La partita con l’Inter, dopo la lettura dei vari commenti fatti dagli aventi causa, sembra si sia risolta con un risultato positivo per il Lecce. Sappiamo, purtroppo, non essere stato così…

Se è giusto non autocommiserarsi e darsi una carica positiva, è altrettanto giusto vedere le cose con grande realismo e, se il caso, con una punta di cinismo altrimenti si corre il rischio di sovrastimarsi e di considerare gli eventi negativi come solo colpa del destino cinico e baro.
Non può assolutamente essere sottovalutato il fatto di come, solo un mese fa, il Lecce avesse 27 punti (pareggio in quel di Brescia), ed oggi di punti ne ha 28; di come  un mese fa il vantaggio sulla zona pericolo fosse di quattro punti e  di come oggi si sia totalmente dentro la zona pericolo; di come in un mese si siano realizzate solo tre reti e se ne siano subite sei, peggiorando sensibilmente il saldo, già negativo, tra reti fatte e subite. Ma poiché la tiritera che si sente dire dall’inizio del campionato è quella di un Lecce che, a parte qualche partita, ha sempre giocato bene, mentre per tutte le altre partite giocate è stato quasi sempre sfortunato per qualche disattenzione, ci può essere il rischio che anche i calciatori si convincano veramente che sia così e, pertanto, si limitino ad accettare le sconfitte come delle fatalità ineliminabili. A tal proposito vorrei ricordare che in squadra abbiamo molti calciatori  che hanno subito diverse  retrocessioni che, il più delle volte, sono state considerate immeritate; è pur vero che molti di questi hanno anche contribuito alla immediata risalita. Questo potrebbe anche essere un aspetto positivo nel senso che le sconfitte non abbattono il morale della squadra, ma non va dimenticato che potrebbero anche, come già detto, essere considerati eventi non modificabili.
Perché questa lunga premessa?  Poiché in questa pausa campionato non c’è stato giorno in cui non si sia letto di ex grandi giocatori ed opinionisti di grido (mi riferisco, tra gli altri, a Corso ed a Zoff) che non abbiano detto: “tranquilli, il Lecce si salverà”, non vorrei che nella squadra, si instaurasse, anzicchè una voglia ferocemente propulsiva per ottenere il risultato, una lenta eutanasia che potrebbe portare al precipizio di una insperata retrocessione.
Ed allora credo che, a costo di rischiare l’impopolarità e di essere considerato una Cassandra ante litteram, sia opportuno richiamare per tempo, mancando otto partite alla fine, tutti al proprio dovere ed impegno senza distrazioni particolari. Personalmente ritengo di riproporre un concetto espresso tante volte: occorre una ventata di gioventù per questo sprint finale dove mi sembra che aspettare sempre il ritorno di Di Michele, non me ne voglia il calciatore costantemente acciaccato, sia un lento passo verso quella brutta fine che nessuno auspica. Quando leggo frasi del tipo “Piatti sarà la nostra carta vincente”, non so se si parli sul serio o sia un modo per depistare. Intendiamoci, Piatti è un giocatore di qualità che, mi si dice, non ha mostrato come avrebbe dovuto;  però dico, quanto e con quale continuità lo si è fatto giocare durante il campionato?  E poi, al posto di chi dovrebbe o potrebbe giocare per tirarci fuori dalle secche? La gestione del gruppo è di competenza esclusiva del tecnico che è chiamato a risponderne in base ai risultati ottenuti, ma non vorrei che Piatti stia pagando ancora quella forma di egoismo evidenziata a Napoli nel non dare la palla ad Ofere per la segnatura di un gol che sarebbe stato oro. Ci mancherebbe che noi tifosi sindacassimo le scelte del tecnico “prima” della partita, ma ci potrà essere consentito discuterne civilmente i risultati “dopo” la partita!
Come già scritto, le prossime otto partite del Lecce hanno un coefficiente di difficoltà uguale ad altre squadre tipo Brescia, Cesena, Catania. La squadra che rischia fra le pericolanti è invece la Sampdoria che ci precede di tre punti, a cui dovremo rendere visita e che, comunque, qui a Lecce ha vinto ergo, non è semplice.
Il prossimo impegno è vero che fa tremare i polsi ma, è altrettanto vero che l’Udinese possa anche considerarsi appagata e soddisfatta per ciò che finora ha fatto, ci credo poco! e possa imprimere alla partita una svolta di natura più tecnica che agonistica; quello che la sta rendendo micidiale è la rapidità nel breve dove il talento di Sanchez e Di Natale si evidenzia nettamente;  si tratta di impedirle alcune giocate, fosse  semplice! ma bisogna evitare di esporsi troppo perché non posso immaginarmi Ferrario o Fabiano ad “inseguire” un Sanchez.
In ogni caso mi rifaccio alla solita frase latina “spes ultima dea” augurandomi che sia valida per il Lecce.

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