della vigilanza.
A questo punto, non le restava altro da fare che spiegare la situazione.
“Mmmmphhh!” – ridacchiava il vigilante, cercando di trattenersi – “Di tutte le cose che ho sentito, questa è la più ridicola. E si aspetta che io la lasci passare?”.
“Perché no? È la verità, ed è la richiesta di una cliente!”.
“Per le richieste dei clienti deve rivolgersi alla direzione commerciale o, al più, al marketing” – le rispose un signore, uscendo proprio dalla porta per la quale lei voleva passare.
“Ma che ne sa lei? Di che s’impiccia?”.
“Oh, buongiorno direttore!” – salutò il ragazzo, scoppiando a ridere poco dopo.
“Cooome? Quello è il direttore? Perché non me lo ha detto subito? Si vergogni!”.
“Ah, io?” – proseguendo a ridere.
“Direttoreeeeeeee!” – urlò lei, inseguendolo – “Si fermi, per favore! Ho una cosa importantissima da chiederle!”.
“Teoricamente …” – replicò quello arrestandosi – “… non dovrei impicciarmi, ma giacché è Pasqua, mi dica” – scostandosi gli occhiali e girandosi a fissarla in volto.
Luana ripeté nuovamente l’idea che aveva avuto e l’esigenza che voleva soddisfare, ma il direttore non sembrava molto convinto.
Prese un foglietto di carta, segnò, di suo pugno, un appunto e riprese: “Come le dicevo prima, si rivolga all’ufficio marketing”.
Lei lo lesse un attimo e ribatté: “Grazie, grazie infinite!”.
Questa volta, il vigilante accompagnò la ragazza dinanzi all’ufficio desiderato e qui, l’impiegata, letto il biglietto del direttore, le rispose: “Prego, mi segua!”.
Il biglietto diceva di accompagnare la ragazza nel laboratorio di pasticceria, che curava la produzione dolciaria del marchio di quei grandi magazzini. Giunta qui, avrebbe dovuto ripetere al pasticcere la sua esigenza.
Fu quello che Luana fece e questi la accontentò di buon grado.
“Le spiego anche perché. Vede, in occasione della Pasqua, stiamo pubblicizzando le nostre uova, ma anche il centro commerciale, e sicuramente il direttore avrà pensato che questa sia una grossa occasione per promuovere il prodotto e farlo sentire più vicino alle esigenze del cliente. Ecco perché ha voluto che mi rispiegasse tutto. Bene, si può fare se lei è d’accordo!”.
“Come no? Certo che sono d’accordo!”.
“Allora, segua la signorina del marketing. La prepareranno in un attimo, con la collaborazione dei nostri assistenti. Io vado a chiamare il fotografo e tutto lo staff necessario”.
Intanto che fervevano i preparativi, Giovanni, il fidanzato di Luana, si trovava proprio al reparto dei dolciumi di quel centro commerciale, per scegliere un uovo di Pasqua per lei.
Camminando, gli sembrò di vederla al di là del vetro del laboratorio.
“Devo essere proprio stanco” – pensò, avendo finito da poco di lavorare in ufficio – “Adesso ho pure le allucinazioni!”.
Luana, invece, accortasi di lui, per non farsi vedere, si infilò in quello che doveva essere l’uovo promozionale del centro, alto ben dodici metri, con l’ausilio di una scala posta lì vicino, per rimetterci il coperchio sopra.
Ora, il problema non fu tanto entrare in quell’uovo, quanto esserci entrata.
Sentì la voce del pasticcere che la chiamava, il fotografo che sbuffava, la truccatrice che tacchettava su e giù per la sala e l’impiegata del marketing che la chiamava, perché “Fino a un attimo prima era qui, vicino a me. Non so come spiegarmelo! Non risponde neanche al cellulare!”.
Eh no, non rispondeva al cellulare, perché si era scaricata la batteria.
Luana provò a chiamarli, gridando a gran voce: “Sono qui! Aiuto!”, ma nessuno la sentì, era come essere in un bunker.
Improvvisamente, si sentì sollevare, come da una specie di gru, ed era proprio così, e trasportare tra i vari reparti e si rese conto, per la prima volta da quando aveva messo piede lì dentro, di essere sola e al buio.
“Oh mamma! Mi manca l’aria e mi gira la testa. Poi, non so, è come se non riuscissi a deglutire! Oh povera me! E adesso? Che faccio? Calma! Devo stare calma! Respira Luana, respira” – disse a se stessa, inspirando ed espirando un sacco d’aria, tutta dal profumo cioccolato.
Giovanni, intanto, aveva terminato il suo acquisto, prendendole un bell’uovo da un chilo.
“Sarà contenta! Lei ama la cioccolata! Ne avrà per un bel po’!” – pensò, non sapendo quanto questo fosse vero.
“Oh, guarda! Stanno issando l’uovo da esposizione. Quasi quasi la chiamo, le piacerebbe vederlo da vicino!”.
“Uffaaaaa! Mi viene da piangere!” – diceva Luana – “Chissà che starà facendo Giovanni adesso! E il direttore? Mi prenderà per una bidonista! Che figura! Una volta tanto che avevo avuto una botta di fortuna! Ehi, aspetta! Ho detto botta? Ma certo! Come ho fatto a non pensarci prima?” – cominciando a dare tante spallate all’uovo, tutte sullo stesso lato – “Prima o poi, dovrà pur cedere, no?”.
Il dirigente, invece, tornato dalle beghe esterne, fu molto seccato udendo l’accaduto.
“Va bene!” – si pronunciò – “Procediamo con la festa e l’assaggio dell’uovo nell’ingresso salone. Sceglieremo un bambino tra il pubblico e gli faremo rompere l’uovo col martelletto. Sarà lui il testimonial, anziché la ragazza. Ci avrà ripensato! È una seccatura, ma non possiamo perdere tempo. Siamo alla vigilia di Pasqua!”.
Fuori impazzava la musica, se anche avesse continuato a gridare, nessuno avrebbe sentito la povera Luana.
Giovanni provò molte volte a chiamarla, gli dispiaceva che perdesse quel momento, pensava che si sarebbe divertita come una matta. Non poteva immaginare quanto fosse vicino e quanto stesse diventando matta.
“Uff! Non ne posso più! Adesso mi fa anche male la spalla. Ma cos’è? Cioccolato al cemento?”.
Mentre lei diceva così, arrivò il momento tanto atteso dai bambini: la rottura dell’uovo!
I volontari erano tanti! Ciò che più stava loro a cuore, era che dentro c’era una sorpresa meravigliosa.
Luana non se ne avvide, perché il manufatto era enorme. Al suo interno, però, proprio dove lei teneva i piedi (avrebbe dovuto pensare che un ovale ha delle rotondità, per cui, come poteva posare perfettamente le estremità inferiori, come su un piano orizzontale?), c’era una tavola, con una molla sotto.
Una volta rotto l’uovo, il bambino avrebbe dovuto schiacciare un bottoncino di cioccolata e sarebbero saltate fuori un sacco di sorprese.
Proprio mentre si stava per procedere, dai reparti pasticceria e giocattoli, chiamarono urgentemente il direttore: in mezzo a tutto il trambusto, avevano dimenticato di sistemare dentro i gadgets.
“Oh no! Ma che cosa ho fatto di male oggi?” – scuoteva il capo il dirigente, tenendoselo tra le mani – “È iniziato tutto con quella matta! Avrei fatto bene a non darle retta!”.
“Vorrà dire che lanceremo noi i giocattoli da dietro al palco!” – disse il responsabile di reparto, correndo col suo staff verso il salone.
“Mi dispiace! Avrei dovuto porre più attenzione! Tuttavia, la scomparsa della ragazza mi ha distratto e non ci ho più pensato! Non so come scusarmi! Mi creda!” – asserì il pasticcere al direttore, mortificato.
“Va beh! Ormai siamo in ballo, balliamo!” – rispose questi, per poi dirigersi, entrambi, al luogo della festa.
“Tre … due … uno … viaaaaaaaaaaaaaaa!!!!!” – gridavano tutti insieme, mentre il bambino rompeva l’uovo e schiacciava il bottoncino.
“Liberaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa” – urlava Luana, proiettata fuori come un missile, rendendosi solo conto di essere riuscita ad uscire, e trovandosi sbalzata, non sapeva come, fra le braccia di Giovanni, che, strabuzzando gli occhi nel vederla, ne seguì attentamente la traiettoria, prendendola al volo.
“Luana! Questa si che è una sorpresa!” – esclamò.
“Giovanni!”
“La ragazza!” – dissero, in coro, il direttore, il pasticcere e gli impiegati.
“Direttore!” – ribatté lei, mentre piovevano giocattoli.
Lui colse subito la palla al balzo, ed essendoci le telecamere, sorrise e presentò l’idea originale come spot del centro commerciale: “Cogli al volo l’occasione!”, spiegando che solo da loro si potevano realizzare vere sorprese e accontentare ogni tipo di richiesta e di cliente.
Finita la farsa, Giovanni diede il suo uovo a Luana, chiedendole spiegazioni.
Lei apprezzò il pensiero, ma, data la vicenda occorsale, corse in bagno disgustata, inseguita, a sua volta, da un dirigente di una casa cosmetica, che la voleva come testimonial per un profumo al cioccolato.
“Mai più, mai più cioccolato in vita mia. Solo colombe!” – giurò Luana dinanzi a tutti, mentre Giovanni, sostenendola, la riconduceva a casa.
Fine
Buona Pasqua a tutti!
Ogni riferimento a fatti, persone, situazioni, è puramente casuale e frutto dell’inventiva del narratore

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