Tavolo tecnico in PrefetturaRiunione presso Confindustria a Lecce per decidere sui pagamenti arretrati dei lavoratori impiegati presso l’azienda Tecnova, costruttrice di impianti fotovoltaici. Gli immigrati, assunti con contratti mensili e mai retribuiti, hanno denunciato la ditta che li aveva assunti anche per le condizioni lavorative molto vicine alla riduzione in schiavitù.

Il tavolo tecnico istituzionale di lunedì scorso in Prefettura aveva stabilito un accordo tra le parti con l’intervento della Global solar Found, un’azienda appaltante che si faceva carico degli ammanchi di Tecnova, appaltatrice. Ma i lavoratori che contavano sul risarcimento immediato, dopo il vertice avevano inscenato una protesta bloccando un’arteria principale di Lecce con gravi disagi alla circolazione. Solo l’intervento del sindaco Perrone e la promessa di una soluzione immediatamente successiva al vertice di oggi aveva sedato gli animi e convinto i lavoratori allo sgombero della strada. A breve si saprà l’esito del vertice di Confindustria, al quale saranno presenti oltre alle parti interessate, anche le sigle sindacali per valutare la posizione lavorativa degli immigrati e le possibili soluzioni. Non si esclude il vaglio della posizione di Tecnova da parte della magistratura.

Il primo tavolo di stamane tra i rappresentanti del Fondo GsF e Ati, azienda spagnola, i vertici di Confindustria e le sigle sindacali Cgil e Ugl ha vagliato la posizione degli oltre 600 lavoratori che rivendicano il salario arretrato da mesi. Al termine dell’analisi, 101 lavoratori sono risultati privi di una posizione lavorativa e per i quali bisognerà ricostruirne la cronologia. “Confindustria e le Istituzioni locali non hanno responsabilità dirette nella vicenda” ha dichiarato il direttore Antonio Corvino, “tuttavia ci siamo attivati da subito e, da quanto emerso oggi e dalla volontà delle aziende di sanare le posizioni debitorie, stiamo provvedendo a fare ordine con l’aiuto delle sigle sindacali”. Si procederà con i dati incrociati tra quelli in possesso dai sindacati e quelli registrati sui cantieri, “per venire a capo di una situazione che ci è cascata addosso ma per la quale collaboriamo alla risoluzione. Conseguentemente alla sanatoria delle posizioni sindacali dei lavoratori, gli stessi saranno risarciti nel giro di qualche giorno.

Per tutta la durata dell’incontro, i lavoratori immigrati hanno sostato all’ingresso della sede di Confindustria in attesa del responso. Ragazzi tra i 20 e i 30 anni, alcuni di loro arrivati in Italia da poco, altri che vi risiedono da anni ma per tutti la necessità di un contratto lavorativo pena la posizione irregolare e quindi l’espulsione. Cazir, 26 anni è in Italia da quasi 10 anni, ha lavorato a Pordenone presso un salottificio, poi il fallimento dell’azienda e la ricerca di un nuovo lavoro lo ha fatto arrivare nel Salento. Il lavoro nei campi del fotovoltaico gli permette di rimanere in Italia ma anche di guadagnare quel che gli occorre per vivere e per aiutare la sua famiglia rimasta in Somalia. Storie umane di ragazzi che sfuggono alla povertà e all’incertezza del futuro e che si accontentano di lavori e di condizioni impensabili per i coetanei occidentali.

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