Diminuisce l’occupazione in provincia di Lecce. E’ scesa dell’1,3 per cento negli ultimi due anni. Nel 2008 il tasso di occupazione era del 35,6 per cento, ma nel 2010 è stato del 34,3. Lo rileva l’Ufficio studi di Confartigianato su dati Istat.

In particolare, il 72 per cento è impiegato nei servizi, il 12,8 nel manifatturiero, il 10,2 nelle costruzioni, il 4,9 nell’agricoltura, caccia e pesca. Il Salento si classifica così al 41° posto su 107 province prese in esame nella dinamica dell’occupazione.
Solo in dodici il tasso è aumentato: Sassari (più 3,6 per cento), Siracusa (più 1,7), Alessandria (1,4), Pesaro-Urbino e Vercelli (1,3) Forlì-Cesena e Massa-Carrara (1,2), Enna (0,8), Rieti (0,5), Pistoia (0,4), Prato (0,3) e Verona (0,1).
Invariato il tasso nelle province di Genova, Bolzano, Nuoro e Medio Campidano. La crisi ha colpito duramente tutte le restanti 91, dove si registrano segni negativi. Quella più colpita è Carbonia-Iglesias, dove la diminuzione è di 6,6 punti percentuali, preceduta da Treviso (meno 4,8), Reggio Emilia (meno 4), Ogliastra e Brindisi (entrambe con 3,8 punti in meno), Modena, Cagliari e Chieti (tutte e tre con riduzioni di 3,6 punti).
Il tasso di disoccupazione, in provincia di Lecce, è salito al 17,7 per cento (di cui il 21 per cento sono donne). Ma è preoccupante il dato relativo ai giovani di età compresa tra i 15 e i 24 anni: il 47,3 non riesce a trovare lavoro.
«C’era da aspettarselo» – commenta il presidente di Confartigianato Imprese Lecce, Corrado Brigante. «Tuttora continuiamo a subire le conseguenze della crisi. Ma occorre analizzare bene questi dati, perché se da un lato cresce la disoccupazione, dall’altro è incomprensibile la difficoltà a reperire manodopera nei settori dell’artigianato».
«E’ opportuno – sottolinea Brigante – creare un rapporto più stretto tra scuola e aziende per avvicinare i giovani alle attività artigiane. Occorre valorizzare la formazione professionale, rilanciando l’apprendistato quale strumento formativo fondamentale per trasmettere il “saper fare” e per inserire i giovani nel mondo del lavoro. Che le piccole imprese siano un importante serbatoio di occupazione stabile e qualificata, soprattutto per i giovani – fa notare Brigante – è confermato dal fatto che investono molto tempo e molto denaro per formare i neo assunti. Così, nonostante la crisi, l’artigianato può offrire buone opportunità di lavoro. Ma, dalle nostre rilevazioni – conclude il presidente – un imprenditore su quattro non riesce a reperire le figure professionali di cui necessita». Un vero paradosso in tempi di crisi e di crescente disoccupazione



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