La cronaca ci ripropone molto spesso scenari devastanti dovuti a terremoti, vulcanismo, alluvioni e tanti altri fenomeni che sono, comunque, prevalentemente connessi alla normale attività della Terra.

L’origine di tali dinamiche catastrofiche è da ricercarsi nel nucleo terrestre, il motore che genera la rotazione del pianeta. Il moto del nucleo interno solido è cento volte più veloce del moto di rotazione della litosfera, dovendo funzionare da motore naturale che deve far muovere la grande e compatta massa della sfera cava del pianeta, costituita dagli strati sovrapposti del mantello semirigido, dall’astenosfera semifluida e della crosta terrestre fondamentalmente rigida.

É noto che tale moto di rotazione impresso dal nucleo al globo terrestre sarebbe agevolato, facendo ruotare la Terra più velocemente, se il suo asse fosse in posizione verticale, mentre l’attuale posizione obliqua fa da freno e provoca il fenomeno noto come “effetto trottola”, definito così per la corrispondenza con il modello descritto da una trottola in fase di rallentamento del suo moto.
La rotazione impressa, infatti, è veloce solo quando il suo asse è verticale e ruota agevolmente su se stesso. Quando la trottola si ferma giace invece sul piano di  rotazione con l’asse in posizione obliqua. La Terra, sottoposta all’effetto trottola, raggiunta la massima inclinazione dell’asse, di 24.5 gradi, non avendo un piano di rotazione e di appoggio, si capovolgerebbe se il suo nucleo, incrementando il suo moto di rotazione, non l’aiutasse a riequilibrarsi.
Poichè nel cosmo tutto è regolato da dinamiche d’interazione energetica, il nucleo terrestre è coadiuvato, in questa sua attività di risalita dell’asse, dalla forza gravitazionale circolante all’interno del sistema solare. Il moto impresso ai pianeti è sincronico, poichè tutti sono connessi con il Sole e tutti interagiscono energeticamente tra loro. La forza gravitazionale li collega alla propria stella come se fossero legati con funi invisibili, tese e rotanti, dalla cui lunghezza deriva ogni distinto moto di rivoluzione e da cui dipende la regolarità dell’interazione recicproca.
I pianeti che ruotano lungo le loro orbite ellittiche e anche su se stessi intorno ad un asse inclinato sono soggetti al suo moto frenante, che li fa impercettibilmente retrocedere. Il tempo di tale precessione che interessa la Terra corrisponde a 26.000 anni. All’interno di tale ciclo millenario, periodicamente l’asse, raggiunta la sua massima inclinazione, si riequilibria per effetto dell’interazione gravitazionale circolante all’interno del sistema solare, cui partecipano con moto  sincronico il Sole, la Luna e i pianeti. Nel 2012 i cicli dei pianeti del sistema solare si completano, escluso quello di Venere, che comporta un ritardo di un ciclo venusiano di circa otto anni.
La pur lenta risalita dell’asse terrestre, in risposta all’azione del rafforzamento gravitazionale determinato anche dagli allineamenti planetari che completano in contemporanea i loro cicli,  impedisce alla Terra di andare alla deriva sulla sua orbita o di ribaltarsi invertendo fisicamente i suoi poli geografici (Registrato in data 11 maggio 2011, è in atto un allineamento con la Terra di  Mercurio, Venere e Giove, cui si è aggiunge anche quello della Luna).
La dinamica interna della Terra durante la fase di assestamento dell’asse si svolge in due azioni tra loro contrastanti, essendo l’una non ancora pregressa rispetto all’altra che riguarda uno scenario futuro non ancora definito.
– La prima consiste nella condizione in cui l’asse terrestre risulta ancora fortemente inclinato.
Ciò provoca lo sforzo del nucleo per imprimere un moto di rotazione costante, con conseguente eccesso di energia termica. Questa è generata dalla fusione dei minerali della litosfera più antica, che s’inabissano con moti convettivi discendenti, per poi risalire con moti convettivi ascendenti in forma di magma e incrementare le camere magmatiche dei vulcani. Il calore rende fluidi tali magmi, che espandendosi raggiungono la superficie ed attivano il fenomeno del vulcanismo. (Tra i vulcani attivi di recente è saltato alla ribalta dai mass media quello islandese noto per aver condizionato la circolazione degli aerei nel mondo).  
L’attrito provocato tra i minerali incandescenti che avvolgono il nucleo, creando il suo guscio fuso, con la base fredda del mantello genera anche elettricità, che s’irradia verso la superficie del pianeta, lungo colonne anamorfiche di minerali buoni conduttori, aggregati tra loro sin dalla prima fase di formazione della Terra, quando anche il mantello era fluido. Dai punti terminali in superficie di tali colonne, ossia dai centri delle celle geomorfologiche circolari e modulari in espansione, che nei millenni modellano la litosfera, fuoriusce elettromagnetismo.
L’attività vibrazionale dell’elettromagnetismo, espandendosi verso le aree periferiche della cella,  provoca terremoti anche sulle circonferenze intermedie, dove incontra minerali a minore coesione magnetica che tendono più facilmente a frantumarsi. I minerali periferici, i più antichi nella cella in espansione, sensibili alle vibrazioni ed ai sismi, si inabissano, per andare ad incrementare la quantità di minerali fusi sulla superficie del nucleo, poi risalire in magmi leggeri con moti convettivi interni al pianeta e perpetuare, così, il ciclo di distruzione e  rinnovamento della litosfera.
Ciò avviene prevalentemente dove i margini delle placche terrestri si contrastano fino al cedimento dell’una di fronte alla pressione dell’altra, come quella che provoca terremoti e vulcanismo nella “Cintura di fuoco” del Pacifico, o come quella che in data 11 maggio 2011 ha determinato tanto il terremoto nella Spagna meridionale, quanto l’inizio della fase eruttiva dell’Etna, la cui attività permette di mitigare le forti spinte della placca continentale africana contro quella euroasiatica.
Il rilascio di energia sismica delle forze contrastanti provoca terremoti di elevata magnitudo, uniti a devastanti tsunami se ciò avviene nei fondali oceanici e marini.
La quantità di materiale crostale distrutto in tali fasi è poi compensato dall’emissione di altro materiale dai vulcani sparsi nel mondo e dai magmi emessi lungo le dorsali oceaniche.
La maggiore produzione di calore all’interno della Terra, oltre a fondere alcuni minerali rendendoli magmatici, fa anche espandere il volume del globo e frattura la litosfera, creando le lunghe linee di fuoriuscita di magma, le dorsali lungo le quali la crosta si rinnova. La forza di espansione di tali linee di frattura, se in contrasto con il moto delle placche continentali, può attivare movimenti tellurici devastanti, come quello di alta magnitudo, seguito da tsunami, noto con il nome di “terremoto di Lisbona”, che nel 1755 colpì tutto il fronte delle coste atlantiche europee e nord-africane.

– La seconda azione all’interno della dinamica terrestre consiste nella tendenza dell’asse a risalire dalla sua posizione obliqua per avvicinarsi ad un’ideale verticale.
Anche se lo spostamento è misurabile in dimensioni mimime (cm.10 misurati in occasione del terremoto con tsunami in Indonesia del 26 dicembre 2004 e cm. 7 in occasione del terremoto con tsunami del Giappone dell’11 marzo 2011) richiede comunque un adeguamento della massa litica terrestre al nuovo baricentro, con scivolamenti a catena delle zolle terrestri.
Poichè l’eccesso di calore endogeno rende più vischiosa l’astenosfera, ossia lo strato semifluido su cui si muove la litosfera, la deriva delle placche tettoniche risulta accelerata e gli scontri tra le placche s’incrementano, generando così, a loro volta, altri movimenti tellurici.

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