Vignetta Massimo DonateoIl Focus Group condotto dall’AMC sulle classi dirigenti di sei territori campione(Torino, Varese, Treviso, Reggio Emilia, Ancona, Lecce ) ha incluso anche il territorio del Salento,valutando l’impatto della crisi sulle èlite al potere.

Gli esponenti della classe dirigente salentina intervistati stimano che gli effetti della congiuntura negativa sulle attività economiche del territorio provinciale siano stati “molto e/o abbastanza pronunciati” nel 94,8% dei casi.

E’ un dato significativo, specie se si considera che il 58% dei dirigenti ha risposto che le attività economiche “hanno risentito molto” dell’andamento sfavorevole dell’ economia
E’ quindi la crisi il principale problema percepito come il più importante nella regione del Salento per il63,2% degli intervistati. A seguire, le difficoltà avvertite come maggiormente importanti dalla classe dirigente locale sono comunque legati in qualche modo alla crisi economica: l’occupazione,  lo spettro della Cassa Integrazione (60,5% dei casi; il futuro dei giovani (31,6%), e la competitività delle imprese (26,3%), sono al centro del dibattito pubblico locale. Spunta nella “top five”  delle preoccupazioni più sentite dalle classi dirigenti salentine, la questione ambientale posta la terzo posto, dopo la ripresa dell’economia ( 1°) e il problema del lavoro (2°). Lecce è l’unica città che a differenza delle altre analizzate,  inserisce il tema dell’inquinamento tra le priorità da seguire

Se la regione è stata duramente colpita dalla crisi economica, risentendo della concentrazione del settore metalmeccanico, tessile e edile (i settori più colpiti nell’intero territorio italiano), e la classe dirigente ne è consapevole, questi temi non sono altrettanto efficacemente trattati pubblicamente: ben il 55,3% del campione sostiene che il problema del futuro dei giovani non sia discusso adeguatamente nelle sedi pubbliche (un dato piuttosto grave se si considera che per il 78,9% del campione i giovani salentini avranno una posizione sociale inferiore a quella dei genitori), così come il 42,1% denuncia i problemi di competitività delle imprese.

E’ evidente, ed emerge con chiarezza dal Focus Group condotto, che uno dei fenomeni chiave è proprio quello relativo alla difficoltà di far convergere i diversi segmenti della classe dirigente, in funzione delle risposte da dare, dei progetti da promuovere e degli obiettivi da perseguire per il territorio salentino: il 63,2% dei dirigenti intervistati afferma che non esista affatto una strategia condivisa tra le diverse categorie di classe dirigente nel territorio del Salento per affrontare efficacemente il dopo-crisi. La classe dirigente locale nel suo complesso dimostra una voglia e una capacità di reazione inadeguata: il 63,2% del campione afferma che la voglia e la capacità di reazione alla crisi delle classi dirigenti salentine è “poco pronunciata”; il sentimento comune sembra essere quello della rassegnazione. Dati particolarmente accusatori riguardano la classe dirigente della rappresentanza sindacale, quella politico-istituzionale e quella della Pubblica Amministrazione, che sono state giudicate assolutamente prive di voglia e capacità di reazione, rispettivamente, nel 28,9%, 21,1% e 36,8% dei casi. Al contrario, le classi dirigenti locali delle imprese, del sociale (in particolar modo quelle del volontariato) e le associazioni di rappresentanza delle imprese dimostrano una voglia di reagire molto più pronunciata, tirando la volata verso una futura ripresa del territorio.
Tra i limiti che impediscono alla regione del Salento una rapida ripresa si distingue nel Rapporto tra debolezze “strutturali” del territorio (difficoltà nel percepire un futuro possibile, specie da parte dei giovani per l’86,8% degli intervistati, difficoltà nell’abbandonare una certa sottocultura assistenziale per l’84,2%, la fuga delle risorse umane migliori, per il 73,7%) e debolezze legate ai limiti della classe dirigente, fra cui: la mancanza di una vera e propria “idea di sviluppo” per il Salento per il 94,7% dei dirigenti intervistati e una eccessiva autoreferenzialità di certi ceti dirigenti che stentano a collaborare per l’84,2%.
D’altra parte il Salento è testimone di alcuni fenomeni e realtà che fanno ben sperare in una prossima ripresa del territorio. Emerge un giudizio di fondo trasversale che riguarda l’esistenza di una certa reattività in crescita. La quasi totalità degli intervistati (97,4%) ammette l’esistenza di un’immagine in crescita del Salento come terra attraente e quindi piena di potenzialità: soprattutto riguardanti lo sviluppo turistico, l’artigianato, la rete dei centri storici, le masserie etc. sulle quali concorda l’89,5% dell’élite al potere. Da non sottovalutare poi, e sottolineata anche dal Focus Group sui dirigenti locali, la “creatività”, individuata come una risorsa preziosa per il territorio e, non ultima, la presenza dell’Università del Salento, riconosciuta dai dirigenti locali e dall’AMC stessa come portatrice di innovazione, sviluppo tecnologico e apertura internazionale.

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