Parte delle criticità rilevate dalla ASL nel 2008 sono state risolte, ma il processo a due anni e mezzo di distanza è ancora in corso e molto c’è ancora da fare per “portare a norma” gli edifici giudiziari leccesi.
Può essere questo il senso della nuova visita ispettiva compiuta, nuovamente su invito della Confsal-Unsa, dal Servizio igiene e sanità pubblica della ASL nei giorni 16 e 18 maggio.

Certo, molta acqua è passata sotto i ponti, dopo le famigerate invasioni di parassiti (pulci, pidocchi, acari e insetti di ogni genere) che provocarono per tre volte la sospensione dell’attività e un allarme sociale che recò grave danno sia alla salute, sia al buon nome degli Uffici giudiziari del capoluogo.
Intanto, ogni anno vengono ora effettuate derattizzazioni, deblattizzazioni e disinfestazioni stagionali, anche se a molte raccomandazioni della ASL non è stata data esecuzione (ad esempio, la pulizia straordinaria dei locali e quella periodica degli archivi interrati, le misure per i dipendenti disabili e così via).
Punti dolenti sono tuttora gli archivi del Tribunale penale e della Corte di appello di viale De Pietro, come pure le undici stanze-cassaforte che custodiscono i corpi di reato (armi, droga, refurtiva e quant’altro).
Nel mirino, tuttavia, anche la generale situazione di vivibilità in molti locali di lavoro, sovraffollati sia come numero di dipendenti sia come quantità di materiali, e dove si registra anche un “sovraffollamento cartaceo” per la presenza sovrabbondante di fascicoli situati ovunque, anche sui pavimenti delle stanze e dei corridoi (con accumulo di polvere e ricettacoli di insetti e parassiti).
Quanto ai piccioni, pericoloso veicolo di infezioni e di parassiti, la loro infestazione è assai diminuita: e non certo a causa dei dissuasori e delle reti di protezione, ma della convenzione stipulata con un falconiere che “libera” i falchi periodicamente all’esterno del Palazzo di giustizia e ne provoca la fuga e, per ragioni istintive,  il diradamento
E’ stato anche segnalato il dissesto di piastrelle della pavimentazione in ceramica: sotto di esse, dagli anni ’90, è incapsulata la precedente pavimentazione in amianto crisotilo cancerogeno, e pertanto le “falle” vanno riparate all’istante, prima che l’usura ne aggravi le proporzioni.
La relazione dovrebbe essere depositata entro qualche settimana; ci riserviamo, all’esito, gli interventi necessari dal nostro punto di vista e di iniziativa.

“La prevenzione sotto il profilo della sicurezza, dell’igiene, della sanità dell’ambiente di lavoro non solo è, per noi sindacato, un dovere sociale e un valore civile – dice il segretario regionale Confsal-Unsa, Giovanni Rizzo – ma è anche un motore di efficienza e di risparmio finale di risorse. Ritardare o persino trascurare gli interventi in materia aggrava le condizioni di lavoro e quindi diminuisce l’efficienza, e produce l’insorgere di infortuni, incidenti, malattie professionali e occasionali. Così, l’incuria e le successive cure e “riparazioni” hanno un costo sociale ed economico assai più alto di quello di una puntuale e tempestiva prevenzione, peraltro prevista dalla legge”.

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