Campi salentina. Due anni di indagini, migliaia di pagine, centinaia di persone individuate tra vittime e colpevoli, una serie infinita di accertamenti, decine di consulenze tecniche d’ufficio, 67 autovetture coinvolte, 43 persone tra arrestate e denunciate, una misura cautelare che da sola conta 192 pagine.

Sta in questi numeri la complessità dell’operazione “Piazza pulita”, condotta in porto dall’Aliquota Operativa del N.O.R.M. della Compagnia di Campi Salentina.

Nella serata di ieri gli uomini dell’Aliquota hanno messo le manette ai polsi di Piero SERINELLI (classe 1969, residente nel basso brindisino, già noto alle Forze dell’Ordine per fatti simili), da ieri ristretto agli arresti domiciliari in forza dell’ordinanza di misura cautelare coercitiva emessa lo scorso 2 maggio dalla Sezione Gip del Tribunale di Brindisi (dott. Giuseppe Licci) su richiesta del Sost. Procuratore dott.ssa Myriam Iacoviello, della Procura della Repubblica presso il medesimo Tribunale.

Alle operazioni hanno collaborato i Carabinieri della Compagnia di Brindisi.

Insieme a SERINELLI, da ieri risultano formalmente indagate altre 3 persone per riciclaggio, 16 per ricettazione e 23 per incauto acquisto di autovetture.

L’indagine ha tratto origine da una branca dell’operazione “War Games”, portata a segno il 20 febbraio 2009 sempre dal NORM di Campi Salentina contro un’associazione per delinquere finalizzata alla commissione di rapine e riciclaggio di auto.

Sino ad allora gli sforzi degli investigatori erano stati tesi a catturare gli autori di una serie di rapine efferate che avevano terrorizzato tutto il nord Salento.

Durante l’attività, però, era stato notato come i malviventi si servissero di vetture – specie di grossa cilindrata e potenti – rubate nelle province di Taranto e Lecce e riciclate alla bisogna.

Ventitre automezzi furono via via perciò recuperati.

A capo della branca inerente al riciclaggio era già allora Piero SERINELLI, perciò arrestato quel 20 febbraio presso la sua abitazione.

E lì la sorpresa: durante le perquisizioni fu trovata un’intera bisarca pronta al trasporto di tre auto, di cui una rubata la sera precedente.

E non solo: un gran numero di cambiali firmate in bianco, un elenco con nomi, modelli di auto e cifre di riferimento, nonché timbri (totalmente falsi) di ditte tedesche attive nel settore dell’immatricolazione di auto.

Sono occorsi mesi per decifrare il meccanismo perverso che quel materiale nascondeva.

Ed ecco poi la soluzione.

Il SERINELLI si procurava in Germania dei rottami di auto e le relative carte di circolazione (autentiche), formalmente allo scopo di importare entrambi in Italia per una successiva riparazione, vendita e reimmatricolazione delle stesse vetture sul territorio italiano.

Ma questa era solo la teoria.

Di fatto l’uomo importava solo le carte di circolazione – ribadiamo, regolari – per poi abbinarle ad analoghe vetture che nel frattempo erano state rubate sempre nel Tarantino e nel Leccese.

I telai dei mezzi sottratti venivano poi alterati e ripunzonati con i dati identificativi riportati nei documenti tedeschi.

Di fatto, questa operazione “ripuliva” le auto che così potevano essere tranquillamente rivendute sul mercato, ad acquirenti che lo stesso SERINELLI individuava a Torchiarolo.

Una volta trovato il potenziale cliente, sempre lui, servendosi dei timbri falsi, produceva documentazione contabile e tecnica falsa, affidandola per lo più alla delegazione ACI di Squinzano.

Quest’ultima, a sua volta, trasmetteva il tutto al Dipartimento Trasporti Terrestri – Motorizzazione di Lecce: qui i documenti solo apparentemente genuini inducevano gli uffici preposti a immatricolare i singoli mezzi in Italia, emettendo targhe e relative carte di circolazione.

Ultimo passo, il pagamento dei clienti: essi firmavano cambiali in bianco in gran numero, pagando cifre mensili assai basse (tra i 50 e i 100 €) sia direttamente al SERINELLI che ai suoi complici.

Le vendite avvenivano “porta a porta”, non essendo utilizzata una concessionaria o, quanto meno, un ufficio di rappresentanza.

Il lavoro di accertamento è stato reso particolarmente complesso anche dalla necessità di individuare le persone cui le auto erano state rubate: un lavoro certosino condotto attraverso perizie sui telai, incroci di matricole della componentistica, dati riportati sulle cambiali e l’acquisizione di tutte le denunce di furto sporte nei singoli casi, talora anche a partire dal 2006.

A ciò si aggiungeva tutta la lunga procedura amministrativa necessaria a ripristinare lo status giuridico originario dei mezzi rinvenuti.

Al termine, di 51 vetture sono stati trovati i legittimi proprietari; per altre 16, dopo la confisca di rito, è stata disposta la vendita all’incanto.

Sotto la direzione del P.M. dott.ssa Iacoviello, la posizione del SERINELLI è apparsa subito la più grave, con il rischio che in più l’uomo restasse in condizione di inquinare le prove o reiterare il reato.

Di qui l’adozione della misura cautelare degli arresti domiciliari.

Di altri tre personaggi, pure collaboratori nelle procedure di falsificazione, è stata valutata call’A.G. una condizione tale da disporne la denuncia in stato di libertà per riciclaggio (art. 648 bis).

Tra gli acquirenti delle auto “taroccate”, invece, un’ulteriore distinzione.

Le condizioni di pagamento particolarmente favorevoli, applicate da un mediatore che operava in modo così “informale”, avrebbero dovuto mettere sull’avviso i suoi potenziali clienti dell’esistenza di qualche problema, con i rischi conseguenti di perdere il denaro versato e l’auto comprata e di trasformarsi – in più – da teoriche vittime a indagati.

In 16 hanno evidentemente colto la situazione sospetta, di fatto però accettandone i rischi: di qui la loro denuncia in stato di libertà ex art. 648 (ricettazione); altre 23 persone, invece, hanno “solo” evidenziato negligenza assoluta, ragion per cui sono stati denunciati in s.l. per il reato contravvenzionale dell’incauto acquisto (art. 712 c.p.).

 

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