Il ministro Alfano fa tappa a Nardò per sponsorizzare la candidatura a sindaco di Antonella Bruno. L’evento, organizzato in Piazza Salandra subito prima della serata organizzata dal Movimento cinque Stelle con Beppe Grillo.

Ore 20:30.Il ministro dovrebbe arrivare a momenti, la folla inizia ad assieparsi attorno al palco. Sventolano le prime bandiere berlusconiane, circolano i primi volti entusiasti della destra neretina.
Alfano tuttavia si fa attendere notevolmente, sforando di circa un’ora, tanto che l’evento prende il via senza di lui, per coinvolgere la cittadinanza che nel frattempo ha formato una folla di circa quattrocento persone.

L’Onorevole eurodeputato Raffaele Baldassarre apre le danze. Presentando la candidata, si scaglia come suo solito contro i politici dell’amministrazione precedente delle sinistre, responsabile a suoi dire dell’incredibile dissesto economico cittadino.

Baldassarre parla di Antonella Bruno come una persona nuova, una donna tutta d’un pezzo che ha avuto il coraggio di mettersi a disposizione della comunità, attorniata da liste giovani, che non hanno niente da nascondere. Attorniata  da una coalizione omogenea politicamente senza contraddizioni, che non presenta i germi dell’instabilità costante degli ultimi dieci anni.

Attacca quindi Giovanni Siciliano, preda ambita dei discorsi dell’eurodeputato. Siciliano avrebbe servito la minestra avvelenata  del calderone del manovratore, la mela avvelenata di Io Sud dell’onorevole Poli Bortone, insieme appassionatamente con il SEL, la lista di Vendola.
Baldassarre si chiede dove sia finito Vendola, che a Nardò sembra sparito. Giusto il tempo di intaccare l’ospedale. L’eurodeputato dimentica forse che le prime mine alle fondamenta del nosocomio furono messe dal ministro Raffaele Fitto, ex presidente della regione Puglia.
De Pascalis ha la sua dose di critiche: Baldassarre non sembra perdonargli l’aver promosso e presentato la serata di qualificazione a Miss Italia a Nardò, quando a suo dire vi sono problemi culturali ben più seri da sponsorizzare. Tuttavia ricordiamo che De Pascalis ha organizzato anche incontri di grande livello scientifico e storico culturale, ad esempio quello con i luminari dell’archeologia dell’Università del Salento in promozione del suo progetto politico.

Nel frattempo, acclamato dai sostenitori, arriva il ministro Alfano, presentato energicamente da Antonella Bruno. Quest’ultima parla dei problemi che affliggono Nardò, dal buco nelle casse comunali ai problemi paesaggistici e turistici, provocati dalle amministrazioni in cui Risi e De Pascalis hanno fatto rispettivamente entrambi da vicesindaci.
La Bruno va avanti, sotto gli attenti occhi del ministro. Non sembra tuttavia molto carismatica, gli occhi bassi sul testo, leggendo quasi sempre il suo discorso. Forse troppo rigida, forse c’è poca verve politica, forse non sente l’agone elettorale. La sua abilità retorica non spaventa sicuramente. I suoi colleghi sul palco invece appaiono notevolmente più in forma, più avvezzi al mestiere dialettico, più navigati. Forse sarà a causa della sua inesperienza politica, sicuramente avrà modo di affinare la sua parlata, utilizzando le sue indubbie qualità di donna intelligente e grande professionista quale è.

Il ministro prende quindi la parola. “I nostri avversari sono i portatori della luce e della virtù, noi siamo il buio e la corruzione morale”, ironizza Alfano. “Ragionano come se fossero paracadutati dalla luna a Nardò, come se fossero appena arrivati”.
Alfano sostiene che la sinistra ha anestetizzato la città e, rivolgendosi alla Bruno -medico anestesista- la propone come la cura, la soluzione al riciclo delle solite facce politiche neretine.

Alfano parla quindi di politica nazionale, ricordando l’impegno della sua parte politica verso i temi scottanti, come quello della mafia. “Il governo ha reso più duro il carcere ai mafiosi, inasprendo il 41bis, abbiamo catturato tantissimi capomafia”, ricorda compito, senza citare tuttavia la legge sulle intercettazioni.
“Ridistribuiamo i beni dei mafiosi alla cittadinanza, combattendo alla base le finanze delle organizzazioni criminali”. Indubbiamente encomiabile, se solo questi beni non venissero messi all’asta e ricomprati dai prestanome dei mafiosi, invece di essere assegnati subito e di fatto a organizzazioni e società benefiche.

Conclude elogiando nuovamente la Bruno, considerandola una grande chance per la politica neretina. Una splendida candidatura, una “donna politico, dove donna è il sostantivo, politico è l’aggettivo, la sostanza, l’essere una donna onesta politicamente e umanamente”. La correttezza ed il senso del dovere sopra tutto, nel privato e nel pubblico.