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Foto Andrea Stella“Mi ha commosso il senso della poesia della vita, dei paesaggi, delle persone: particolare insolito nel cinema di oggi. Maci ha saputo scavare nella gente, ha saputo buttare un occhio dentro l’anima per scoprire la vera umanità”.

E’ così che l’attrice Sandra Milo ha concluso il suo intervento in occasione dell’incontro con la stampa organizzato dal Festival del Cinema Europeo; “Maci” è Massimiliano Verdesca, regista e sceneggiatore leccese del film “W Zappatore”, per Apnea Film, lavoro presentato in anteprima in occasione della dodicesima edizione del Festival Del Cinema Europeo, tra gli eventi speciali fuori concorso.
“W Zappatore”, come sostiene lo stesso regista, è un progetto che si chiude oggi dopo nove anni di lavoro, nasce da un corto girato in pellicola nel 2004, per MTV (In Religioso Disagio) sul personaggio fantastico e reale di Marcello Zappatore, musicista convinto di essere l’erede del grande Frank Zappa. Il progetto, che contiene anche un libro di stills, e oggi è divenuto un lungometraggio.
Ricerca paesaggistica inedita, scene in cui emerge l’abusivismo edilizio e il cemento, tutto ciò che è metropolitano; il centro: San Cataldo, luogo metafisico, a detta del regista, per il suo essere bolla perfetta di una vita senza comparse. Un Salento molto diverso da quello promosso dai canali turistici, una Lecce che nel centro storico non aveva nessun riferimento. Una trasposizione fantasiosa di un Salento però vero, che lo stesso Verdesca ha vissuto negli anni della sua infanzia e adolescenza, quando con gli amici frequentava il centro moderno, San Cataldo era la meta per le fughe organizzate dalla scuola. Tornano i suoi miti, la sua musica, torna l’arte che si lega ai luoghi, la fotografia: un universo ricco e variegato che chi ha toccato, respirato e vissuto questa terra conosce a memoria.
Il film racconta la storia di Marcello Zappatore, talentuoso chitarrista in una band metal satanista salentina, che si accorge, dopo un prurito al costato, di avere le stimmate, dono divino che però lo metterà in seria crisi. A causa della vicinanza a Dio perde la fidanzata, la casa e  gli amici della band. Marcello attraversa due mondi apparentemente incompatibili, quello di Dio e quello della musica metal, accompagnato da una madre bigotta e religiosa, una strepitosa nonna (interpretata da Sandra Milo) che lo incoraggia a non mollare la sua passione, e nuovi e vecchi amici.
Il Lungometraggio è una scommessa su una narrazione che doveva provocare l’azione del protagonista, e chi meglio di Dio. Un progetto in cui Verdesca ha investito personalità, lasciandosi guidare dall’idea e lasciando che l’idea  e il rispetto dell’arte guidassero l’intero lavoro.
Il film è stato realizzato con un budget ridottissimo, sostenuto dall’Apulia Film Commission, girato in 30 giorni, successo garantito grazie al clima amichevole e alla sinergia tra i componenti della troupe, affiatatissima squadra che sui rapporti umani ha fondato la sua forza espressiva.
La stessa Sandra Milo, coprotagonista, racconta di quanto si è appassionata alla storia, al regista e a Marcello Zappatore. Quando a Roma si avviarono i casting si presentò tra i candidati alla presenza dell’incredulo Verdesca, si lasciò entusiasmare, comprese lo spirito della storia ed entrò in immediata familiarità con Massimiliano. Afferma sorridente di aver riconosciuto il talento, di aver scorto con l’istinto quanto aveva da dire quel giovane autore. Elogi anche per Marcello Zappatore, che interpreta un ruolo particolarmente difficile, duramente stoico in apparenza ma fortemente sensibile.
E in definitiva, la dicotomia ancestrale e sempre attuale del bene e del male, del bianco e del nero torna, riproponendosi in schemi noti e meno noti, lasciando sospese la domanda di ogni uomo: qual è il confine netto tra i due? Chi vince è la relatività dell’emozione, non esiste una verità assoluta, il male diventa bene quando il bene è autodeterminazione, il bene supremo è percorrere la propria via.
E così, Marcello Zappatore scelse di continuare a suonare la sua chitarra.

 

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