Dal 12 Aprile è uscito l’atteso album d’esordio “Colazione all’inglese” , composto di 11 tracce caratterizzate da sonorità brit-pop, della band di origine biellese The Wonkies , “sintetizzando il loro personalissimo “dandy-rock”: rock acustico fascinato dalla psichedelia elettronica

e radicato nell’eleganza d’oltremanica”. La band è composta da Marco Schellino, Filippo e Marco Ugliengo, Luca Fabbricatore e Vittorio Vallivero.

Partiamo dal nome del vostro progetto, perché “The Wonkies”?

The wonkies significa tante cose, come tutte le parole inglesi, ma tra tutti questi significati quello che ci affascina di più è quello che ci definisce come un quadro che va oltre la cornice, senza essere ben definito. Il nostro genere e la nostra musica sono così… indefiniti.

Il sound che proponete è molto originale, un po’ vintage, un personalissimo “dandy-rock”, v’ispirate a quali band? Quali sono le vostre influenze musicali?

Come già abbiamo detto prima, è difficile definire il nostro genere, soprattutto perché nella band scriviamo quasi tutti. Ognuno degli autori ha un suo stile, e quindi spesso i risultati complessivi variano in base a quale stile ha predominato sugli altri.
Ci ispiriamo molto al brit-pop, partendo dai mitici e unici Beatles fino ad arrivare a band più attuali come gli Oasis o band americane come The strokes. Sempre e per sempre resteranno nel nostro cuore e tra le nostre maggiori ispirazioni i Led Zeppelin, grazie a loro ci siamo appassionati così tanto alla musica e quindi dobbiamo a loro buona parte della nostra vita!

Chi scrive i testi delle canzoni? Come nasce una vostra canzone?

Le canzoni vengono fuori irregolarmente, perché ognuno di noi ha periodi di maggiore ispirazione o meno..una volta che abbiamo una “bozza” di canzone nuova, allora ci mettiamo a lavorare tutti insieme…Marky davanti al computer e si tirano fuori le idee migliori finché non si è tutti soddisfatti.

Qual è il messaggio, ciò che vorreste comunicare con la vostra musica?

Il nostro messaggio è sicuramente positivo ed ottimista, vuole essere uno stimolo per tutti i ragazzi giovani a darsi da fare e non smettere di credere nei sogni perché, un conto è sperare che le cose accadano, e un conto è credere che accadranno perché ognuno darà il massimo per ottenerle!


Com’è nata l’idea del video “Sempre tutto troppo in fretta”, videoclip che lancia il vostro album?

Parlando tra tutti e soprattutto con Fabio, il regista, che si è occupato di fare tutto il lavoro, è venuta fuori l’idea di “realizzare” quello che è il tema del testo, ossia fermare il tempo che troppo velocemente ci passa vicino. Il modo migliore per farlo, ci è sembrato quello di bloccare delle scene di vita qualunque e farcele osservare da ferme nel loro momento migliore.
Il link del video http://www.youtube.com/watch?v=6rnQ2Aa8ABM

Quale il filo conduttore del vostro album?

Il filo conduttore del nostro album è il concetto del tempo. E’ stato un lungo viaggio attraverso il quale, con il passare del tempo, siamo maturati molto e ci siamo anche accorti che bisogna vivere tutto e subito, evitando così i rimpianti che alla fine sono ciò che ti logora nella vita.

Com’è il rapporto all’interno della band?

Il rapporto all’interno della band è ottimo, siamo come una grande famiglia, conviviamo senza problemi.
Ci lega un rapporto quasi fraterno, come quello che lega Marky e Phil, che sono fratelli realmente.

Avete qualche sogno particolare che vi piacerebbe realizzare?

Il sogno più grande che ci piacerebbe realizzare è un Tour, e stiamo facendo di tutto per cercare di organizzarlo anche se non è per nulla facile, ma prima o poi ci riusciremo.

Che cosa dobbiamo aspettarci in futuro?

In futuro ci saranno sicuramente tanti concerti,un altro singolo con video annesso, poi sicuramente più avanti un altro disco, con dentro dei the wonkies determinatissimi e rinnovati.

Siamo alla conclusione, grazie per il tempo dedicatoci. A voi l’ultima parola…

E’ un’emozione unica, vedere realizzato e materializzato un sogno, costato tantissimo impegno e tempo. Ora che siamo in pista non vogliamo altro che ballare, e poi in fin dei conti siamo solo all’inizio di questo lungo viaggio… siamo solo alla “colazione”.

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