Foto di Andrea StellaIeri pomeriggio la stampa ha incontrato uno dei protagonisti della XII edizione del Festival del Cinema Europeo, il regista Pasquale Pozzessere. Personalità schiva ma con una grande capacità verso il racconto, Pozzessere ha alle spalle una lunga carriera iniziata negli anni ’90 e che continua ancora oggi, incantando con i suoi film pieni di sensibilità espressiva.

Il suo ultimo lavoro, Cocapop, che verrà proiettato questa sera alle 22.30 nella sala 1 del cinema Santa Lucia, mette in evidenza ancora una volta la linea del regista verso un racconto accorato sulla drammaticità della vita, in questo caso di tre vite e delle loro famiglie che entrano in contatto con la cocaina.

 

Cocapop è un intreccio di tre episodi ambientati in uno stesso appartamento a Roma; tre episodi di altrettante tre generazioni diverse tra i 20 e i 70 anni: la giovane incinta che vuole rimanere bambina, i genitori quarantenni alle prese con il figlio adolescente e il pensionato settantenne che si ritrova senza uno scopo nella vita.
In tutti e tre i casi, la cocaina fa da protagonista. Questa sostanza stupefacente che genera euforia nei primi momenti dopo l’assunzione e di cui ormai si fa un uso spropositato nonostante le conseguenze a cui conduce l’assuefazione, viene in Cocapop raccontata da un punto di vista finora sconosciuto al cinema italiano.

“Ho voluto analizzarla nella sua solitudine.” Ha spiegato Pozzessere nel coffe time di ieri pomeriggio. “Nel suo rapporto privato con il fruitore di cui spesso diventa l’amante segreta prescindendo dalla vita sociale dei protagonisti, che pure esiste.”

Non a caso anche la cocaina, come tutte le droghe, nonostante si assuma perché tende ad aumentare le percezioni e a “sballare”, successivamente porta ad uno stato di chiusura sociale che lentamente e inconsciamente si intensifica sempre di più.

Pozzessere ha voluto sottolineare questo pericolo e ha mostrato la realtà così com’è senza usare i soliti stereotipi della discoteca o dei film d’azione. “La faccia di routine per analizzare il vuoto psicologico che ha generato il contatto con la droga.”

Il cast del film vanta degli ottimi attori del panorama italiano: Stefano Dionisi, che ha esordito con lo stesso Pozzessere nel 1992 con “Verso Sud” e che da anni ormai collabora coi lavori del regista, Anita Caprioli, Lisa Gastoni, Arnaldo Ninchi e Stefano Masciolini.

Cocapop si inserisce quindi in un filone dedicato alle quotidiane disperazioni, care al regista e di cui ha fatto protagonista tutta la sua carriera di sceneggiatore. A cominciare dal già citato “Verso Sud”, racconto di due giovani che vivono ai margini della società e che sognano il riscatto; “Padre e figlio” invece, del ’94 con Michele Placido e Dionisi si concentra sul rapporto lacerante tra due generazioni; ancora in “Testimone a rischio”, film del 1997, Pozzessere racconta di un testimone oculare di un delitto mafioso. Sceneggiatore infine, anche de “La porta delle sette stelle”, narra di quanto la ricerca di una vita avventurosa comporta sacrifici dolorosi.

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