Vignetta Massimo DonateoAumentano i prestiti alle imprese, ma persistono ancora grosse difficoltà nell’accesso al credito. Lo rileva l’Ufficio studi di Confartigianato che ha analizzato i dati pubblicati sull’ultimo Bollettino economico di Banca d’Italia.

In particolare, in provincia di Lecce, la dinamica del credito è cresciuta appena del 4,3 per cento al 31 gennaio scorso rispetto al 30 giugno 2010. Nel semestre sono stati concessi tre miliardi e 867 milioni di euro, di cui due miliardi e 659 milioni sono stati erogati ad aziende con più di venti addetti; il resto, vale a dire un miliardo e 208 milioni, ad imprese con meno di venti unità.
Nella classifica dell’evoluzione del credito, Lecce si colloca al 78° posto in Italia ed è quarta in Puglia. E’ preceduta dalla Bat (Barletta-Andria-Trani) che registra un incremento dell’8,5 per cento (i prestiti ammontano ad un miliardo e 988 milioni), da Brindisi che cresce del 4,7 per cento (i finanziamenti arrivano ad un miliardo e 584 milioni) e da Foggia con il 4,6 per cento in più (erogati quattro miliardi e 161 milioni). Seguono, dopo Lecce, Taranto con il 3,9 per cento (concessi due miliardi e 147 milioni) e Bari con il 2,5 per cento (ben undici miliardi e 520 milioni).
Sommando i volumi di finanziamento delle sei province pugliesi si arriva a quota 25 miliardi e 267 milioni. Una cifra da capogiro che, complessivamente, è lievitata del 3,9 per cento rispetto al 30 giugno 2010, ma che rappresenta solo il 2,8 per cento del totale dei prestiti concessi in Italia.
Nel Belpaese, infatti, sono stati dati 916 miliardi e 127 milioni al 31 gennaio scorso con una variazione positiva del 2,7 per cento. Nel contesto nazionale, il Mezzogiorno è fanalino di coda con 126 miliardi e 943 milioni erogati, preceduto dal Centro (203 miliardi e 865 milioni), dal Nord-est (247 miliardi e 925 milioni), dal Nord-ovest (337 miliardi e 394 milioni) e dal più «ricco» Centro-nord con ben 789 miliardi e 184 milioni.
«Tuttavia persistono grosse difficoltà nell’accesso al credito – commenta Corrado Brigante, presidente di Confartigianato Imprese Lecce e presidente facente funzioni della Cooperativa di garanzia “L’Artigiana” – Spesso le imprese incontrato difficoltà a soddisfare il proprio fabbisogno finanziario, ricevendo meno soldi di quelli richiesti. Se dalla domanda di credito è possibile cogliere qualche segnale di vitalità delle aziende che si sono rivolte al sistema bancario per ottenere un finanziamento, una buona parte, però, ottiene un importo inferiore a quello chiesto o, addirittura, si vede rifiutare del tutto la domanda di prestito».
«E’ peggiorata – aggiunge il direttore di Confartigianato, Amedeo Giuri – pure la percezione da parte delle imprese circa i costi dell’offerta di credito da parte delle banche: aumentano, infatti, il costo dei finanziamenti, quello delle altre condizioni e quello dei servizi bancari. Le lamentele arrivino principalmente dalle micro-imprese (meno di dieci addetti) sia per la lentezza nell’erogazione del finanziamento sia per il crescente aumento del costo dei servizi bancari».
Esaminando i dati, prosegue Giuri, «si osserva una dinamica dei prestiti differenziata a seconda della dimensione d’impresa: l’aumento maggiore si registra per le aziende fino cinque addetti (più 4,8 per cento), seguita dalle imprese medio-grandi (con oltre venti addetti, in crescita del 3,5 per cento) e dalle piccole imprese (con meno di venti addetti, in crescita del 3 per cento). Per di più, ad aprile scorso si è registrata una crescita del peso relativo a scorte e capitale circolante mentre è in flessione quella relativa alla ristrutturazione del debito. Si riduce, invece, il segno negativo della domanda per investimenti mentre cala la previsione di domanda per fusioni e acquisizioni. Se si rapportano, poi, i finanziamenti a favore del totale delle imprese con gli addetti si ottiene una misura dell’intensità del credito alle imprese che risulta pari, in media nazionale, a 51.251 euro per addetto. Questa cresce con la dimensione aziendale: per le imprese con meno di venti addetti è pari a 15.508 euro per addetto, mentre per le imprese più grandi sale a 111.703 euro per addetto, oltre sette volte maggiore».

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