“Vieni via con me” è il titolo di una fortunata trasmissione televisiva condotta da Fabio Fazio e Roberto Saviano nello scorso autunno. L’impegno profuso dagli autori in ogni singola scelta e la qualità dei temi trattati hanno reso l’evento mediatico tra i più seguiti dell’intera stagione, superando

(contro ogni aspettativa) gli ascolti di tristi e beceri reality (ai quali il popolo italiano sembrava condannato per sempre) ed importanti partite di calcio.
Nella controparte cartacea Saviano riprende le medesime argomentazioni trattate durante il programma, ampliando e arricchendo con preziose aggiunte quanto, per via dei tempi televisivi, era impossibile riportare per intero.
Gli otto capitoli di Vieni via con me offrono uno spaccato della realtà italiana attuale, ponendo l’assopito spettatore e il lettore di fronte a importanti riflessioni.
Sono presenti tutti i temi cari al giornalista, ritroviamo alcune delle realtà già descritte del best-seller che ha portato Saviano alla notorietà.
Il primo capitolo, “Giuro” è dedicato agli eroi del Risorgimento, quelli che hanno fatto l’Italia. Sentito omaggio al tricolore e ai dimenticati martiri di Gerace.
Un pizzico di retorica e velata autocelebrazione scandisce invece le righe del secondo capitolo “La macchina del fango”, nel quale l’autore pare quasi voglia accostare la sua figura a quella di Falcone, giustificando in qualche modo alcune critiche mosse al suo lavoro.
La favoletta di Osso, Mastrosso e Carcagnosso è pretesto per introdurre uno dei temi più cari all’autore.
“La ‘ndrangheta al Nord” svela i meccanismi e le nuove tendenze delle mafie del Sud che gestiscono le attività illecite dai grandi centri urbani del Nord.
Retorica e soporifero parossismo emergono invece prepotenti nel capitolo dedicato alla vicenda di Piergiorgio Welby.
L’autore pecca di eccessivo qualunquismo denunciando alcuni comportamenti della chiesa cattolica, ben noti e fastidiosi, a dire il vero. Spesso criminali e spietati dittatori hanno usufruito di funerali cattolici.  Saviano tira in ballo perfino la vicenda Orlandi e le esequie di Renatino De Pedis.
Perché non consentire dunque il rito cattolico a Welby?
La motivazione risiede nel fatto che il caso Welby sia stato un vero e proprio caso internazionale, una provocazione che il Vaticano ha deciso furbescamente di non raccogliere.
Il libro prosegue con un capitolo dedicato al problema, apparentemente senza fine, dei rifiuti Campani.
“La meravigliosa abilità del Sud” è invece incentrato sul lavoro di Giacomo Panizza.
Saviano ha modo di trattare brevemente il disastro provocato dal terremoto a L’Aquila e, nel capitolo successivo, il problema dei voti truccati.

“Vieni via con me” è un buon libro la cui lettura risulterà più gradevole a coloro che hanno avuto modo di assistere alla controparte televisiva, ricca di ospiti ed interessanti monologhi non presenti nella versione cartacea.
Saviano mostra di muoversi meglio nel terreno a lui più congeniale, quello della scrittura e del giornalismo d’inchiesta.
Lo stile, al quale ci ha abituati, è denso di retorica ma accessibile, sobrio, mai difficile.
Senso di vuoto e sconforto pervadono però, come sempre, le pagine di questo autore, cui va riconosciuto comunque l’inestimabile merito di aver risvegliato le coscienze degli italiani e di avere affrontato argomenti “scomodi” e “velati”.
Il libro si legge tranquillamente in un pomeriggio, a conferma di ciò è primo in classifica da diverse settimane.
Non mi sentirei di affermare che tra i dieci motivi per i quali vale la pena vivere (tanto per citare l’autore) vi sia la lettura di quest’opera. Resta comunque una buona e onesta lettura.

NESSUN COMMENTO

LASCIA UN COMMENTO

undici + tredici =